L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

COME CONTATTARE L'ASSOCIAZIONE:

email: Info@DetenutoIgnoto.com


Via di Torre Argentina 76, presso Partito Radicale 00186 Roma





lunedì 14 novembre 2011

Marco Pannella Ministro della Giustizia raccoglie sostegni nazionali e transnazionali

sintesi delle interviste di Radio Radicale



Sintesi dell'intervista al professor Giuseppe Di Federico, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura, fondatore e direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Ordinamento giudiziario dell’Università di Bologna e l’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del CNR


Il sistema della giustizia italiana versa in condizioni di indifferibile urgenza: pertanto, Marco Pannella ministro di tale dicastero (situazione purtroppo improbabile) rappresenterebbe certamente un'auspicabile garanzia dello Stato di diritto nel nostro Paese.
Da ricordare la mozione, presentata da Rita Bernardini a inizio legislatura e approvata dal voto di Alfano, che riguardava l'assetto del pubblico ministero, l'obbligatorietà dell'azione penale, la divisione delle carriere, una valutazione della professionalità e una modernizzazione organizzativa e tecnologica dell'apparato giudiziario.
L'amnistia può essere dolorosa, ma è sicuramente necessaria per ritrovare un corretto rapporto tra pena ed esecuzione; inoltre, davanti ad una subumana gestione delle carceri, risulta impossibile una soluzione diversa nel breve e medio periodo.
Al senato è stato approvato all'unanimità e in via definitiva un provvedimento in base al quale anche i magistrati di prima nomina potranno svolgere funzioni inquirenti e, in taluni casi, giudicanti. C'è da dire che nella magistratura italiana, contrariamente agli altri Stati d'Europa, l'inamovibilità è ampia, se è vero che dopo tre anni dalla prima assegnazione il singolo magistrato ha acquisito di fatto il diritto (in teoria facoltà del Consiglio) di essere trasferito alla sede da lui richiesta, pur lasciando sguarnita quella che abbandona.
C'è da dire, inoltre, che per una serie di riforme nel campo dei concorsi, l'età media dei candidati è salita, senza minimamente essere valutata, invece, l'importanza dell'esperienza giudiziaria, assente al momento dell'ingresso in magistratura, per il quale sono sostanzialmente richieste nozioni solo teoriche (ciò non accade in altri Paesi).


Sintesi dell'intervista a Luigi Manconi Associazione A Buon Diritto:


Sono favorevole alla candidatura di Marco Pannella, così come lo sarei verso una candidatura di Rita Bernardini o di Emma Bonino, per il patrimonio di competenza che potrebbero addurre.
A mio parere l'attuale condizione dell'economia trova radici nella giustizia, la crisi della quale è, in Italia, tanto amministrativa e politica quanto economica. Non ci troviamo sull'orlo del baratro: siamo esattamente dentro il baratro. Tra l'altro, mi distanzio dal diffuso definire "provocatoria" la candidatura di Marco Pannella a ministro della Giustizia: se è vero che il rettore dell'Università Cattolica, prof. Ornaghi, è pacificamente considerato adeguato al dicastero dell'Istruzione (in forza della sua competenza e serietà), parimenti dovrebbe essere per Pannella alla Giustizia.
Purtroppo, la filosofia Radicale di affrontare le questioni dalle basi non è compatibile con il populismo, che impedirà anche a Monti di attuare riforme necessarie, opportune, ma impopolari (come l'indulto del 2006), per lo Stato di diritto nel nostro Paese.


Giustizia: Osapp; emergenza carceri grave quanto quella economica, sì Pannella ministro


Comunicato stampa, 12 novembre 2011

Nelle attuali condizioni delle carceri italiane, con i detenuti che hanno nuovamente superato le 67.700 presenze detentive per 45.500 posti e con gli internati, tra cui i malati di mente, che toccano le 1.800 presenze, non possiamo correre il rischio che in un Governo tecnico, o di larghe intese, la scelta per il dicastero della giustizia cada su figure di secondo piano o che abbiano quale unico titolo di merito l’appartenenza agli ordini giudiziario o forense ed è per questo che abbiamo accolto con notevole favore la candidatura di Marco Pannella a nuovo Guardasigilli”: è quanto dichiara Leo Beneduci segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).
Il Ministro Nitto Francesco Palma, di cui abbiamo apprezzato l’intervento quest’oggi al giuramento dei 760 neo agenti di polizia penitenziaria, ha operato bene anche se il poco tempo trascorso dalla nomina rischia di non dargliene giusto merito - prosegue il sindacalista - ma alle attuali condizioni solo chi come Marco Pannella è impegnato da tutta una vita, al di fuori delle logiche di partito e prettamente elettorali, per ridare al Paese una giustizia giusta e carceri di cui non ci debba vergognare nel contesto europeo, può restituire vitalità e speranza al sistema”. “Ci auguriamo quindi - conclude Beneduci - che chi deve decidere sul futuro governo si renda conto che le emergenze giustizia e carceri in Italia non sono seconde all’emergenza economica e che le soluzioni possono arrivare solo attraverso scelte opportune e coraggiose”.


