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venerdì 11 maggio 2012

Detenuto muore per sciopero della fame la procura di Lecce apre un'inchiesta


Era stato rinchiuso in carcere per reati contro il patrimonio ma lui si era sempre dichiarato innocente e 50 giorni fa, per protesta, aveva cominciato lo sciopero della fame: è morto a 38 anni nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dopo che le sue condizioni di salute erano peggiorate a causa della ferrea decisione di non toccare cibo. Ora la procura ha aperto un'inchiesta ed un medico legale è stato incaricato di accertare le cause della morte. 

Popo Virgil Cristria, di 38 anni, di Bucarest, era giunto, da Benevento, nel carcere di Lecce alla fine dello scorso anno perché doveva scontare pene definitive che gli erano state inflitte per reati contro il patrimonio e la persona. Alla fine di marzo aveva deciso di iniziare lo sciopero della fame perché voleva richiamare l'attenzione delle autorità sulla sua situazione. L'uomo non ha più toccato cibo, chiedendo la sospensione della pena, che non gli è stata concessa. Le sue condizioni di salute sono via via peggiorate fino alla morte. Il magistrato di turno, il sostituto procuratore Carmen Ruggiero, ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e della documentazione sanitaria che si trova in carcere.

"Ha preso l'ago della flebo che gli era stata somministrata per tentare di dargli un po' di forze e se lo è strappato dal braccio": è l'ultimo episodio, che risale a qualche giorno fa, avvenuto nel carcere di Lecce che ricorda Sandro Rima, dirigente sanitario della casa circondariale del capoluogo salentino  parlando di Pop Virgil Cristria. 
"Rifiutava il cibo in maniera categorica, voleva parlare con il magistrato - racconta il medico - 'Il magistrato, diceva, mi deve ascoltare e lui mi deve liberare', questa era la frase che ripeteva sempre". 

"Ogni giorno - aggiunge Rima - veniva visitato da un medico, da uno psicologo e da uno psichiatra. Abbiamo tentato tutti di dissuaderlo, ma inutilmente. E l'ultima volta si è anche sfilato l'ago della flebo. Era intenzionato a continuare nella sua protesta fino in fondo". Il 38enne era nel carcere di Lecce da circa un anno per reati contro il patrimonio e la persona: una cinquantina di giorni fa aveva deciso di non toccare più il cibo perché voleva essere liberato: "sono innocente", continuava a ripetere. Qualche giorno fa i medici del carcere hanno rilevato la necessità di un trasferimento del detenuto in ospedale, dove poi è morto. (La Repubblica Bari.it)

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