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sabato 7 aprile 2012

Cagliari: mobilitazione per detenuto in sedia a rotelle, per fargli trascorrere Pasqua in famiglia

Redattore Sociale, 7 aprile 2012

Un quarantenne in gravi condizioni di salute è costretto su una sedia a rotelle. Una condizione che secondo i volontari che operano nel carcere di Buoncammino è incompatibile con la detenzione. Fioccano gli appelli per fargli trascorrere a casa la Pasqua.
Bloccato in sedia a rotelle, impossibilitato a camminare per via della malattia. L’associazione “Socialismo, diritti e riforme” ha presentato un appello al Tribunale di Sorveglianza perché liberi un detenuto affetto da Aids, almeno per consentirgli di trascorrere a casa le festività della Pasqua.
“Le sue condizioni di salute - ha chiarito Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione che da tempo si occupa di detenuti sardi, - non gli permettono nemmeno di camminare, costringendolo a muoversi sulla sedia a rotelle. È in uno strato di prostrazione che gli rende intollerabile la permanenza in un istituto di detenzione”.
Oltre all’avvocato del detenuto, un quarantenne, rinchiuso nel carcere cagliaritano di Buoncammino, a sollecitare un’istanza al Tribunale di Sorveglianza sono anche i volontari dell’associazione e di movimenti che si occupano di diritti civili dei detenuti. “Il rischio - ha proseguito - è che una persona in queste condizioni trascorra in carcere anche le festività pasquali”.
L’appello del detenuto e rilanciato da “Socialismo, diritti e riforme” si sta diffondendo anche nel web, grazie a Facebook e altri social network, ma per il momento la richiesta non ha avuto seguito. “Si tratta di una persona - ha poi spiegato Caligaris - non più in grado di badare a se stessa. Manifesta un gravissimo stato di malessere non alleviabile con l’impegno dei medici, degli infermieri e nemmeno dalla grande umanità degli Agenti di Polizia Penitenziaria”. Chi ha incontrato il detenuto quarantenne lo ha trovato in condizioni di grande sofferenza, proprio a causa dell’avanzato stadio della malattia.
“La permanenza dentro il carcere - hanno chiarito dall’associazione, - appare come una tortura aggiuntiva e immotivata verso una persona che peraltro ha una patologia che mette a serio pericolo la sua prospettiva di vita”. Oltre alla mobilitazione, a chiedere la liberazione dell’uomo è anche l’avvocato difensore Anna Maria Busia che ha presentato istanza di differimento pena già lo scorso mese di febbraio. Ora il detenuto spera di trascorrere a casa la Pasqua.

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