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mercoledì 13 giugno 2012

Giustizia: Comitato Stop Opg; no a mini strutture manicomiali e a riforma Legge 180




CondividiRedattore Sociale, 12 giugno 2012

Il Comitato si è riunito questa mattina. Espressa preoccupazione per i ritardi nella chiusura degli opg e per il rischio che, con la chiusura degli ospedali psichiatrici, si creino Mini-Opg in tutte le regioni.
Preoccupazione per i ritardi nella chiusura degli Opg, ma anche per l’attacco alla legge Basaglia con l’approvazione in Commissione Affari sociali del testo presentato da Pdl e Lega e definito “anti 180”. E poi: i tagli al servizio sanitario e al Welfare, che “indeboliscono e precarizzano i servizi territoriali” e il rischio che si creino mini opg in tutte le regioni. Su questi temi si è riunito questa mattina a Roma il comitato “Stop Opg”.
“Abbiamo convocato quest’assemblea a pochi mesi dalla data di chiusura degli Opg perché intendiamo seguire da vicino il percorso della legge e siamo preoccupati per i ritardi e per il rischio che queste strutture vengano superate creando dei mini Opg - sottolinea Stefano Cecconi di “Stop Opg” - Stiamo insistendo con le regioni e il governo perché vengano ripartiti i 38 milioni di euro per il 2012, e 55 milioni dal 2013, stanziati con la legge 9/2012 che potrebbero contribuire, se assegnati subito, a realizzare una reale presa in carico e percorsi alternativi”.
Il comitato insiste perché le pene detentive dei detenuti negli Opg vengano svolte in forma alternativa: percorsi di questo genere sono stati già sperimentati in alcune regioni come il Friuli Venezia Giulia, l’Abruzzo e la Sicilia. Quello che si teme, invece, è che si torni a strutture simili agli ospedali psichiatrici giudiziari che cambierebbero solo nelle dimensioni.
“Il problema è tutto è ancora concentrato sulle strutture anziché sulla presa in carico - continua Cecconi - per questo temiamo che si creino di nuovo dei mini Opg”.
Attualmente sul territorio nazionale sono circa 1.400 le persone che stanno scontando una pena all’interno degli Opg. “Sul processo di deistituzionalizzazione degli Opg non si stanno rispettando le scadenze e soprattutto si sta cercando di sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari con strutture solamente più decorose - aggiunge Margherita Miotto, deputata del Pd e prima firmataria dell’Odg 9/4909/31 sugli Opg approvato alla Camera. L’ordine del giorno che ho presentato prevede che i fondi per la chiusura siano indirizzati a progetti individuali.
Ci sono invece tentativi di reistituzionalizzare attraverso dei “diversamente manicomi”. In questo senso - conclude - le associazioni e i comitati sono delle importanti sentinelle che non vogliono tornare indietro di quarant’anni”. Regioni non sono pronte e non applicano legge (Ansa)Le Regioni “non sono pronte” e non stanno applicando la legge per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari. E si corre il rischio che si punti solo sulla creazione delle nuove strutture, dei Mini-Opg che potrebbero anche tradursi in sostanza in nuovi manicomi, invece di studiare, come peraltro più volte evidenziato anche dalla Corte Costituzionale, percorsi alternativi alla detenzione. È l’allarme lanciato dal comitato Stop Opg, in un convegno oggi a Roma nel quale è stato annunciato, per voce di Stefano Cecconi, che ci sarà da parte del comitato stesso un monitoraggio costante del percorso di attuazione della legge con iniziative cadenzate a sei, tre e un mese dalla scadenza posta dalla legge a marzo 2013.
Senza misure alternative alla pena detentiva si destinano le persone a una carriera certa di malattia mentale, aggiunge Cecconi, sottolineando che il comitato insisterà a tutti i livelli perché vengano subito ripartiti i 38 milioni di euro previsti da destinare ai budget di salute e ai percorsi individuali di cura e riabilitazione in base al bisognò. Ci sarebbero, insomma, ‘allo stato, circa 40mila euro a persona, considerando gli attuali internati negli Opg, che le Regioni stentano a utilizzare.
Le scadenze in effetti, afferma anche Margherita Miotto, capogruppo Pd in commissione affari sociali, non si stanno rispettando e si stanno semplicemente sostituendo gli Opg con internamenti in strutture un po’ più decorose. Senza contare l’altro allarme, destato dal testo unificato sull’assistenza psichiatrica approvato dalla commissione, con il quale di fatto si esprime un tentativo di tornare indietro di 40 anni: si cambia il nome e si parla di trattamento sanitario necessario, ma di fatto si torna ai manicomi.
È vero, aggiunge Cecconi, che con ogni probabilità il testo si arenerà nelle secche del dibattito parlamentare, ma serve tenere altissima la guardia. Anche perché, sottolinea Peppe Dell’Acqua, la verità è che stiamo assistendo a un vero scempio dei Dipartimenti di salute mentale. Bisogna avere il coraggio di dire anche che le psichiatrie che si sono diffuse sul territorio sono inaffidabili, producono trattamenti riduttivi e semplificati, che non solo negli Opg ma in 9 strutture di diagnosi e cura su 10 la gente viene legata al letto e poi viene dimessa per finire in pronto soccorso e in rianimazione perché sopraffatti da farmaci e contenzione.

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