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mercoledì 15 febbraio 2012

NAPOLITANO STRIGLIA I GIUDICI: "STOP ALLE CONDOTTE INOPPORTUNE"


Riformare la Giustizia. Anche grazie all'attuale «fase di rasserenamento», seguita a quel periodo di «estrema politicizzazione» che aveva portato il dibattito «in un vicolo chiuso». Giorgio Napolitano interviene al Plenum del Csm e torna a chiedere di mettere mano al «sistema giustizia». Lo chiede al Parlamento e alla Magistratura con la «consapevolezza che la crisi del sistema può essere superata solo attraverso scelte condivise». Ma bacchetta sia gli uni che gli altri. I giudici stiano attenti perchè «alcune tipologie di condotta» dei magistrati «innescano periodicamente spirali polemiche ed acuiscono tensioni». In particolare - spiega - il riferimento è alle «esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo; l'assunzione di incarichi politici». Ma anche la politica deve impegnarsi. Il presidente chiede «la massima fermezza nel reagire alle resistenze» alle riforme sulla giustizia, prendendo spunto dalla «riorganizzazione delle circoscrizioni». Sotto la lente di ingrandimento finiscono quegli «intraprendenti parlamentari che sventolano vessilli di santuari intoccabili» e che spingono per bloccare le riforme. Ma - prosegue - è certo che «pressioni di questa natura possano arginarsi». Inoltre, la massima carica dello Stato invita le forze politiche a «porre rimedio» a quei «vuoti normativi» sulla «sanzionabilità disciplinare» dei magistrati, «anzichè farne ogni volta occasione di invocazioni polemiche e generiche di interventi sanzionatori allo stato non praticabili».

Qualche commentatore di centrodestra interpreta la frase come un riferimento alla responsabilità civile dei giudici ma in ambienti del Quirinale si chiarisce che il presidente «non ha affatto toccato la questione della responsabilità civile dei magistrati che in questo momento è all'attenzione del Parlamento». Intanto, Napolitano fissa un paletto: La revisione delle circoscrizioni giudiziarie «rappresenta - afferma - un presupposto indifferibile per restituire efficienza al sistema giustizia». «L'attuale geografia giudiziaria - rimarca - impedisce economie di scala e la specializzazione dei magistrati». Il presidente non vuole che il suo intervento sia definito «un monito, un appello o un richiamo». «Cerco di porre dei problemi nell'esclusivo interesse della magistratura e della giustizia», spiega. Invita così a sfruttare il «positivo mutamento dell'atmosfera» e superare «pregiudiziali, resistenze e chiusure» che hanno impedito in passato di approntare un intervento risolutore. «La crisi del sistema» della giustizia «può essere superata solo attraverso scelte condivise; la piena consonanza nella individuazione delle ragioni della crisi, delle priorità da affrontare e degli immediati rimedi riformatori». Un percorso evidentemente lungo ma non impossibile, secondo Napolitano. «Io auspico - spiega - che in questo scorcio di legislatura si vada verso una dialettica politica più costruttiva anche in previsione di una democrazia dell'alternanza che non sfoci in una conflittualità talvolta paralizzante». Cita come esempio di buon lavoro il recente provvedimento svuota-carceri.

«Opportuno e realistico è stato partire, innanzitutto in sede di governo, da provvedimenti funzionali a un rapido miglioramento delle condizioni del servizio giustizia - rimarca - con riferimento tra l'altro all'autentica emergenza sociale e umanitaria insorta nelle carceri». E pertanto auspica «scelte che possano collocarsi in un prospettiva di più lungo termine, di vera e propria riforma, comprensiva anche di delicati aspetti costituzionali». Ma gli interventi costituzionali non siano un impedimento ad altri interventi di natura più immediata come «la copertura di organico» e «i concorsi». Il lavoro della magistratura va preservato. Il Csm ha «il diritto-dovere di esprimersi su qualsiasi provvedimento di provenienza governativa che abbia impatto serio sulla giustizia e le funzioni della magistratura». Va valorizzato «l'impegno e il rendimento dei magistrati», tenendo conto delle «condizioni in cui operano: non in poltrona a casa loro ma con i mezzi messigli a disposizione e le forze di cui possono avvalersi». (Leggo)

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