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sabato 24 marzo 2012

La giustizia lenta che costa troppo


Il Riformista
TRA LE RIGHE. DI MASSIMO BORDIN

C om`è inevitabile, anche quest`anno si avvicina la Pasqua che, oltre alle celebrazioni religiose, porta con sé come conseguenze ineluttabili l`aumento della mortalità fra gli ovini, quello del consumo di cioccolato fra gli umani e uno sciopero della fame di Pannella.

Il terzo fra questi eventi non ha però quasi nulla di rituale ed è sempre una questione politica. In questo caso è forse utile applicare un criterio di rovesciamento dell`angolo visuale da cui guardare il tema della marcia e del digiuno di quest`anno. Certo, la condizione dei carcerati è inumana, dunque c`è un aspetto di emergenza umanitaria. Ancor di più c`è una emergenza sul fronte del diritto, non foss `altro perché siamo il paese più condannato dalla corte europea per come amministriamo la giustizia.

Ma c`è un altro aspetto a cui guardare, il più concreto e materiale di tutti, che giustamente ieri su/Manifesto la radicale Irene Testa presentava ai lettori. Un organismo assai poco umanitario come la Banca Mondiale cifra, in un suo rapporto, all ` l% di Pil la perdita annuale della nostra economia dovuta al modo in cui è amministrata la nostra giustizia civile.

E infatti spendiamo un terzo in più della Francia dove un processo civile dura la metà del tempo. Viviamo tempi di arido tecnicismo, si può capire che pochi si commuovano per i carcerati o per gli scioperi della fame di Pannella. Male cifre sono cifre e se non il cuore toccano il portafoglio. Possibile che i tecnici non se ne accorgano?

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