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venerdì 21 dicembre 2012

41-BIS// PROVENZANO IN COMA PROFONDO, MA PER IL DAP E' ANCORA PERICOLOSO


Dichiarazione di Irene Testa e Alessandro Gerardi, rispettivamente segretario dell’associazione Il Detenuto Ignoto e membro del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni.

Le condizioni psichiche e fisiche di Bernardo Provenzano si erano già da tempo irrimediabilmente compromesse, adesso il detenuto è addirittura in coma, sottoposto a tracheotomia, impossibilitato a respirare e giace immobile in un letto d’ospedale, eppure continua ad essere sottoposto al 41bis ossia ad un regime carcerario la cui concreta attuazione è una offesa alla Costituzione e ai principi più elementari di umanità e dignità che dovrebbero regolare ogni tipo di detenzione carceraria in uno stato democratico. Quali collegamenti con l’esterno si vogliono impedire ad un detenuto in coma? Il Ministro Severino e il DAP ci dicano che senso ha continuare ad isolare una persona che non risponde più agli stimoli esterni. La verità è che le condizioni di salute in cui versa Provenzano rendono impossibile immaginare una qualche forma di continuità del detenuto con l’attività associativa, il che vuol dire che in questo caso l’applicazione del 41-bis sta svolgendo soprattutto una “funzione di bandiera”: mantenere il carcere duro nei confronti di una persona in coma, infatti, ha come solo e unico scopo quello di marcare l’assoluta inaccettabilità del crimine per il quale si è stati condannati. Il sostanziale unanimismo delle forze politiche e parlamentari – con le solite coraggiose eccezioni dei radicali, di Marco Pannella e di Rita Bernardini – in difesa dell’ incivile istituto del 41-bis, frutto di conformismo e pavidità intellettuale prima ancora che di radicata convinzione, rende ancora più necessario ed urgente un forte rilancio della iniziativa politica su questo tema. Come radicali non siamo contrari ad un controllo efficiente del “circuito criminale”, bensì ad una forma di repressione/induzione (al pentimento, è ovvio) che da tempo – e col tempo – ha superato il confine della sofferenza ragionevolmente imponibile per sfociare nella vera e propria tortura, come dimostra il trattamento riservato a Bernardo Provenzano. Con buona pace dei professionisti della repressione, possiamo tranquillamente dire che oggi il carcere duro è sempre più “mafiogeno”, rappresentando – agli occhi di quella popolazione che dovrebbe essere recuperata – la più evidente dimostrazione dell’ingiustizia di Stato.




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