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venerdì 11 maggio 2012

Pavia: detenuto 28enne muore di tumore; la famiglia accusa “in carcere non l’hanno curato”


La Provincia di Pavia, 13 maggio 2012

Dani Renati, detenuto al carcere di Torre del Gallo a Pavia per un cumulo di reati, dal furto di bicicletta al borseggio è morto di tumore a 28 anni, al San Matteo era arrivato all’inizio di aprile. E poi era tornato in carcere, prima di essere ricoverato di nuovo il 16.
I genitori, Elsa e Antonio chiedono giustizia: “In carcere non l’hanno curato”, sostengono. Stanno cercando un avvocato, vogliono fare denuncia: “Vogliamo capire come sia possibile che nessuno si sia accorto della malattia prima di aprile”, spiegano al campo nomadi di via Bramante.
Da Torre del Gallo dicono di aver fatto tutto il possibile, di aver caldeggiato il ricovero al San Matteo più volte. Ma al policlinico sono tranquilli: “Sono stati fatti subito tutti gli accertamenti ma è arrivato all’ospedale con metastasi in tutto il corpo e senza diagnosi. L’unica possibilità era la chemioterapia, non risolutiva. Dal 2009 fino al ricovero non risultano altri contatti con l’ospedale”. La famiglia di Dani ha ringraziato il San Matteo per la vicinanza di medici e infermieri. E le cornee del ragazzo sono state donate alla banca degli organi dell’ospedale pavese.
Cosa è accaduto in carcere? Dani, detto Tito, è morto il 7 maggio in ospedale. Era in carcere da 22 mesi, il 25 aprile è stato scarcerato perché malato terminale per decisione del magistrato di sorveglianza e della Corte d’appello, come ha ricordato ieri il direttore di Torre del Gallo, Jolanda Vitale. I genitori sostengono che da quattro mesi avesse dolori lancinanti, solo sedati con antidolorifici. In realtà aveva diversi problemi di salute, era in cura dagli infettivologi di Torre del Gallo per problemi al fegato e altre patologie. Risulta che ad agosto 2011 i sanitari della casa circondariale avessero chiesto una biopsia del fegato. A marzo, secondo quanto risulta dagli stessi, era stato inviato in pronto soccorso per violenti dolori lombari e dimesso immediatamente con antidolorifici. All’inizio di aprile compare l’ittero. Il dirigente sanitario di Torre del Gallo Roberto Marino, psichiatra dell’Asl chiede il ricovero. Al San Matteo l’unico posto letto per carcerati è in chirurgia. Dani resta piantonato in ospedale per 10 giorni. Il 13 aprile è dimesso.
Il policlinico. Al San Matteo Dani arriva il 3 aprile, “per una caduta -spiegano dalla fondazione - con forti dolori. È stato visitato da neurologi, internisti, oncologi, ematologi già al primo ricovero. È stato dimesso il 13 aprile, con una lettera per il direttore sanitario del carcere in cui si consigliava di farlo ricoverare nel reparto di medicina penitenziaria a Milano. L’invito è stato ignorato, l’hanno rinviato da noi il 16”. Dani sta male, non cammina. All’ospedale San Paolo di Milano, riferiscono dal carcere, dicono che per i pazienti ematologici anche detenuti si rivolgono al San Matteo, struttura d’eccellenza. Che però non ha un reparto di medicina penitenziaria, e in cui ospitare un detenuto significa distaccare agenti carcerari di Torre del Gallo. Già sotto organico.
Ricoverare i detenuti. Roberto Marin, il direttore sanitario di Torre del Gallo assicura: “In carcere sono stati fatti tutti gli accertamenti possibili. Quando ha manifestato dolori, sono state fatte analisi che hanno dato esito negativo. Ha continuato a peggiorare, è stato fatto ricoverare al San Matteo. Inizialmente anche lì pensavano non ci fossero particolari patologie. Non era facile capire la gravità della malattia, ma i sanitari del carcere sono stati acuti nell’insistere sul ricovero, caldeggiato fortemente da loro: il magistrato di sorveglianza è stato da me informato sulla situazione. Avevamo chiesto due volte il ricovero ma il ragazzo era stato mandato indietro”.
È la prassi? “Accade più spesso di quello che noi vorremmo - risponde Marino. Ci sono diversi casi clinici in cui noi lo chiediamo ma i medici dell’ospedale non lo ritengono necessario. Così li rinviamo più volte finché non viene deciso di ricoverarli: cerchiamo di dare standard sanitari elevati anche in carcere, facciamo screening diagnostici approfonditi perché i detenuti sono soggetti delicati, esposti a patologie, con diritti limitati. Ma c’è carenza oggettiva di informazioni per la famiglia, ne comprendo l’angoscia, il dubbio che non sia stato fatto quello che occorreva. Ben venga la denuncia, servirà ai familiari a capire com’è andata”.
Riccardo Canevari, segretario dei Radicali pavesi, commenta: “Sarà bene chiarire perché il giovane era stato dimesso e perché il direttore sanitario del carcere ha rifiutato l’ipotesi del ricovero a Milano. Da qualche mese non facciamo visite in carcere perché non ci sono parlamentari disponibili ad accompagnarci, ma dall’ultima rilevazione sembra che a Pavia il trattamento sanitario in carcere sia accettabile per gli standard carcerari italiani. Ma quella dei ricoveri è effettivamente una difficoltà causata, in parte, anche dalle difficoltà che comporta per gli agenti di polizia penitenziaria”.

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