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mercoledì 7 marzo 2012

Carcere Monteacuto. Quali provvedimenti il Ministro della Giustizia intende adottare al fine di modificare le condizioni della vita del carcere?


Interrogazione di Rita Bernardini al Ministro della giustizia, al Ministro della salute

Per sapere - premesso che:

il 18 febbraio 2012 la prima firmataria del seguente atto di sindacato ispettivo ha visitato il carcere Montacuto di Ancona accompagnata da Marco Pannella, Irene Testa, Stefano Pagliarini, Matteo Mainardi, Mauro Paolinelli;

alla visita ha presenziato la direttrice dottoressa Santa Lebborani;

i detenuti presenti sono 381, ristretti nei 172 posti regolamentari; il 50 per cento sono stranieri, prevalentemente magrebini; i detenuti lavoranti alle dipendenze dell'amministrazione sono solo 35: pertanto la percentuale dei detenuti «occupati» non arriva nemmeno al 10 per cento, i tossicodipendenti e i casi psichiatrici sono moltissimi; 24 detenuti sono in trattamento metadonico; 101 ristretti sono in attesa del primo giudizio;

nell'istituto penitenziario di Ancona convivono due realtà, quella della casa circondariale e quella della casa di reclusione che ospita 70 detenuti fra i quali anche qualche ergastolano non definitivo; le sezioni sono 4: quella dei detenuti comuni, due sezioni «alta Sicurezza» e una sezione-filtro per i detenuti promiscui/protetti; le celle di isolamento sono 4;

gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 120 (compreso il nucleo traduzioni) a fronte di una pianta organica che ne prevedrebbe 170;

quanto al «trattamento», i detenuti trascorrono in cella 18 ore al giorno; circa 150 frequentano le scuole elementari, medie e superiori e i corsi di Yoga e radiofonia; l'accesso alle docce è previsto a giorni alterni;

nell'istituto operano uno psichiatra per 4/5 volte alla settimana, uno psicologo di ruolo per 6 ore giornaliere e una psicologa di supporto; i detenuti nuovi giunti effettuano il colloquio con la psicologa solo se segnalati come casi gravi, altrimenti si incontrano solo con l'educatore; gli educatori affettivamente in servizio sono in tutto 4, compreso il responsabile di area perché uno è stato distaccato nel carcere di Bari e uno ha vinto il concorso da commissario; il volontariato in istituto è scarso; solo la Caritas è presente;

la maggior parte delle celle, predisposte per un detenuto, ne ospitano in realtà tre; pertanto la delegazione ha visto letti a castello a tre piani e raccolto testimonianze secondo le quali due detenuti nel giorno della visita o poco prima avevano riportato contusioni agli arti e alla testa dovute alle cadute dalla branda posta più in alto;

la delegazione ha avuto modo di vedere un giovane detenuto con problemi psichiatrici rinchiuso da solo in una indecente cella liscia con gravissime carenze igieniche, pareti sporche e scrostate, porte arrugginite, bagno sporco con, al posto del wc, il vecchio bugliolo;

nella sezione-filtro, i detenuti lamentano il divieto, confermato dalla direttrice, di poter utilizzare il PC per studiare, oltre che la possibilità di accedere alla biblioteca; in particolare C.B. afferma che a Verona si era iscritto a giurisprudenza e che il fatto di non poter disporre di un computer gli crea non poche difficoltà di studio; in questa sezione non è prevista la possibilità di frequentare le scuole e le ore che si passano in cella sono in realtà 20, perché per il sovraffollamento non ci sono spazi per fare le due ore previste di socialità; un ragazzo ventenne fa colloqui solo una volta al mese con i genitori che sono di Pesaro; il magistrato di sorveglianza - affermano i detenuti - viene per effettuare i colloqui individuali, ma non visita le celle di detenzione;

