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lunedì 9 aprile 2012

L'arcivescovo Scola ad Opera :" Cambiare la cultura del carcere"


L' arcivescovo di Milano Angelo Scola, ieri, ha celebrato la Via Crucis con i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera, il più grande delle oltre 200 prigioni italiane con circa 1.300 detenuti. Ieri si ricordava il «mistero del Venerdì Santo». Il cardinale, rivolgendosi ai detenuti ha sottolineato il «fatto clamoroso», la crocifissione di Gesù, «un innocente condannato alla pena più abbietta dell' epoca, con cui oggi non ci sono paragoni possibili». Della quarantina di visite compiute nelle prigioni tra Grosseto, Roma e Venezia, quando Scola è stato vescovo di queste città, ha voluto rimarcare come solo all' apparenza questi incontri con i detenuti possano apparire «formali» o figli di «una demagogia che investe chi detiene le autorità». Ma che invece sono altro, «perché ci sono dei luoghi, attraverso cui nessuno può passare impunemente, senza mettersi in gioco». «Sono venuto qui per dirvi il bene che la Chiesa vi vuole e la dignità che vi riconosce - ha affermato Scola -. Mi auguro che nel nostro Paese avanzi una cultura dove il carcere e la pena siano fonte di rieducazione e reinserimento nella società, perché altrimenti si tratta solo di una violenza che si aggiunge alla violenza» nociva «al singolo e alla comunità». La visita era iniziata dall' incontro con il direttore del carcere, Giacinto Siciliano, e con i 550 agenti della penitenziaria. «Il vostro lavoro è molto delicato - ha detto Scola -. Ricordo quando vidi un uomo moribondo a terra, ebbi un moto di disgusto. Da allora ogni Venerdì Santo penso a lui come l' immagine del figlio di Dio». La Via Crucis poi è continuata con la preghiera assieme agli ergastolani e con la visita all' infermeria. Per Scola pure un dono dai detenuti: un fondo di violino artigianale con, sopra, un crocefisso. (g.v.) RIPRODUZIONE RISERVATA (Corriere della sera)

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