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venerdì 27 luglio 2012

Napolitano: non ci sono le condizioni per amnistia e indulto, manca "un ampio accordo politico"



Lo scrive il Presidente della Repubblica nella risposta alla lettera del prof. Pugiotto e sottoscritta da 120 Accademici.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, torna a parlare dei problemi delle carceri. Lo fa rispondendo, ufficialmente e per iscritto, alla lettera-aperta redatta dal Prof. Andrea Pugiotto (Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara) e sottoscritta da altri 120 Accademici, cui si sono aggiunti molti Garanti dei diritti dei detenuti e Operatori nel mondo penitenziario. Inoltrato il 3 luglio scorso al Quirinale, il documento dei giuristi (titolato "Una questione di prepotente urgenza... sempre più prepotentemente urgente", faceva proprie le parole di denuncia espresse in argomento dal Capo dello Stato il 28 luglio 2011, in occasione del Convegno per la riforma della giustizia promosso dal Partito Radicale. Le accompagnava con preoccupate argomentazioni giuridiche ed eloquenti dati numerici e giurisdizionali. Rivolgeva infine al Presidente della Repubblica una richiesta: l’invio alle Camere di un suo messaggio – ai sensi dell’art. 87, 2° comma, Cost. - affinché il Parlamento sia chiamato ad affrontare i due correlati problemi della giustizia e del sovraffollamento carcerario, anche attraverso il ricorso a strumenti previsti in Costituzione (l’amnistia e l’indulto) capaci di interrompere, subito, una persistente situazione di illegalità costituzionale.




La risposta del Presidente della Repubblica

Roma, 25 luglio 2012

Gentile Professor Pugiotto, seguo da sempre con attenzione e preoccupazione il tema della efficienza della giustizia e quello del suo drammatico punto di ricaduta, la realtà carceraria.
Di questo ho spesso denunciato la insostenibilità raccomandando l'adozione di provvedimenti che realizzino un sistema rispettoso del dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e sui diritti e la dignità della persona.
Ho già detto in altre occasioni che non escludo pregiudizialmente neppure l'adozione dei provvedimenti clemenziali dell'amnistia e dell'indulto. Essi richiedono però, come prescrive l'articolo 79 della Costituzione, un ampio accordo politico di cui attualmente non ravviso le condizioni e la cui assenza consiglia il pronto ricorso ad altri tipi di intervento in grado di alleggerire la pesante e penosa situazione penitenziaria, fonte - anche - di discredito per il paese. Una situazione che, stando agli ultimi dati resi pubblici, sembra però registrare una inversione di tendenza conseguente alle misure normative adottate all'inizio dell'anno, all'apertura di nuovi padiglioni, alla scelta di realizzare innovative misure gestionali, come quella del "carcere leggero" per detenuti a "basso indice di pericolosità".
Malgrado ciò, il divario tra la capienza degli istituti e il numero dei detenuti resta tuttora molto elevato e impone di procedere rapidamente all'approvazione dei disegni di legge in materia di depenalizzazione e "decarcerizzazione" già all'esame del Parlamento: disegni di legge che potrebbero essere arricchiti da disposizioni che favoriscano l'accesso ai benefici penitenziari di persone condannate per reati che non destano particolare allarme sociale.
A seguito della sua richiesta di incontro e dell'annuncio di una lettera-aperta sottoscritta anche da altri 100 docenti universitari e dai garanti dei diritti dei detenuti, (che ho già ricevuto lo scorso 27 aprile), ho comunque interessato il Ministero della Giustizia perché mi fornisca un quadro aggiornato della situazione carceraria. Non mancherò di darle notizia dell'esito della richiesta, così come mi auguro che non mancherà, dopo la pausa agostana, la possibilità di incontrare lei e una delegazione rappresentativa dei sottoscrittori della lettera-aperta.
Nelll'esprirnerle vivo apprezzamento per la sensibilità e la passione civile con le quali segue cosi complesse questioni, la saluto con ogni cordialità.

Giorgio Napolitano

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