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venerdì 10 febbraio 2012

Cinema: i fratelli Taviani; il nostro film con i carcerati ha tutta la forza della poesia


Al Festival internazionale del cinema di Berlino (da domani al 19 febbraio) un solo film italiano in concorso, quello dei fratelli Taviani (“Cesare deve morire”), e poi due lavori “scomodi” su una tragedia ancora più “scomoda”: quella del G8 di Genova. Ovvero “Diaz”, docu-film di Daniele Vicari sull’assalto alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, e nella sezione Panorama Dokumente “The Summit” di Franco Fracassi e Massimo Lauria, ancora sugli scontri di Genova 2001.
“Cesare deve morire”, che uscirà in Italia il 2 marzo distribuito da Sacher e prodotto da Kaos Cinematografica in collaborazione con Rai Cinema, è un film particolare. Girato nella sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia di Roma ha infatti come attori i detenuti, alcuni dei quali segnati dalla “fine pena mai”. Tra riprese in bianco nero e a colori (per la parte dello spettacolo shakespeariano sul palcoscenico del carcere), scorrono immagini nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria e nei bracci della sezione dove i detenuti tra fallimenti e successi provano la tragedia che lentamente li coinvolge.
Così i due registi toscani di San Miniato - già a Berlino nel 2007 con “La masseria delle allodole” - hanno spiegato la genesi del progetto: “Abbiamo visto alcuni loro spettacoli come La tempesta, diretti da Fabio Cavalli e soprattutto il Giulio Cesare realizzato lì dove ci sono il potere, la mancanza di libertà, l’omicidio, la colpa e il rimorso.
Abbiamo cercato di mettere a confronto l’oscurità della loro esistenza di condannati con la forza poetica delle emozioni che Shakespeare suscita: l’amicizia e il tradimento, l’assassinio e il tormento delle scelte difficili, il prezzo del potere e della verità. Entrare nel profondo di un’opera come questa significa guardare dentro se stessi: soprattutto quando si lasciano le tavole di un palcoscenico per tornare a chiudersi dentro le pareti di una cella”.
Per quanto riguarda “Diaz - Don’t clean up this blood” di Daniele Vicari con nel cast, tra gli altri, Elio Germano, Alessandro Roja e Claudio Santamaria, racconta il tragico assalto dei 300 del VII nucleo mobile alla scuola Diaz dove dormivano 93 ragazzi, la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. “Il film sarà completamente basato sugli atti del processo, senza grandi invenzioni se non quelle che servono per trasformare le testimonianze in materiale narrativo per il cinema”, ha detto in un’intervista il produttore Domenico Procacci.
“The Summit” di Franco Fracassi e Massimo Lauria cerca di spiegare le speranze di chi protestava, il meccanismo che ha provocato la violenza da parte della polizia come di alcuni dei manifestanti, insieme agli interessi politici internazionali in gioco durante questa manifestazione. Il docu-film si annuncia insomma come un vero e proprio viaggio che inizia dal World Trade Organization a Seattle fino al summit del G8 genovese, passando per i summit di Nizza, Praga, Napoli e Gothenburg. E questo con scene dal vero insieme a disegni, ricostruzioni e animazioni. Sulla forza visiva di questo documentario è intervenuto lo stesso direttore della Berlinale, Dieter Kosslick: “Scene così violente abbiamo avuto perplessità a proporle alla Berlinale. Perché davvero c’è da girare lo sguardo altrove. Ma poi abbiamo deciso di metterle integralmente. Perché era giusto così”.(Ristretti Orizzonti)

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