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martedì 7 febbraio 2012

Rita Bernardini:«Carceri sono anello terminale di un sistema che non funziona»


Dramma-carceri: non passa giorno senza che qualche cattiva notizia non arricchisca un quadro già grave. Basta scorrere "a caso" le agenzie di stampa. Si allarga l'adesione allo sciopero indetto dalla Fimmg a tutela della previdenza dei medici di medicina generale. E anche i camici bianchi penitenziari (Fimmg Amapi) aderiscono alla protesta del 9, 10, 11 e 12 febbraio.
"I medici penitenziari ex Sias, convenzionati a tempo determinato, versano i contributi all'Enpam", ha dichiarato il coordinatore nazionale Fimmg-Amapi, Pasquale Paolillo "per questa ragione condividono la preoccupazione e la protesta dei medici di medicina generale per le ricadute della manovra del Governo sul futuro del nostro Ente di previdenza". Un caso. Una notizia nel mare del dramma-carceri. Dramma che affrontiamo assieme alla deputata radicale eletta nelle liste del Pd Rita Bernardini.
Bernardini, la domanda può apparire banale. Però serve a capire. Perché i così tanti suicidi in carcere?
"Le risponderò con le parole che usò lo psichiatra del carcere Due Palazzi di Padova quando lo interpellai in una delle mie tante visite di sindacato ispettivo: "Se capitasse a me di finire in prigione, in queste condizioni, non resisterei più di due giorni". Le "condizioni" sono: spazi ristretti, ozio forzato, mancanza di igiene e di cure, azzeramento dell'affettività con i propri congiunti".
Quante prigioni lei ha visitato nell'ultimo anno?
"Dall'inizio della legislatura, cioè da maggio del 2008 ad oggi, circa 180. Nell'ultimo anno una quarantina".
Qualche cifra per capire il dramma carceri...
"66.900 detenuti stipati in 44.500 posti; 7.000 agenti mancanti; nel 2011 all'interno dei nostri istituti di pena si sono verificati 186 decessi, di cui 66 suicidi. In Italia la percentuale delle morti violente in carcere su 10.000 detenuti è pari al 10,24%, negli Stati Uniti del 2,55%: in pratica nelle carceri italiane le morti violente accadono con una frequenza addirittura 4 volte maggiore rispetto a quanto avviene nei famigerati penitenziari americani. Inoltre, non scordiamocelo mai, negli ultimi dieci anni, anche 80 agenti si sono tolti la vita".
Quanta gente è in galera in attesa di giudizio?
"27.251 sono i detenuti che soffrono una vera e propria carcerazione preventiva. Di questi ben 13.625 sono in attesa del primo giudizio. Abbiamo il 42% di detenuti privi di una condanna definitiva, una percentuale che è il doppio di quella che si registra in Europa. Tenga presente che, alla fine dei gradi di giudizio, la metà sarà riconosciuta innocente: questo ci dicono tutte le rilevazioni riferite al pregresso".
È vero che la maggioranza dei carcerati è "straniera"?
"I detenuti stranieri sono tanti, direi "troppi", ma non sono la maggioranza. Sono 24.200 su 66.900, cioè il 36,2%. Dico "troppi" perché molti di loro stanno in galera non perché colpevoli ma perché non hanno il denaro per pagarsi gli avvocati e perché non conoscono la lingua italiana".
C'è chi propone di costruire nuove carceri...
"Una politica dissennata, visto che oggi ci sono carceri nuove vuote o semi-vuote per mancanza di personale".
Quali i caposaldi della battaglia della pattuglia radicale affinché la situazioni migliori?
"In primo luogo c'è da tenere presente che le carceri sono l'anello terminale di una giustizia che non funziona, sia nel civile che nel penale. Il carcere è solo la parte terminale, il risultato di questo "sfascio". Abbiamo oltre 10 milioni di procedimenti penali e civili pendenti. Nel penale, 170.000 processi muoiono ogni anno per prescrizione, cioè per una forma di amnistia mascherata ed ipocrita di cui nessuna istituzione si assume la responsabilità. Noi radicali, con Marco Pannella, vogliamo l'amnistia (e l'indulto) prevista dall'articolo 79 della nostra Costituzione. L'amnistia e l'indulto, quindi, non rappresentano soltanto una risposta (costituzionale!) d'eccezione e umanitaria al dramma della condizione carceraria, ma costituiscono la premessa indispensabile per l'avvio e l'approvazione di riforme strutturali relative al sistema delle pene, alla loro esecuzione e più in generale all'amministrazione della giustizia. E comunque riteniamo che la loro approvazione sia necessaria per ricondurre entro numeri sostenibili il carico dei procedimenti penali nonché per sgravare il carico umano che soffre in tutte le sue componenti (detenuti, personale amministrativo e di custodia) la condizione disastrosa delle prigioni, perché nessuna giustizia e nessuna certezza della pena possono essere assicurate se uno Stato per primo non rispetta la propria legalità ed è impossibilitato a garantire la certezza del diritto".
Come valuta l'atteggiamento del nuovo Governo di fronte a questa emergenza?
"Bravissimo a individuare i problemi, deficitario del tutto nell'affrontarli".
Che voti darebbe ai partiti? Sono coscienti del dramma?
"Singole coscienze nei partiti hanno consapevolezza, ma i partiti, nel loro insieme, sono semplicemente inesistenti nel dare risposte politiche: si aggrappano agli ultimi brandelli di una democrazia devastata nella speranza di poter continuare ad accaparrare potere spartitorio. Guardi sul finanziamento pubblico abrogato dagli elettori con un referendum promosso dai radicali: anziché cancellare la legge come volevano i cittadini, hanno quintuplicato gli stanziamenti cambiando semplicemente il nome: lo chiamano rimborso elettorale anche se non lo è".
È vero che in Italia si mette troppo facilmente la gente in prigione o è un luogo comune?
"La carcerizzazione è divenuta la risposta al disagio sociale, ma non solo. Capita sempre più spesso che cittadini perfettamente normali e incolpevoli finiscano nelle patrie galere. È in quel momento che si ricordano dei radicali e della loro saggezza nel governo delle situazioni. È accaduto con l'innocente Enzo Tortora dato in pasto ad un'opinione pubblica disinformata come camorrista "cinico mercante di morte". È accaduto costantemente e continua ad accadere. È il nostro stare vicini agli ultimi, il nostro frequentare i marciapiedi - come fa Pannella da una vita - che ci induce a corrispondere a quel che chiedeva a noi radicali, un giorno prima della sua tragica morte, Pier Paolo Pasolini: "Voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare". (Radicali Italiani)

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