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lunedì 5 marzo 2012

Sassari: detenuto si impiccò con lacci delle scarpe; pm chiede rinvio a giudizio per un agente


Ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio il pubblico ministero Carlo Scalas, all’udienza preliminare di ieri davanti al gup Maria Teresa Lupinu, per la morte in carcere di un detenuto di San Sebastiano. Sotto accusa per omicidio colposo c’è un agente di polizia penitenziaria, Mario Usai, difeso dagli avvocati Sergio Milia e Maria Claudia Pinna, in turno il giorno in cui un detenuto si è tolto la vita in cella, con i lacci delle scarpe. Anche la difesa ha sostenuto che per chiarire i fatti, e dimostrare l’estraneità dell’agente, c’è bisogno del confronto nel corso di un pubblico dibattimento. Il giudice scioglierà la riserva il prossimo 26 aprile.
Il detenuto suicida il 17 luglio 2010 era un artigiano arrestato quattro giorni prima per sospetti abusi sulla figlia (per questo il giornale omette il nome): secondo le indagini della Procura l’estremo gesto di autolesionismo era stato possibile per la “negligenza” di chi avrebbe dovuto controllare, e secondo l’accusa non l’ha fatto. Prima ancora di capire quali fossero le prove a suo carico, era stato assalito dalla disperazione. “È un’infamia”, continuava a dire nell’interrogatorio di garanzia.
In carcere, il medico che lo aveva visitato aveva definito “altissimo” il rischio che potesse togliersi la vita, tanto che la mattina del 17 il comandante della Polizia aveva firmato un provvedimento per segnalare ai sottoposti il pericolo. Ma forse non c’è stato nemmeno il tempo di rispettare quell’ordine. Poche ore dopo, l’artigiano ha rifiutato di andare all’ora d’aria ed è rimasto in cella da solo, per usare i lacci come un cappio. I familiari si sono costituiti parte civile con i legali Daniela Perinu e Nicola Lucchi.
La Nuova Sardegna

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