nella cella n. 93 manca il vetro in bagno (da notare che la visita ispettiva è stata effettuata subito dopo i giorni delle grandi nevicate che hanno colpito l'Italia e, in particolare, le Marche); «stiamo chiusi tutto il giorno» afferma un detenuto cardiopatico; «se uno chiama, rischia di morire perché nessuno ti sente»; poiché non fa colloqui, si lamenta del fatto di non poter effettuare le 2 telefonate al mese su cellulare previste dal regolamento in assenza di incontri con i familiari; nella cella non ci sono prese elettriche per l'eventuale uso del computer per motivi di studio o di lavoro;

gran parte dei detenuti stranieri lamenta di non poter telefonare ai familiari per mancanza di soldi o per problemi burocratici dovuti alla compilazione delle richieste che arrivano incomplete al magistrato di sorveglianza cui spetta il rilascio delle autorizzazioni; nell'istituto manca la figura del mediatore culturale;

sezione 1a; Cella 101: B.J. C.M. un detenuto portoghese, detenuto dal 29 settembre 2011, piange in presenza della delegazione per la mancanza di contatti con la sua compagna e la figlia che stanno in Spagna e con la madre che si trova in Portogallo; dice che non riesce nemmeno a parlare con il consolato, ma il problema viene risolto seduta stante dalla direttrice; un detenuto americano di colore conosce solo l'inglese e chiede di poter lavorare «non ho nessuno in Italia» dice, «quando uscirò sarò un homeless»; il terzo detenuto della cella 101 è affetto da celiachia e si lamenta del fatto che la moglie non può portargli la pasta per celiaci perché non gliela fanno passare (anche in questo caso la direttrice risolve il problema seduta stante: la pasta potrà essere inserita nel pacco); nella cella 123, la delegazione incontra A.D.S. i cui familiari vivono a Sant'Eramo in Colle in provincia di Bari e non possono venire a trovarlo; da un anno non vede i tre figli, uno dei quali minore; da tre mesi ha avanzato un'istanza al DAP per essere avvicinato alla famiglia indicando gli istituti di Matera, Turi, Trani o Bari, ma non ha ancora ricevuto risposta; A.D.S., privo di denti, ha fatto una richiesta il 14 novembre 2011 per ricevere una protesi senza la quale ha grosse difficoltà a mangiare, ma non ha ricevuto risposta, «qui è un lager» dice, ma «gli psicofarmaci sono abbondanti» e «per le emergenze notturne non c'è il medico»; nella cella 122 ci sono due rumeni e un bosniaco, il quale racconta di non fare colloqui perché i suoi 5 figli stanno a Roma; uno dei due rumeni è da 4 mesi nel carcere di Ancona e dice che non riesce a fare i colloqui con la sua compagna di Jesi nonostante abbia presentato l'atto di convivenza del comune; nella cella 106 un detenuto greco è senza lenzuola e cuscino e non c'è il sapone per lavarsi e per pulire la cella; nella cella 110 ci sono tre macedoni uno dei quali afferma di essere dimagrito 12 chilogrammi in otto mesi; un altro dice di aver fatto il 13 dicembre 2011 domanda per scontare gli ultimi mesi ai domiciliari secondo la legge n. 199 del 2010, ma di non aver ricevuto risposta; nella cella 117 ci sono un kosovaro, un bulgaro e un albanese; raccontano che il cibo del carcere è immangiabile e che ogni mese mettono assieme 50 euro per fare la spesa allo spaccio interno e in questo modo riescono a tirare avanti; nella cella 115 ci sono due rumeni e un egiziano; uno dei due rumeni dice «non posso fare colloqui, non possiedo niente; ho chiesto di lavorare, ma niente; non ho nemmeno una casa per andare ai domiciliari... gli avvocati d'ufficio non fanno niente»; nella cella 114 la delegazione incontra un detenuto egiziano: diabetico, dice di avere un dolore fortissimo alla testa e agli occhi, ma di non essere curato; è anche senza denti, quattro glieli hanno tirati via proprio nel carcere di Ancona; gliene sono rimasti tre e desidera tanto una dentiera per poter mangiare;

