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martedì 8 maggio 2012

Lettera di una ex detenuta: " Vi racconto la strage dei bambini detenuti a Bellizzi Irpino"


Nel Carcere Femminile di Bellizzi Irpino la sveglia al mattino e’ data dai  pianti dei bambini che vivono chiusi nelle celle con le loro mamme. I pianti al mattino prestissimo si sostituiscono al grande silenzio di tutte le ore del giorno e della notte  ed echeggiano nei corridoi, si mischiano tra di loro fino a diventare un solo pianto di angoscia che entra  in tutte le celle. Chi si sveglia con quei pianti  sa che c’e’ stato qualcuno che e’ stato capace di condannare al carcere l’innocenza vera e propria e condannato cosi’ una madre ad una ancor piu’ angosciante pena.
I bambini in carcere vivono le condizioni generali del carcere  riservate alle detenute, quindi,  orari stabiliti dall’organizzazione carceraria e limitazioni negli orari di uscita per i passeggi.
I primi anni di vita di un bambino sono gli anni della scoperta , dello sviluppo della personalita’ e dell”apprendimento. Queste piccole vittime sono bambini che porteranno per sempre il segno della detenzione nel loro ricordo perche’ il carcere e’ un posto che nessun bambino mai puo’ meritare.
In un carcere non c’e’ niente che puo’ fare bene ad un bambino ,  c’e’ sempre qualcosa, invece, che puo’ ferire la sua sensibilita’. Questi bambini sono in continuo contatto con una  realta’ deprimente e vista la  lor tenera eta’  tutto quanto vedono e sentono sara’ elaborato comunque dal loro cervello e si calcifichera’ nei loro ricordi’.  I bambini di Bellizzi si svegliano in una cella angusta e la  cella  e’ un posto dove anche l’essenziale non c’e’. L’igiene e’ scarsa,  le strutture igieniche sono fatiscenti, gli spazi aperti sono sporchi e fatti di solo cemento e ferro.  Gli spazi adibiti ai passeggi sono infestati di pidocchi della ruggine e i bambini non hanno dove sedersi ne’ hanno con loro un giocattolo, una palla .  I bambini che vivono nel carcere di Bellizzi non vedono mai un filo d’erba, mai un fiore, mai la luna,  mai una stella , bensi’  solo muri sbarre e cancelli. Come allo  zoo . Un bambino detenuto non riuscira’ mai a capire perche’ deve stare chiuso in gabbia come allo zoo  e perche’ quelli che hanno le chiavi lo tengono  chiuso dentro .
Sono bambini che coinvivono col dolore fisico e psichico delle detenute,  donne  in forte stato depressivo, quasi tutte in terapia antidepressiva e ansiolitica. E’  un carcere con medico presente  24 ore  su 24 e quindi al carcere di Bellizzi sono destinate molte  detenute  in terapia medica fisioterapica e psicologica.
Sono quasi tutti bambini poveri   la cui vita ha gia’ negato  un giocattolo e ai qualli il carcere toglie le emozioni,   perche’ non c’e’ nessun momento bello in carcere.  Molti di questi bambini dividono lo spazio della cella con altre detenute  oltre che con la  loro mamma e le celle  sono  molto piccole ,   limitano la liberta’ di movimento e la creativita’ dei bambini e’ prigioniera con loro. Sono bambini la cui salute e’ minata dall’ ‘esposizione continua  al fumo passivo. Il tempo in carcere e’ scandito come da una clessidra dalla durata di una sigaretta fumata ..il tempo di fumare una sigaretta…… l’angoscia prevale sulla ragione e sul  sentimento e una sigaretta che finisce e’ un’altro poco di tempo che e’ passato e la voglia di far passare il tempo in carcere e’ tantissima cosi ‘che fumare e’ un rito alla quale nessuna detenuta sa  sottrarsi , nemmeno in presenza dei bambini.  Una detenuta riesce a fumare anche tre pacchetti di sigarette al giorno …e cosi’ anche i bambini fumano.
Quando si sta in cella si guarda in alto sulla porta della cella dove su una mensola un piccolisimo televisore rappresenta l’unica finestra sul mondo e cosi’ anche per un bambino di Bellizzi il mondo e’ chiuso in una scatola e se lo vuole  vedere deve alzare gli occhi. Lo spazio adibito  a loro e’ un’aula che ricorda quella di  una scuola dell’infanzia ma anche quella ha le sbarre ed e’ piuttosto buia….e con tutti gli sforzi che si possono fare e’ sempre un’aula di un carcere e i bambini non ci vanno volentieri.
I giorni in carcere sono tutti uguali , anche quelli dei bambini che passano gran parte del giorno  attaccati  con le manine alle sbarre del cancello della cella in attesa che qualcuno apra il cancello per poter uscire. Alle agenti della Penitenziaria che passano per il controllo i bambini chiedono sempre ogni volta: – Perche’ non apri? Voglio uscire!
All’imbrunire cala un sipario di tristezza nel cuore di tutte le detenute , la notte e’ lunga  …e i bambini lo sanno lo sentono lo vivono .
Una madre in carcere col proprio figlio e’ la massima espressione del fallimento della societa’ civile.
Non so se nel medioevo avrebbero mai detenuto un bambino di soli due o tre anni.
Chi  si batte per i diritti umani e quelli dell’infanzia sa della strage di innocenti che si consuma nelle nostre carceri?
Una ex detenuta ( Dedicata a Davide due anni detenuto nel Carcere di Bellizzi Irpino)

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