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domenica 18 marzo 2012

Prigioni, è emergenza patologie psichiatriche


Mariano Parise
ROMA
Destano sempre allarme i casi di malattie infettive come la tubercolosi e la scabbia che vengono segnalati nelle sovraffollate carceri italiane: si dice allora che i penitenziari sono focolai di infezione. Ma non sono solo quelle le emergenze sanitarie che la vita da ristretti produce. Il 42% della popolazione carceraria soffre, infatti, di disturbi psichiatrici di primo asse, quelli meno gravi come i problemi nell'interazione o nell'apprendimento, che all'esterno affliggono un numero molto minore di persone: il 7,3% degli italiani. E circa il 16% dei detenuti – spiega la dottoressa Gemma Brandi, psichiatra e responsabile della salute mentale nelle carceri fiorentine, a un seminario alla Cei – è affetto da gravi disturbi della personalità, mentre "fuori" ne soffre una parte limitata della popolazione, intorno all'1,5%. Malattie non trasmissibili, ma che la prossimità scatena: si tratta infatti di disturbi già esistenti, e che in carcere si evidenziano con maggiore gravità, o di risposte di tipo psicotico ad eventi traumatizzanti come la privazione della libertà e il rimorso. Una sorta di «epidemia» anche questa, i cui esiti si manifestano con estreme conseguenze con i suicidi e gli atti di autolesionismo.
Strettamente collegata a queste patologie, la tossicodipendenza: ne è affetto più di un detenuto su 3 (il 35%) sui circa 67 mila nelle carceri italiane. Anche in questo caso è richiesto un trattamento specifico, che i grossi numeri, le scarse risorse e una carcerazione disumanizzante impediscono.
Anche la Cei lancia l'allarme: «Il sovraffollamento, la promisquità e la privazione di libertà peggiorano le condizioni di salute, aumentando le malattie psichiche e le patologie infettive», dice monsignor Andrea Manto, medico e direttore dell'Ufficio per la pastorale della Sanità, ma «quelle dei carcerati non possono essere vite a perdere».
Il trasferimento di competenze dalla sanità penitenziaria in atto dal 2008 e l'imminente chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari hanno «un forte impatto nelle istituzioni sanitarie a livello nazionale, regionale e locale», riconosce il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

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