L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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mercoledì 14 marzo 2012

Lettera."La rabbia per la morte di mio padre"



All'associazione Il Detenuto Ignoto

Ho appena visitato il vostro sito, ho letto l'articolo su mio padre, suicidato o almeno così si è detto, M. P. S. di sicuro le notizie le avrete apprese non dalle mie e-mail ma da qualche altro mezzo di informazione.....Io avevo chiesto aiuto tempo fa, a settembre più o meno, credevo di fare in tempo, credevo che sarei riuscita ad aiutarlo ,ma purtroppo il destino mi ha preceduto...adesso non c'è più! Nessuno l'ha creduto, nessuno mai ha dato importanza alle varie richieste di trasferimento in cliniche o centri specifici per il suo malessere fisico-psicologico. Era incompatibile al regime carcerario, ma soprattutto sapevo che non avrebbe retto al regime del 41bis che ha provocato la sua morte.
Ho tanto dolore, tanta rabbia, non so a chi rivolgermi, di chi è stata la mancanza, il disinteresse per la situazione di mio padre? Di chi è la responsabilità? E se era sottoposto a questa massima sicurezza, non doveva essere sorvegliato 24 su 24???Nessuno si è accorto di nulla? Vorrei avere risposte alle mie domande, ma so che nulla allevierà il mio immenso dolore. Io ora sono sola e non so a chi rivolgermi, ma mio padre è morto, qualcuno dovrà pur prendersi le responsabilità, lo so, non ritornerà indietro, ma sono sicura che anche lui pretendeva giustizia. Sono sicura che mio padre non è l'unico caso del genere, ma perchè questi giudici, magistrati, ministri, non ascoltano, non danno spazio a questi poveri detenuti che si ritrovano da un momento all'altro senza vita, famiglia, lavoro, in quattro mura e un'ora al mese di sfogo con qualche familiare di turno? Vorrei tanto che qualcuno li ascolti, ascolti il mio dolore per non provocarne altro a altre persone che meritano di godersi il proprio padre, figlio o marito, anche in carcere per pagare i propri errori, ma da vivi! Ogni uomo ha diritto alla propria vita!
M.R.

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