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domenica 18 dicembre 2011

Papa/Rebibbia/Amnistia. Testa:nessuna contrapposizione, Parlamento e partiti non hanno più scuse



Dichiarazione di Irene Testa Segretaria dell'Associazione Detenuto Ignoto


Nel 2002 il Santo Padre Karol Wojtyla, nel corso della sua visita pastorale alle Camere, parlò di atto di clemenza per i detenuti. Oggi Papa Ratzinger ha parlato di atto di misericordia, auspicando a più riprese che le istituzioni promuovano una attenta analisi della situazione carceraria. Noi, da tempo, denunciamo una situazione delle carceri che non risponde più alle istanze costituzionali, delle leggi nazionali, europee e internazionali, e chiediamo un atto di buon governo sottolineando l'urgenza di un ampio dibattito parlamentare che possa arrivare a trovare soluzioni concrete per porre fine con immediatezza a tale violazione di legalità.

La sostanza delle cose tende a coincidere partendo da visioni che solo parzialmente possono sembrare contrapposte, ma non c’è alcuna contrapposizione tra le nostre conclusioni laiche e quelle della Chiesa su questo: da ogni lato la si analizza, la grave situazione che è insieme di flagrante e continuata illegalità, e moralmente e cristianamente – universalmente – ingiusta, richiede soluzioni giuste, costituzionali e d'emergenza: l'amnistia, l’indulto.

Non ci si faccia più, dunque, scudo con la demagogia di soluzioni che pretendono di coniugare sicurezza e civiltà della pena, restituendo solo simulacri dell’una e dell’altra. E’ al Parlamento che è affidato in questo Paese il compito di prendere tali decisioni responsabili, e i partiti non possono continuare a fare melina con il mero assillo di salvaguardare il proprio consenso.

Solo dopo una siffatta decisione si potrà parlare di riforme, di quelle riforme che devono servire a ridare dignità all'essere umano, a quegli uomini e a quelle donne che oggi scontano una pena barbara e incivile non prevista dai codici o dai regolamenti, ma perpetrata quotidianamente a causa di un sistema impazzito, saturo, opaco, che non riesce, nello stato di illegalità in cui è condannato, a fare a meno di rendersi violento e che concorre a sprofondare nell’inciviltà il Paese intero.

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