la delegazione visita i locali delle docce veramente fatiscenti; la direttrice afferma che l'ingegnere ha assicurato che «il soffitto non dovrebbe crollare» e che è in via di approvazione un progetto per il rifacimento delle docce del valore di 1.700.000 euro;

il detenuto N.G. che la delegazione incontra nella saletta dei nuovi giunti perché ha chiesto di parlare con il comandante, racconta di essere caduto dal letto a castello e che il 4 gennaio 2011 ha tentato di impiccarsi perché è un anno che non lavora e per protesta contro la terza branda; è pieno di lividi, zoppicante e chiede le stampelle;

L.G. ha fatto richiesta di trasferimento a Palermo (dove peraltro è stato per due anni all'Ucciardone) per avvicinamento colloqui in quanto non vede i famigliari da 14 mesi; simile è la situazione di E.R. che ha avanzato istanza per essere avvicinato ai suoi famigliari di Palermo;

V.L. ergastolano definitivo vive in cella con un altro detenuto in alta sicurezza; a metà dello scorso anno ha presentato istanza per poter fare gli studi universitari presso il carcere di Rebibbia, ma non ha ricevuto risposta; anche A.C. ha presentato istanza per la facoltà di economia e commercio grazie ad un trasferimento o ad Opera o a Rebibbia: anche lui è rimasto senza risposta;

i commi 1 e 2 dell'articolo 69 della legge 26 luglio 1975, n. 354 stabiliscono che «Il magistrato di sorveglianza vigila sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e di pena e prospetta al Ministro le esigenze dei vari servizi, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo. Esercita, altresì, la vigilanza diretta ad assicurare che l'esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti»;

il 1o comma dell'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000 prevede altresì che «Il magistrato di sorveglianza» visita «con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali (...)»;

il comma 4 dell'articolo 19 della legge n. 354 del 1975 (ordinamento penitenziario) stabilisce che «è agevolato il compimento degli studi dei corsi universitari ed equiparati ed è favorita la frequenza a corsi scolastici per corrispondenza, per radio e per televisione» -:

se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda intervenire per ridurre, fino a portarla a quella regolamentare, la popolazione detenuta nel carcere Montacuto di Ancona;

se e quali iniziative di competenza intenda assumere per colmare il deficit di organico della polizia penitenziaria, degli psicologi e degli educatori;

se e quali iniziative di competenza si intendano assumere affinché sia assicurata un'adeguata assistenza sanitaria ai detenuti e l'assoluto rispetto dei livelli essenziali di assistenza;

se nelle relazioni semestrali della competente ASL siano state segnalate le evidenti scadenti condizioni igienico-sanitarie delle celle e, in particolare, delle docce;

se intenda incrementare i fondi relativi alle mercedi per il lavoro dei detenuti, quelli riguardanti i sussidi per i più indigenti, quelli per le attività trattamentali e, infine, quelli da destinare alla pulizia dell'istituto e, in particolare, delle celle;

in che modo intenda intervenire in merito ai casi singoli segnalati in premessa;

cosa intenda fare, affinché sia rispettato il principio della territorializzazione della pena;

se abbia mai valutato o intenda valutare la possibilità di utilizzare tecnologie tipo Skype per ridurre il costo delle telefonate effettuate dai detenuti ai loro congiunti;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;

se il magistrato di sorveglianza abbia prospettato al Ministro le esigenze dei vari servizi del carcere di Ancona, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo;

cosa intenda fare per agevolare il compimento degli studi universitari dei due detenuti citati in premessa;

quali provvedimenti di competenza ritenga opportuno adottare al fine di modificare radicalmente le condizioni della vita penitenziaria nel carcere di Ancona, così da garantire finalmente il rispetto dei diritti alla dignità, alla salute, allo studio, alla tutela dei rapporti familiari dei detenuti e di quanto prescritto dall'articolo 27 della Costituzione riguardo alle finalità rieducative della pena. (4-15188)

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