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lunedì 13 febbraio 2012

Paola Severino: "Morire di gelo in carcere? È una tragedia vera"


Ministra Paola Severino, dalle carceri giungono notizie raccapriccianti. Si muore (letteralmente) per il freddo nelle celle italiane?
«E’ una vera tragedia. La manutenzione delle vecchie carceri è un problema quanto la costruzione di quelle nuove. Un mese fa ho ricevuto 57 milioni che verranno spesi in caldaie, acqua calda, coperte, riscaldamento. E’ ovvio che non si può morire in carcere per il freddo, anche se mi lasci dire che dopo i nostri accertamenti sulle ultime morti di due giorni fa sappiamo che in un caso si è trattato di tossicodipendenza e negli altri due casi sono intervenute cause naturali. Ma anche se non vi fosse collegamento tra queste morti e il gelo, in ogni caso la situazione è tragica e l’emergenza del freddo rende esplosiva la realtà carceraria».

Ecco, appunto, una realtà tragica. Su «La Stampa» di ieri, Vladimiro Zagrebelsky ha esposto tanti motivi di pessimismo sulle misure in discussione in Parlamento e ha chiesto senza giri di parole un nuovo indulto. Lei che ne pensa?
«Dico che non esiste una misura che da sola possa risolvere questo problema. Occorre un insieme di interventi: deflazione, depenalizzazione, nuovi istituti, messa in prova, domiciliari. E comunque l’indulto è una misura squisitamente parlamentare e non d’iniziativa governativa».

Il decreto che martedì diventerà legge dello Stato è già operante da qualche settimana. Risulta in fortissimo calo il fenomeno delle «porte girevoli», con detenuti che restano in carcere i primi tre giorni dopo l’arresto e subito scarcerati. Come spiega questa incongruenza italiana per cui chi è colto a commettere un reato in flagrante finisce a spasso? Se si tratta di un eccesso del codice penale, non è il caso di andare avanti con la depenalizzazione dei reati minori?
«Credo sia opportuno distinguere due diversi fenomeni: quello dell'arresto in flagranza per reati di competenza del giudice monocratico con rito direttissimo e quello dei reati cosiddetti “bagattellari”. Il primo può riguardare anche reati destinati a suscitare allarme sociale e perciò va escluso ogni automatismo; la garanzia per la collettività va comunque assicurata attraverso la valutazione di un magistrato che deve misurare la pericolosità della persona. I secondi vanno invece accuratamente individuati, così come è stato fatto da una commissione insediata dal mio predecessore, per poi procedere ad una loro trasformazione in illeciti amministrativi. Di questa materia si occupa un disegno di legge varato dal Consiglio dei Ministri nel mese di dicembre. Il Parlamento dovrebbe iniziarne a breve l'esame insieme ad altre misure deflattive del carcere, come la messa alla prova, la reclusione domiciliare e la non procedibilità per irrilevanza del fatto».

Già, i domiciliari. Con il decreto che porta il suo nome vi si ricorre molto più di prima. E’ una resa dello Stato come lamentano Idv, Lega e un pezzo di Pdl?
«Sinceramente e fuori da ogni polemica, a me sembra proprio di no. Anzi, si tratta del riconoscimento di un principio fondamentale del nostro ordinamento, per cui occorre ricorrere alla carcerazione solo quando le altre misure di limitazione della libertà non siano idonee a garantire la difesa della società».

Nel marzo del 2012 chiuderete gli Ospedali psichiatrici giudiziari. In mancanza di strutture alternative, e conoscendo quanto l’Italia sia un Paese dove gli enti locali funzionano a macchia di leopardo, la riforma non è una fuga in avanti?
«Le strutture che sostituiranno gli ospedali psichiatrici giudiziari avranno una forte caratterizzazione terapeutica ma assicureranno comunque la custodia delle persone socialmente pericolose che hanno commesso delitti. In altri termini, nessuno intende rilasciare potenziali serial killer, ma si vuole curarli e custodirli. Chiunque si sia affacciato sul baratro dell'orrore di quelli che un tempo si chiamavano manicomi giudiziari non potrà che valutare come una misura di civiltà il ricorso ai nuovi modelli tracciati dal decreto legge. Per non parlare, poi, di quel terribile fenomeno dei cosiddetti ergastoli bianchi: persone non più malate e non più pericolose che rimangono negli ospedali psichiatrici perché rifiutati dalla famiglia e abbandonati dalla società».

Questione politica di fondo: sul ricorso alle camere di sicurezza e sulla chiusura dei manicomi giudiziari è venuta allo scoperto un’area di opposizione anche dentro il Pdl. Meravigliata?
«A me sembra fisiologico che in un partito nel quale sono confluite componenti non del tutto omogenee si possano ritrovare varie anime. Voglio però sottolineare che attraverso il dialogo ed il confronto corretto con il Parlamento si è finora riusciti a trovare una soluzione soddisfacente». (La Stampa)

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