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martedì 1 maggio 2012

Giustizia: bloccata la proposta legge sul lavoro in carcere, detenuti sempre più "disoccupati"

di Donatella Stasio Il Sole 24 Ore, 29 aprile 2012 “Il carcere dovrebbe essere il tempio della legalità ma continua ad essere, nonostante gli sforzi recenti, il luogo in cui si consuma la più grave delle illegalità, quella costituzionale. Al punto che chi lo dirige, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino, pronuncia parole quasi di resa: “Condizioni di urgenza, come il sovraffollamento nelle carceri, possono richiedere soluzioni d’urgenza, come fu per il 41 bis contro la criminalità organizzata”. Quel che è certo è che la crisi economica sta rendendo ancora più drammatica - e fuorilegge - la situazione carceraria. Basti pensare al lavoro: un diritto dei detenuti (non un privilegio né tanto meno un premio), un obbligo per lo Stato; eppure il lavoro sta scomparendo. I “lavoranti” sono appena il 20% (13.961 su 66.897); gli altri stanno “in ozio”, come si dice in gergo. Ma anche per chi lavora sono tempi durissimi: i drastici tagli di spesa non consentono di pagare “la mercede” a chi lavora alle dipendenze del carcere l’83%), come “scopino”, “spesino”, “porta vitto”, “tabelliere” (le buste paga da 30 euro stanno diventando la norma) né di sostenere le imprese o le cooperative che assumono detenuti (2.261, solo il 16%). La commissione Bilancio della Camera ha bloccato, per mancanza di copertura finanziaria, la proposta di legge che puntava al reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro attraverso sgravi fiscali alle imprese. Molti, quindi, perderanno il lavoro, cioè il principale incentivo a un concreto reinserimento sociale. I numeri del disastro - ormai non è più un’emergenza - si possono leggere nell’ultimo Rapporto sul carcere di Antigone, Associazione da sempre in prima linea. Li c’è anche il primo bilancio del decreto-Severino sul sovraffollamento, quello che secondo la Lega e l’Idv sarebbe stato un indulto mascherato, un pericolo perla sicurezza degli italiani, perché avrebbe rimesso in libertà pericolosi delinquenti. Ebbene, dopo tre mesi e mezzo di vita, la cosiddetta “svuota carceri” ha svuotato poco e niente visto che i detenuti passati dal carcere ai domiciliari sono stati solo 312, non le migliaia che qualcuno paventava, o sperava (a seconda dei punti di vista). È andata un po’ meglio sul fronte degli ingressi, poiché con le nuove norme c’è stata una riduzione di 3mila detenuti che avrebbero scontato una pena breve o brevissima (da 19.212 a 16.663), anche se la tendenza alla riduzione era già in corso. Ben più significativo, su questo fronte, l’apporto dell’Europa con la sentenza della Corte di Giustizia dell’anno scorso: i giudici di Lussemburgo hanno di fatto spazzato via la norma della Bossi-Fini sull’arresto degli extracomunitari non in regola con i documenti, che disobbedivano all’ordine di allontanamento del Questore. E così, rispetto ai 24.954 stranieri detenuti alla fine del 2011, a marzo di quest’anno se ne contavano 24.123, cioè 831 in meno, quasi l’equivalente della decrescita dell’intera popolazione carceraria registrata nell’ultimo anno. Il sovraffollamento aggrava la violazione dei diritti che si consuma in carcere. Secondo i dati ufficiali, i posti regolamentari sarebbero 45.743 (in realtà meno, poiché molti reparti sono chiusi per manutenzione e si usano spazi comuni come celle), quindi 20.952 meno di quelli richiesti dalle presenze (66.695). Il 40,4% dei detenuti (2 su 5) è in custodia cautelare; il 36,2% sono stranieri. In teoria, il tasso di affollamento è del 145% e già questo ci colloca al vertice della lista nera dei Paesi europei. Certo, gli Stati Uniti stanno peggio poiché detengono il poco invidiabile record del 25% della popolazione carceraria del pianeta, con i loro 2,4 milioni di detenuti, nonostante negli ultimi 20 anni il tasso di criminalità sia diminuito di oltre il 40%. Miracoli della “tolleranza zero”! La Corte suprema americana ha definito il sovraffollamento dei penitenziari della California una “punizione crudele e insolita” ordinando allo Stato, l’anno scorso, di tagliare di 30mila detenuti la popolazione carceraria. E chissà se Tamburino, parlando di “soluzioni d’urgenza”, non pensi ad un epilogo analogo a quello.

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