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giovedì 2 agosto 2012

Carceri/Consiglio Regionale della Lombardia approva mozione sollecitata dal Radicale Lucio Bertè

Grazie al Radicale Lucio Bertè il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una importante mozione sulla questione carceraria. Di seguito il testo della Mozione: Il Consiglio regionale della Lombardia RICHIAMANDO - l'ODG 690 abbinato al PDL 169, approvato nella seduta del 9 luglio 2012, che impegna la Giunta a reperire risorse aggiuntive per gli Istituti di prevenzione e pena dislocati in Lombardia, riconoscendo un effettivo stato di emergenza relativa alle carceri anche sul nostro territorio; - in particolare le premesse, le considerazioni e le valutazioni sulle condizioni di vita e di lavoro rilevate nei sopralluoghi e attraverso i colloqui – effettuati in particolare nelle Case Circondariali di S. Vittore a Milano e di Canton Mombello a Brescia - dalla Commissione speciale del Consiglio sulla situazione nelle carceri lombarde, anche attraverso le audizioni svolte con gli operatori e i responsabili degli Enti coinvolti a vario titolo nella gestione delle attività connesse alla funzione penitenziaria; PRESO ATTO - che oltre 23 mila persone detenute nelle carceri italiane, hanno dato vita dal 18 al 21 luglio 2012 ad una delle più grandi manifestazioni nonviolente mai avvenute in Italia all'interno degli Istituti di prevenzione e pena per chiedere un provvedimento di amnistia ed indulto come condizione preliminare per l'avvio di incisive misure di riforma della Giustizia, tanto sul versante penale quanto su quello civile, inderogabili per fronteggiare le pesanti ricadute in termini di denegata giustizia e di intollerabile sovraffollamento carcerario; - che in Lombardia hanno partecipato a questa azione nonviolenta almeno 3200 persone detenute, e in particolare oltre 600 a S.Vittore e oltre 300 a Canton Mombello; - che la richiesta di amnistia con le stesse motivazioni è stata inviata al Presidente della Repubblica da oltre 100 docenti universitari in materie giuridiche, costituzionalisti e penalisti, perchè il Presidente invii un Messaggio alle Camere affinchè decidano in merito al complesso dei problemi e alle soluzioni possibili, anche per recuperare alnostro Paese quell'1% del PIL calcolato come perdita economica dovuta al malfunzionamento della giustizia civile; APPREZZANDO - come segno di maturazione morale che da parte delle persone detenute nelle carceri lombarde, nonostante le terribili condizioni di vita, sia prevalsa nettamente la scelta delle pratiche nonviolente nella comunicazione delle proprie legittime rivendicazioni; - come segno di maturazione civile che nelle rivendicazioni avanzate attraverso i documenti scritti siano prevalse le sottolineature delle cause politico-giudiziarie e del ritardo della riforma della giustizia penale e civile, come causa a monte e matrice delle ricadute critiche sulle strutture penitenziarie e sulle condizioni di vita delle comunità che in esse a diverso titolo abitano e lavorano, tentando di attuare il dettato costituzionale; INVITA I PRESIDENTI DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO REGIONALE 1) a trasmettere ai Presidenti della Camera e del Senato i documenti redatti dai comitati dei detenuti in occasione delle loro mobilitazioni nonviolente e acquisiti dalla Commissione speciale sulla situazione carceraria in Lombardia, affinchè ne siano edotti tutti i membri del Parlamento, titolari per le valutazioni e le decisioni rispetto alle soluzioni prospettate nei documenti, di esclusiva competenza parlamentare; 2) ad inviare il presente Atto al Presidente della Repubblica con la raccomandazione del Consiglio regionale della Lombardia affinchè il Presidente stesso invii un solenne Messaggio alle Camere esortandole a dibattere e a decidere soluzioni efficaci sui temi della Giustizia penale e civile, e quindi sul tema delle carceri e della funzione costituzionale delle pene, in risposta alla "prepotente urgenza" denunciata dallo stesso Presidente della Repubblica il 28 luglio del 2011, come prioritario interesse civile ed economico dell'Italia, per ricondurre lo Stato italiano entro i binari della legalità stabilita dalle Convenzioni internazionali, dai richiami del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa e dalle sentenze della Corte di Strasburgo.

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