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mercoledì 14 marzo 2012

Ai domiciliari per stalking, 39enne si suicida: «Sono stato tradito dalla legge»


TORRE DEL GRECO - Il corpo senza vita riverso sul letto dei suoi genitori, la testa ricoperta da un sacchetto di plastica e sul comodino una lunga lettera rivolta al Tribunale di Torre Annunziata: «La faccio finita perché sono stato tradito dalla legge». Questo il tragico epilogo della storia di Sergio Muzio, un 39enne torrese trovato morto per soffocamento lo scorso pomeriggio nella casa dei suoi genitori, in via Salvator Noto, dove era agli arresti domiciliari da circa due anni.

All’uomo, un ex commerciante senza precedenti penali, alla fine di febbraio era stata convalidata la pena di 7 anni e mezzo di reclusione per il reato di violenza sessuale e stalking ai danni di sua moglie: tra trenta giorni la parola sarebbe passata alla Corte di Cassazione, ma, come aveva già annunciato agli stessi familiari, Sergio non è voluto arrivare a quel giorno, e si è tolto la vita convinto di essere stato vittima di un’ingiusta condanna.

A trovare il corpo di Sergio senza vita è stata la madre, Luisa Langella, appena tornata dall’ospedale dove aveva accompagnato il marito per un improvviso malore. A nulla le sue urla e l’arrivo di diversi vicini: Sergio era già morto, provocandosi il soffocamento con un sacchetto di plastica e un fornellino a gas da campeggio.

Un suicidio premeditato e già annunciato, come riferiscono i familiari, visto che la sera precedente l’uomo aveva ingerito un cocktail di farmaci, tra cui anche tranquillanti. Sul posto sono immediatamente giunti gli uomini della polizia, alla guida del primo dirigente Paolo Esposito, che hanno predisposto l’autopsia sul corpo di Muzio.

Si è in attesa dei risultati ma gli inquirenti, che ancora indagano sul caso, propendono per la tesi del suicidio: numerosi gli elementi, attualmente, in possesso degli investigatori, tra cui la lettera lasciata dall’uomo e gli atti del processo che ha portato alla sua condanna. «Vogliamo giustizia – dice Luisa, la madre – perché siamo convinti che il processo ai danni di mio figlio sia stato manipolato, e adesso impugneremo un’azione legale».

Secondo i familiari, interpreti anche del messaggio che Sergio avrebbe voluto lasciare con la lettera scritta prima della morte, le accuse mosse dalla moglie, con cui era sposato da 3 anni e separato da due, erano false e il processo che aveva determinato la sua condanna condotto senza la valutazione di alcuna prova.

Dai vari atti è possibile ricostruire la storia familiare dei coniugi: fidanzati da 14 anni e sposati da 3, i problemi sarebbero iniziati dopo la scoperta della donna di non poter avere figli. Da qui sarebbero cominciati i litigi, le offese e le denunce reciproche, fino a quella di violenza del 2009 che avrebbe dato inizio al calvario dell’uomo. Secondo testimonianze, entrambi avrebbero sofferto di disagi psichici: lei avrebbe persino tentato il suicidio per la scoperta della sua sterilità. Elementi, insomma, che al vaglio degli inquirenti sebbene non serviranno a riportare in vita Sergio, potranno essere utili a far chiarezza su questa tristissima storia. (Il Mattino)

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