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martedì 8 dicembre 2015

In attesa della risposta del Csm le toghe decideranno pure sulla loro pensione

di Tommaso Montesano

Libero, 8 dicembre 2015

Il Consiglio di Stato blocca l'uscita dal lavoro per gli over 70. Restano al loro posto tre giudici della Cassazione. Dalle toghe uno schiaffo a Matteo Renzi. Sono cinque i magistrati che si sono visti accogliere dal Consiglio di Stato, in via cautelare, il ricorso contro il pensionamento anticipato, previsto dalla riforma del 2014 sugli uffici giudiziari. Adesso la norma che abbassa l'età pensionabile delle toghe da 75 a 70 anni è a rischio. Soprattutto se altri magistrati, da qui al 31 dicembre, dovessero seguire l'esempio dei colleghi.
Così nel rapporto tra politica e giustizia il piatto della bilancia, che il governo aveva cercato di portare dalla sua parte agendo sulla leva del pensionamento, pende di nuovo dalla parte dei magistrati, che in nome del "prevedibile disagio organizzativo e funzionale" che, a detta dei giudici amministrativi, si determinerebbe dall'abbandono di molti di loro, tornano padroni del loro destino. Con "sconcerto" del Guardasigilli, Andrea Orlando.

Il Consiglio superiore della magistratura, il cui plenum all'inzio di dicembre aveva deliberato il pensionamento di 84 tra sostituti procuratori e giudici (nella lista ci sono, tra gli altri, Raffaele Guariniello, Ferdinando Pomarici e Marcello Maddalena), è nel panico. Per Giovanni Legnini, vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, c'è il rischio che il "ricambio dei vertici negli uffici giudiziari" finisca nel "caos". Quel caos che lo stesso Legnini aveva ipotizzato appena messo piede al Csm, nel settembre 2014. Troppi, 483 tra uffici direttivi (284) e semi-direttivi (199), i magistrati da sostituire per raggiunti limiti di età (70 anni) a partire dall'1 gennaio 2016.
Così il governo, lo scorso luglio, ci ha messo una pezza, confermando la scadenza del 31 dicembre 2015 come ultimo giorno di lavoro solo per le toghe che entro quel giorno avrebbero compiuto il settantaduesimo anno di età. Per tutti gli altri il termine ultimo per il trattenimento in servizio scadrà il 31 dicembre del prossimo anno. Fatto sta che tra gli 84 magistrati costretti comunque a lasciare la toga all'inizio del 2016, più di qualcuno non intende rassegnarsi alla pensione. Così è partito il ricorso straordinario al presidente della Repubblica, che a sua volta ha girato la pratica, come prescrive la legge, al Consiglio di Stato.
I primi ad agire sono stati tre componenti della sezione tributaria della Corte di Cassazione: Mario Cicala - ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati - Antonio Merone e Antonino De Blasi. Pochi giorni fa dalla seconda sezione consultiva di Palazzo Spada è arrivato il semaforo verde, con tanto di sospensione della delibera del plenum del Csm che stabiliva il pensionamento delle tre toghe.
II ministero della Giustizia e Palazzo dei Marescialli, hanno stabilito i giudici amministrativi, dovranno fornire la documentazione al fine di valutare l'"incidenza" che avrà sulla "funzionalità" degli uffici il pensionamento dei magistrati. Tenendo conto sia "del tempo necessario per la nuova copertura dell'incarico" (in media, ha denunciato lo stesso Legnini, ci vogliono 383 giorni per una nomina), sia del danno "organizzativo e funzionale" che potrebbe derivare all'ufficio dall'avvicendamento. A Cicala, Merone e Di Blasi si sono aggiunti altri due colleghi. L'ultimo è stato Carmine Antonio Esposito, presidente del tribunale di Sorveglianza di Napoli. Anche loro hanno incassato, dal Consiglio di Stato, la sospensione cautelare del loro collocamento a riposo. A via Arenula e al Csm temono che in nome della "legittima aspettativa a rimanere in servizio" riconosciuta da Palazzo Spada ci sia un effetto domino che costringa il ministero e l'organo di autogoverno della magistratura a fare i conti con impugnazioni, ricorsi e controricorsi tali da paralizzare il turn over negli uffici giudiziari. Il ministero della Giustizia pensa di ricorrere in Cassazione, mentre domani il Csm deciderà il da farsi. E sabato si riunirà il comitato direttivo centrale dell'Anm.

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