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lunedì 2 aprile 2012

Morti in carcere, si allunga l'elenco Un altro decesso a Rebibbia


Sarà l'autopsia a spiegare le cause che hanno portato alla morte del giovane detenuto nella sezione psichiatrica del penitenziario. A renderlo noto oggi l'avvocato Filippo Pegorari, garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale. E' il quinto decesso in un penitenziario in poco più di un mese

PRECEDENTI/1 Rebibbia: muore un altro detenuto
PRECEDENTI Regina Coeli, il garante: ”Morto detenuto, il terzo in un mese”
IL CASO Medici a processo per omicidio colposo
L'ANTEFATTO Citato il Ministero della giustizia
IL GARANTE Un'altra morte in carcere, Marroni: "Chiudere Regina Coeli"

IL FILM I fratelli Taviani trionfano a Berlino con i detenuti di Rebibbia
LA RECENSIONE Il carcere svelato con Shakespeare

“Un nuovo decesso si è verificato questa notte nella Sezione psichiatrica della Casa di Reclusione di Rebibbia, un fatto gravissimo che pone alla nostra attenzione lo stato in cui versano le Carceri e la qualità della vita dei detenuti (in particolare di quelli affetti da problemi psichiatrici) costretti a vivere in ambienti angusti, sovraffollati, con scarse possibilità di socialità e di contatti con la realtà esterna per crearsi un nuovo futuro”. Lo ha detto Filippo Pegorari, garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, in una nota "a seguito del gesto messo in atto da un giovane detenuto di 33 anni".
“Restiamo in attesa di conoscere l’esito dell’autopsia disposta dal Magistrato per poter conoscere le cause reali che hanno portato alla morte del detenuto– continua l’avvocato Pegorari – e condivido con la famiglia il dolore per la tragica scomparsa del loro caro”.

Si tratta del quinto caso di decessi in carcere in poco più di un mese, dopo quello del detenuto di 62 anni, recluso nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, morto per cause naturali lo scorso 2 marzo e i tre di Regina Coeli, verificatisi a febbraio. Riferendosi al penitenziario di via della Lungara Angiolo Marroni aveva dichiarato: "Ormai è evidente che l’impegno encomiabile degli agenti di polizia penitenziaria, della direzione del carcere, dei volontari non basta più e questa struttura non è più in grado di garantire condizioni di vita accettabili ai detenuti e a quanti la frequentano quotidianamente. Ormai è tempo che il Dap e lo stesso Ministero della Giustizia riflettano su ciò che andiamo, inutilmente, dicendo da tempo: è ora di iniziare a ragionare sulla chiusura di Regina Coeli". (Nuovo paesesera.it La voce di Roma)

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