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giovedì 28 novembre 2013

Due suicidi in carcere.Laura Bottici presenta interrogazione parlamentare

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00747


Atto n. 4-00747

Pubblicato il 7 agosto 2013, nella seduta n. 91

BOTTICI , AIROLA , BULGARELLI , CASTALDI , CATALFO , CIOFFI , GAETTI , MORONESE , MUSSINI , NUGNES , PAGLINI , TAVERNA - Al Ministro della giustizia. -
Premesso che:
il 29 luglio 2013 nelle carceri italiane si sono registrati due suicidi, uno nel carcere di Cremona e l'altro nel carcere di Velletri (Roma);
M.V., 66 anni, si è impiccato nel bagno della sua cella nel carcere di Cremona. Il detenuto è stato soccorso dagli agenti tempestivamente, ma non è riuscito a riprendersi ed è morto in ospedale;

M.V. era recluso nel carcere di Cremona dal giugno 2012 per tentata strage, accusa dovuta al fatto che, il 20 dello stesso mese, dopo essersi barricato in casa per contestare uno sfratto, all'arrivo dell'ufficiale giudiziario aveva fatto esplodere la palazzina dove risiedeva, innescando la bombola di gas;
al momento
dello scoppio, a poca distanza dalla porta della casa dove M.V. si era asserragliato dopo l'arrivo dell'ufficiale giudiziario con la notifica dello sfratto, c'era anche C.M., un amico d'infanzia, accorso per provare a far ragionare M.V., che dichiara: "È disperato, ma non è un criminale. Aveva bisogno di aiuto, ma non l'ha trovato da nessuna parte";
il suo avvocato aveva chiesto, senza alcun esito, il ricovero dell'assistito in una struttura alternativa al carcere. Il detenuto cambiò tre carceri in 13 mesi, quello di Mantova, poi quello di San Vittore ed infine di Cremona, e venne sottoposto a perizia psichiatrica;
risulta agli interroganti che il sindaco di Rodigo, Gianni Chizzoni, avrebbe dichiarato: "Mi dispiace tanto dal punto di vista umano, ma come Comune non potevamo davvero fare di più. È venuto a chiedere aiuto nei nostri uffici, ed era in contatto con i servizi sociali";
G.M., 40 anni, si è ucciso impiccandosi con le lenzuola all'interno della sua cella di isolamento, 8 ore dopo essere arrivato nel carcere di Velletri. Quest'ultimo è il quinto suicidio nelle carceri del Lazio nel 2013;
considerato che:
da gennaio ad oggi i decessi registrati negli istituti del Lazio sono stati 13: 5 suicidi, 3 per malattia e 4 per cause ancora da accertare. Al computo va aggiunta una donna che lavorava come infermiera a Rebibbia;
in base alle statistiche, 9 dei 13 decessi del 2013 si sono registrati a Rebibbia nuovo complesso. Dall'inizio dell'anno a Velletri i decessi registrati sono stati 3: due suicidi ed una morte per malattia;
considerato inoltre che:
nel solo mese di giugno 2013 sono stati 11 i detenuti morti: 4 per suicidio, 3 per malattia e 4 per cause da accertare. Dai dati dell'osservatorio permanente sulle morti in carcere (composto dall'associazione "Il Detenuto Ignoto", dall'associazione "Antigone", dall'associazione "A Buon Diritto", dalla redazione di "Radio Carcere" e dalla redazione di "Ristretti orizzonti") si apprende che dall'inizio dell'anno i detenuti suicidi sono 29 e il totale dei decessi in carcere è pari a 85;
in nessuno di questi casi l'amministrazione penitenziaria ha provveduto a dare la dovuta comunicazione, nonostante sia tenuta a dare informazione sulle morti in carcere, come previsto dalla circolare GDAP-0397498-2011 "Sala Situazioni. Modello Organizzativo e nomina Responsabile", all'articolo 5, comma 6, che recita: «Per garantire una trasparente e corretta informazione dei fenomeni inseriti nell'applicativo degli "eventi critici" le principali notizie d'interesse saranno, inoltre trasmesse al Direttore dell'Ufficio Stampa e Relazioni esterne per le attività di informazione e comunicazione agli organi di stampa e la eventuale diffusione mediante i canali di comunicazione di cui dispone il DAP (rivista istituzionale, newsletter, siti istituzionali)»,
si chiede di sapere:
di quali informazioni disponga il Ministro in indirizzo relativamente ai fatti riferiti;
quali siano le cause che hanno condotto ai due decessi di cui in premessa e se siano state messe in atto tutte le misure preventive, anche di assistenza, previste per i detenuti cosiddetti nuovi giunti;
se non ritenga che l'elevato numero di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;
con quali iniziative di competenza intenda scongiurare i rischi derivanti dal sovraffollamento nelle carceri e migliorare le condizioni di vita dei detenuti;
quali iniziative intenda assumere per ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere;
se non ritenga infine necessario disporre un'inchiesta ministeriale sulle ragioni delle morti in carcere, inclusi i suicidi, e sullo stato di sovraffollamento degli istituti penitenziari.

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