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martedì 11 ottobre 2016

6 novembre - Giubileo dei carcerati - Ilaria Cucchi aderisce alla “Marcia per l'Amnistia, la Giustizia, la Libertà” intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco.



Il 6 novembre ci ritroveremo a Roma per la “Marcia per l'Amnistia, la Giustizia, la Libertà” intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco.

E' una nuova straordinaria mobilitazione, per ribadire la necessità di un’amnistia perché le nostre istituzioni fuoriescano dalla condizione criminale in cui si trovano rispetto alla nostra Costituzione, alla giurisdizione europea, ai diritti umani universalmente riconosciuti e alla coscienza civile del Paese.
In molti, da quando Marco ci ha lasciato, hanno ricordato le sue iniziative, le sue grandi campagne nonviolente, i suoi numerosi digiuni per i carcerati, per le loro famiglie e la comunità penitenziaria, per liberare un sistema giustizia che nega le pur minime garanzie del cittadino e intrappola intere generazioni in processi infiniti e costosi. In particolare, Marco ha costantemente richiamato l’attenzione delle istituzioni su due questioni: il ripristino della legalità nelle carceri, quale riforma strutturale, e la necessità e l’urgenza di una amnistia quale primo passo per affrontare la crisi complessiva della giustizia.
Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, nella Mozione Generale approvata dal 40° Congresso tenutosi a Roma, nel carcere di Rebibbia, il 1, 2 e 3 settembre 2016, ha stabilito "la prosecuzione della battaglia storica di Marco Pannella per l’amnistia e l’indulto quale riforma obbligata per l’immediato rientro dello Stato nella legalità”.
La crisi della giustizia e il protrarsi della non applicazione del dettato costituzionale pongono in grave pericolo l’esistenza dello Stato di diritto, come ci ammonisce da tempo il Consiglio d’Europa attraverso le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo: non dobbiamo mai dimenticare, quanto invece ricordare e denunciare con forza come l’Italia sia costantemente, da almeno trent'anni, condannata per violazione dell’art. 6 della CEDU, riguardante la “ragionevole durata del processo”, diritto umano tutelato anche dalla nostra Costituzione all’articolo 111, secondo comma. E ancora una volta – infine - sentiamo il dovere di sottolineare anche il richiamo – troppo trascurato dagli addetti, dai media e dall'opinione pubblica – all'importanza che avrebbe una riforma della giustizia al fine di garantire al Paese la ripresa in ogni settore dell'economia, affaticata e depressa a causa del malfunzionamento del sistema giudiziario nei suoi aspetti penali come in quelli civili.
Il sentire di Marco lo ritroviamo nelle parole di Papa Francesco, non a caso anch'esse censurate e finora inascoltate. Tra i più importanti eventi dell’Anno Santo, il 6 novembre, si celebrerà a San Pietro il “giubileo dei carcerati”. «Il Giubileo ha sempre costituito – ha detto Papa Francesco il 1° settembre del 2015 – l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto».
Noi ci ritroviamo nelle parole di Papa Francesco anche quando si è pronunciato contro l’ergastolo, definendolo “una pena di morte nascosta” o quando si è espresso contro l’abuso della carcerazione preventiva o dell’isolamento praticato nelle carceri di massima sicurezza. [23 ottobre 2014, Sala dei Papi, incontro con una delegazione di giuristi cattolici].
Oltre al Santo Padre, a favore di un provvedimento di amnistia a più riprese si sono espressi rappresentanti di primo piano della Conferenza Episcopale Italiana, di altre realtà del mondo cattolico e di associazioni laiche che da anni si battono per i diritti degli ultimi.
È urgente ora che le massime istituzioni della Repubblica facciano sentire la propria voce, che il Governo e il Parlamento si attivino per accogliere o respingere le proposte del Partito Radicale o per trovare altre soluzioni in grado di risolvere efficacemente questi problemi, non di rinviarli e aggravarli. È urgente interrompere la cortina di indifferenza e di silenzio in cui si cerca di eludere questi problemi e questo ormai prossimo appuntamento. La disinformazione, la mancanza di conoscenza, e l’assenza di confronto e dibattito paritario non violano solamente i diritti di questa o quella forza politica - e in questo caso al Partito Radicale - ma colpiscono alla radice uno dei fondamenti del corretto funzionamento di ogni democrazia. E’ dunque urgente che la stampa e, in particolare, il servizio pubblico radio televisivo interrompano un comportamento fortemente lesivo dei diritti dei cittadini e consentano finalmente di conoscere e giudicare questa proposta, così come il confronto sulle altre grandi questioni centrali del nostro tempo.

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