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domenica 11 marzo 2012

"Amnistia, indulto e misure alternative". Intervista a Rita Bernardini



11 Marzo 2012 Fabrizio Ferrante Espressonline

A margine del convegno dal titolo "Amnistia, indulto e misure alternative", promosso dall'Associazione radicale Per la grande Napoli - su cui riferiremomo a parte - abbiamo sentito la deputata radicale, Rita Bernardini. La parlamentare, nota nella comunità penitenziaria come "Santa Rita delle carceri", oltre a interloquire costruttivamente con tutti gli interlocutori presenti al convegno, ha fatto il punto della situazione.

Bernardini ha illustrato alcune delle innumerevoli disfunzioni, attualmente rinvenibili nel pianeta giustizia in Italia.

Onorevole Rita Bernardini, partiamo dal dato più evidente, il sovraffollamento.
"La sostanza del sovraffollamento è che mancano 21.000 posti nelle nostre carceri. Ci sono, allo stato, 66.000 persone, ristrette in 45.000 posti e in condizioni igieniche e sanitare da quarto mondo. Non a caso l'Europa ci continua a sanzionare, come paese, in modo pressoché ininterrotto dagli anni'80".

Questo è il dato relativo all'intera popolazione carceraria. Com'è la situazione nelle carceri femminili, di cui si parla sempre troppo poco?
"Delle carceri femminili si parla meno, essendo le donne appena il 5% dei detenuti in questo paese. Anche lì vi sono criticità ma, oggettivamente, anche in virtù di un numero relativamente basso di detenute le condizioni generali sono leggermente migliori rispetto alle carceri maschili".

Dal prossimo 31 marzo, il Governo prevede di attuare la chiusura degli Opg. Un passo in avanti o un pericoloso salto nel buio?
"Per le persone ristrette negli Opg, va previsto un percorso di reinserimento sociale. Va benissimo chiudere tali strutture, il problema sarà trovare una soluzione fattiva per chi oggi è internato".



Quali sono i rischi di una mancata pianificazione in questo senso?
"Bisogna far attenzione a non commettere passi indietro, come fu all'epoca della legge Basaglia, allorquando furono chiusi i manicomi. Attenzione a non far attivare i "repartini" carcerari, ovvero sezioni dei penitenziari avulsi dai controlli dove di frequente vengono compiute violazioni di diritti fondamentali. Occorre intervenire in modo serio su una legislazione che ci portiamo dietro dal periodo fascista nei confronti degli internati. Una persona ritenuta socialmente pericolosa non può essere mandata in carceri sovraffollate o tenuta in Opg e case di lavoro, naturalmente senza lavoro".

Un meccanismo infernale da cui difficilmente si esce, dunque. Parlando invece del dato politico della vicenda, quali sviluppi parlamentari può avere la battaglia pro-amnistia?
"Da una parte ci siamo noi radicali, che portiamo avanti in Parlamento le battaglie che da anni conduce Marco Pannella. Parliamo di amnistia - e indulto - come riforma che traina tutte le altre riforme. I partiti su questo punto restano ancorati a posizione securitarie e spesso demagogiche. In più, negli anni, il sistema carcerario è stato appesantito da leggi criminogene e carcerogene come la ex Cirielli per i recidivi, la Fini-Giovanardi sulle droghe e la Bossi-Fini, sugli immigrati, ovvero le tre categorie più presenti nelle patrie galere".

Antiproibizionismo e depenalizzazioni, secondo molti l'altra faccia della medaglia per leggere compiutamente il quadro della giustizia italiana.
"Sulla questione, nel tempo si sono succedute due commissioni - Pisapia e Nordio - che, da destra come da sinistra, indicavano nel carcere l'estrema ratio, ma sul piano legislativo come ho già detto prima si è andati in direzione opposta. Sulle droghe nello specifico, ormai è in corso da tempo un dibattito internazionale per rivedere le convenzioni che hanno favorito l'instaurarsi di legislazioni fortemente proibizioniste e, come nel caso italiano, carcerogene".

I cosiddetti colpevoli di reati senza vittime...
"Certo, ma non solo il cittadino diventa criminale agli occhi della società, pur non essendolo, ma spesso è capitato che il proibizionismo abbia portato il dato di criminalità perfino nelle istituzioni. Ogni tanto, infatti, vengono alla luce casi di poliziotti o carabinieri coinvolti in traffici illeciti".

Ti riferisci all'ultimo caso, quello del Generale Ganzer?
"Mi riferisco a quel caso ma anche ad altri meno roboanti. Quello, in ogni caso, non è l'ultimo episodio di questo tipo in ordine di tempo, semmai il penultimo."

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