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venerdì 16 marzo 2012

Giustizia: ancora non applicate nuove regole per detenuti ricoverati in reparti ospedalieri


Ansa, 15 marzo 2012,

L’ex guardasigilli Angelino Alfano aveva assicurato, con una lettera del 5 agosto 2010, che i correttivi introdotti sulla struttura di medicina protetta dell’ospedale Pertini di Roma, dopo il caso di Stefano Cucchi, per la comunicazione tra i medici e i familiari del detenuto ricoverato, sarebbero stati estesi entro breve anche alle altre strutture di medicina penitenziaria.
E invece in quasi due anni questo protocollo non è mai stato recepito. Solo all’inizio del mese di marzo 2012 sono state fatte partire dal ministero di Giustizia le lettere per le strutture sanitarie protette. È quanto rende noto la commissione d’inchiesta del Senato sul Ssn.
La circostanza è emersa durante l’audizione dell’8 febbraio, pubblicata ora, di Giulio Belcolle, responsabile del reparto di medicina protetta di Belcolle (Vt), in cui la commissione aveva voluto approfondire l’applicazione delle modifiche ai protocolli organizzativi, per garantire una migliore comunicazione tra medici e familiari dei pazienti di questi reparti.
Ma Starnini ha fatto sapere che “il protocollo in questione è stato studiato dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e dalle regioni. È la base su cui i provveditorati dell’amministrazione penitenziaria e le varie Regioni dovrebbero poi stendere i protocolli locali, ma ciò non è ancora avvenuto. Il protocollo è ufficiale ma non mi risulta che sia stato recepito a livello regionale e quindi applicato alle realtà di Milano, Napoli, Roma, Viterbo o Palermo”. Tuttavia, ha aggiunto Starnini, “per quanto riguarda le realtà di Milano, Napoli e Viterbo - conclude - il problema dei familiari non si era mai posto in precedenza. Quanto è purtroppo accaduto presso l’ospedale Pertini (con Cucchi ndr) è legato all’inesperienza dei colleghi che ci lavorano”.

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