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venerdì 24 febbraio 2012

Roma: due morti in cella in meno di un mese, oggi protesta davanti a Regina Coeli

Corriere della Sera, 24 febbraio 2012

Sit in dei familiari dei detenuti e dei Radicali in via della Lungara: “Decessi dietro le sbarre evitabili: fare chiarezza”. Due detenuti morti in meno di un mese. Un reparto che, nei giorni del grande freddo e della neve a Roma, è rimasto senza riscaldamento per oltre una settimana. Organici insufficienti per il corpo di guardia. Celle sovraffollate.
È la fotografia del carcere romano di Regina Coeli. Per protestare contro questa situazione e, in particolare, per chiedere chiarezza sulla morte del detenuto Massimo Logello - trovato privo di vita nella sua cella lo scorso 30 gennaio -, cittadini, parenti dei detenuti e una delegazione di deputati ed esponenti del Partito Radicale, si radunano la mattina di venerdì 24 davanti al portone di via della Lungara.
La manifestazione - presente l’onorevole Rita Bernardini - si terrà dalle 10 alle 14, ed è stata organizzata da Marco Logello, fratello di Massimo, secondo il quale il congiunto non sarebbe stato curato in tempo mentre era detenuto, e i soccorsi sarebbero arrivati troppo tardi. Bernardini ha presentato sulla vicenda un’interrogazione, sottolineando la necessità di chiarire se sia vero che - pur essendo presente nel penitenziario un defibrillatore - non vi fosse, quando se ne rese necessario l’impiego, un medico in grado di farlo funzionare. Pochi giorni dopo la morte di Logello, il 10 febbraio, un altro decesso a Regina Coeli: un 30enne romano è stato trovato privo di vita dagli agenti di Polizia penitenziaria all’interno della sua cella nella IV sezione (quella riservata ai tossicodipendenti). L’uomo era in carcere dallo scorso novembre, era in attesa di giudizio per reati connessi alla droga. Il giorno prima di morire aveva avuto un colloquio con i suoi familiari.
“Ogni decesso che avviene entro le mura di un istituto di pena italiano, al di là di se e quanto siano naturali le circostanze che lo determinano e se questo avrebbe potuto essere o meno evitato - scrivono i Radicali - costituisce la ricaduta più tragica della rovina del sistema di custodia penale nazionale”. Ogni decesso pone in sistema carcerario “fuori dalla legalità e dallo stato di diritto”. I Radicali ribadiscono come “anche da detenuti, si dovrebbe poter morire magari in ospedale o agli arresti domiciliari per incompatibilità col regime detentivo”, anziché, “a causa di prognosi cliniche infauste, dentro una cella o nell’infermeria dell’istituto”.

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