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domenica 29 aprile 2012

MESSINA. VIETATI I COLLOQUI TRA PARENTI DETENUTI IN CARCERI DIFFERENTI. COSTANO TROPPO.

di Riccardo D’Andrea Gazzetta del Sud, 29 aprile 2012 Costa troppo trasferire i detenuti da un carcere all’altro e farli colloquiare, secondo il ministero della Giustizia. Stop ai viaggi, evitando così che i blindati sprechino carburante. La disposizione penalizza molti reclusi, che, ad esempio, vorrebbero fosse soddisfatto il diritto di avere un dialogo con un parente, ristretto altrove. È il caso di Carmelo Porto, rinchiuso nella casa circondariale di Catania Bicocca. Ha invocato di essere trasportato con un blindato a Messina per un faccia a faccia con la figlia Francesca, dietro le sbarre nella prigione di Gazzi. Ma il direttore dell’ufficio Detenuti e trattamento, del dipartimento Amministrazione penitenziaria, ha risposto picche: “Ostano ragioni che impongono il mantenimento delle rispettive sedi di assegnazione”. D’altra parte, “l’attuale situazione finanziaria, che già comporta sforzi al fine di assicurare le traduzioni, non consente di dare seguito alla richiesta, che imporrebbe rilevanti e non sostenibili oneri, in termini di risorse umane e logistiche”. I difensori di Carmelo Porto, gli avvocati Salvatore Silvestro (del foro di Messina) ed Ernesto Pino (del foro di Catania), hanno già presentato ricorso al Ministero. Padre e figlia vennero arrestati al culmine dell’operazione “Grease” del 12 febbraio 2010, condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Catania. E il cui processo è in corso di celebrazione nella V Sezione del Tribunale del capoluogo etneo. In tutto 36 le persone coinvolte a vario titolo, molte delle quali ritenute affiliate al clan Cintorino, che da Calatabiano estende il suo raggio d’azione anche in altri centri della fascia jonica. Francesca Porto si rese irreperibile e fu ammanettata una decina di giorni dopo il blitz, all’aeroporto di Fontanarossa, al rientro dalla Germania.

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