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venerdì 1 giugno 2012

Carceri: Canton Mombello "è peggio di una porcilaia"


Brescia, 1 giugno 2012 - Le condizioni di vita all'interno del carcere di Canton Mombello, nel cuore della città a due passi da piazzale Arnaldo, il luogo dove i giovani bresciani amano trascorrere i loro happy-hour, sono drammatiche. Lo dicono i rapporti che lo indicano come uno dei peggiori carceri del Paese. Eppure, nonostante questo , ben poco è stato fatto e per chi vive lì dentro la situazione è quella di una bolgia infernale.«Peggio dei maiali - racconta Sandro che a Canton Mombello ha scontato la sua pena - . Basti pensare infatti che loro all'interno di una porcilaia hanno diritto a 2,5 mq di spazio. A Canton Mombello, quando va bene, la superficie calpestabile a disposizione dei detenuti all'interno della cella raggiunge a malapena il metro quadro». Una situazione che conoscono bene anche i familiari di chi, avendo commesso un reato, è costretto a vivere 22 ore al giorno in uno spazio dove in certi casi convivono fino a 17-18 persone. «Le docce in comune sono allucinanti - racconta Elena che ha un parente in carcere, in attesa di giudizio da più di un anno - e all'interno della struttura ci sono casi di scabbia, epatite e tubercolosi in costante aumento. Chi ha sbagliato è giusto che paghi ma non si può togliere ai detenuti la loro dignità di essere umani».Per i rappresentanti del Comitato per la chiusura del carcere di Canton Mombello si tratta di una palese violazione dei diritti umani. «Non siamo noi a dirlo - precisa Luigino Beltrami del Comitato - ma la Corte Europea dei diritti dell'uomo , che definisce tortura la condizione del detenuto che ha meno di 7 metri quadri a disposizione». Il grosso problema di Canton Mombello è infatti il sovraffollamento. «La "capienza" massima è di 200 detenuti - ricorda lo stesso Beltrami - ma si arriva spesso a toccare i 600 detenuti presenti. Una situazione che però troppo spesso si tende a dimenticare».Per questo un gruppo di detenuti è pronto ad iniziare lo sciopero della fame da lunedì. «Useremo i nostri corpi come arma per scuotere le coscienze» hanno scritto in una lettera. I familiari dei detenuti vogliono poi sfatare quello che appare come un luogo comune. «In carcere i detenuti non sono mantenuti - spiega ancora Elena - ma siamo noi famiglie a portargli l'acqua e la carta igienica. Se poi il cibo che proviamo a fargli avere non supera i controlli, siamo costretti a lasciargli i soldi per acquistare i generi all'interno del carcere, dove i prezzi sono alti al contrario della qualitàAll'interno non si fa rieducazione. Piuttosto che continuare ad affollare le carceri , servono soluzioni alternative alla detenzione».Per questi motivi, il Comitato per la chiusura del carcere di Canton Mombello ha indetto per domani un presidio davanti al carcere. «Abbiamo ottenuto la possibilità di incontrare la direttrice - hanno spiegato nel corso di un incontro con la stampa - . Vogliamo denunciare la situazione e chiedere l'immediata chiusura». (Il Giorno)

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