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giovedì 2 febbraio 2012

Milano: processo per violenze all’Ipm “Beccaria”; “fu l’agente ad aggredire il detenuto”


É cominciata con due ragazzi sotto accusa per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ma strada facendo l’indagine della Procura della Repubblica su quanto accaduto un giorno dello scorso anno all’interno del carcere minorile Beccaria ha fatto una inversione a U. I due giovani detenuti sono stati prosciolti. E sotto accusa è finito l’agente di polizia penitenziaria che li aveva denunciati.
Da vittima a imputato. É stato lui, dice la Procura, a usare le maniere forti contro i minorenni affidati alla sua vigilanza. E non il contrario. É una vicenda nata e proseguita lontano dai riflettori della cronaca, in quel microcosmo poco raccontato che è la grande prigione per minorenni nella periferia di Baggio: un carcere anomalo, con le stesse sofferenze dei carceri adulti, con qualche problema in meno di sovraffollamento, ma con dinamiche allo stesso momento più elementari e più complesse.
Al Beccaria finiscono quasi solo i casi estremi: per la gravità del reato commesso, o per la figura sociale dell’imputato, per la mancanza di alternative presso le famiglie. É una popolazione detenuta fatta soprattutto di stranieri e di italiani “marginali”, di drop out per i quali l’operazione di reinserimento sociale è spesso difficile.
É in questo universo che avviene l’episodio che vede contrapposti due giovani detenuti e un agente penitenziario, e che rimarrebbe sconosciuta alle cronache se ieri a rendere nota la vicenda non fosse stata Marina Vaciago, l’avvocato che assiste uno dei detenuti. “É la prima volta in tanti anni - racconta l’avvocato - che vedo ribaltata così la versione ufficiale, quella fornita dall’istituzione carcere”. Anche fonti dall’interno del Beccaria confermano l’esistenza dell’inchiesta, anche se ne danno una versione diversa da quella fornita dai due detenuti e fatta propria dalla Procura.
L’episodio avviene in uno dei reparti del carcere, di mattino presto. Protagonisti un agente della polizia penitenziaria, D.C.; e due detenuti: un italiano, O.R., e un ragazzo di origine araba, R.M. Il giorno prima, O.R. ha avuto una discussione con una guardia, perché pretendeva di saltare la coda in attesa di telefonare alle famiglie, in quanto la sorella doveva poi uscire di casa per una seduta di chemioterapia. La guardia lo aveva ripreso, e di fronte alla rimostranze del ragazzo aveva fatto contro di lui rapporto disciplinare. L’indomani, O.R. si deve presentare alla commissione di disciplina.
Ma su quanto accade a quel punto le versioni divergono: l’agente sostiene di essere stato aggredito dai due reclusi, che gli avrebbero procurato anche delle lesioni, ed è questa la versione che finisce nella denuncia inoltrata in Procura. Ma, interrogati dal pm, i due ragazzi forniscono una versione opposta: secondo loro è l’agente che dopo avere sbrandato O.R. in malo modo lo prende per il collo come per strozzarlo, e quando R.M. interviene per difenderlo li scaraventa entrambi giù dalle scale. Il pm indaga, interroga gli altri ragazzi presenti alla scena: e tutti, concordemente, confermano la versione dei compagni di cella. Così a processo, con l’accusa di violenza privata aggravata ci finisce l’agente: verrà processato il prossimo 10 febbraio. (Ristretti Orizzonti)

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