Marco Pannella ministro della Giustizia: per Ristretti Orizzonti sarebbe il “miracolo” che può ridare umanità alle carceri, un senso alle pene e una G


Marco Pannella ministro della Giustizia: se succedesse questo miracolo, se qualcuno avesse il coraggio di scegliere come ministro chi da anni si batte per riportare a condizioni di legalità il sistema penitenziario italiano, forse finalmente non si parlerebbe sempre di “emergenza carceri”, ma si affronterebbero i temi della giustizia e dell’esecuzione della pena come temi forti, importanti, strategici per tutto il Paese.

Sono trascorsi quasi due anni da quando le prigioni italiane sono state dichiarate in “emergenza” e nel frattempo l’insostenibilità e l’inumanità delle condizioni detentive è stata certificata dagli stessi responsabili e operatori di questa Giustizia, che non riesce più ormai a essere giusta: il ministro Alfano e il suo successore Nitto Palma, il Capo del Dap Ionta, i Direttori penitenziari e le altre professionalità impegnate nelle carceri, il Consiglio Superiore della Magistratura, la Corte Costituzionale, l’Associazione Nazionale Magistrati, le Camere penali.
Denunce quasi quotidiane sono anche arrivate dal mondo del Volontariato, dalle Amministrazioni locali, da forze politiche e singoli parlamentari, da esponenti della Chiesa e dei Sindacati.
Lo scorso 28 luglio il Presidente della Repubblica Napolitano ha dichiarato che la situazione dei detenuti nelle carceri italiane è "una realtà che ci umilia in Europa e che ci allarma per la sofferenza quotidiana di migliaia di esseri umani in condizioni che definire disamane è un eufemismo" e che la necessità di dare risposte è di "prepotente urgenza".
Dopo due anni di gestione “emergenziale”, senza che si mettesse mano alle leggi che riempiono le galere di gente, “parcheggiata” dentro a scontare una pena in modo del tutto inutile, anzi pericoloso, perché da un carcere così non si può uscire che peggiorati, il sovraffollamento è ulteriormente aumentato, il numero degli operatori penitenziari è diminuito e sono drasticamente diminuite anche le risorse economiche destinate alla gestione degli istituti penitenziari.
Costruire nuove carceri, con costi elevatissimi e tempi non brevi, non è una soluzione, serve ripartire dalla Costituzione, per ripensare le pene e limitare l’uso del carcere alle persone che rappresentano un pericolo reale per la società.
Bisogna allora ripartire da una corretta informazione rispetto ai temi della giustizia e della pena. Finché il “bisogno di sicurezza” della popolazione viene alimentato per conquistare voti, finché la realtà del sistema penale (certificata da studi scientifici e dagli stessi “numeri” diffusi dal ministero) viene nascosta o peggio falsificata, l’opinione pubblica continuerà a chiedere di lasciare i detenuti a marcire nelle celle.
Le misure alternative, che rappresentano la “vera sicurezza”, perché riducono la recidiva di due terzi rispetto alla detenzione in carcere (e che costano un decimo rispetto al carcere), vengono applicate pochissimo perché la “gente”, strategicamente e sistematicamente disinformata e impaurita, è contraria.
L’indulto del 2006 non ha affatto dato i risultati disastrosi di cui hanno parlato i media, anzi, in 5 anni è tornato in carcere il 30% dei detenuti indultati contro una percentuale del 70% di chi esce a fine pena, senza nessun beneficio. Quindi, invece di dire “chiudeteli in cella e buttate la chiave”, se si vuole davvero vivere in una società più sicura, bisogna tirare fuori le persone e costruire per loro delle opportunità di reinserimento vere.
L’amnistia, primo passo, urgente e necessario, per riportare le carceri nella Costituzione, è “impopolare” perché la maggior parte delle forze politiche ha voluto e vuole che lo sia, orientando in tal senso l’opinione pubblica attraverso un’informazione spesso parziale e distorta.
Non solo i detenuti e gli operatori penitenziari, ma l’intera popolazione ha bisogno di una nuova stagione, di legalità, chiarezza, diritti certi: Marco Pannella ministro ed i Radicali nel Governo rappresentano una garanzia che questo possa realizzarsi, semplicemente perché sono I PIU’ COMPETENTI IN MATERIA, sono quelli che le carceri le conoscono, i problemi della Giustizia li hanno al centro della loro azione politica da sempre, e non hanno paura di fare scelte poco popolari, ma utili a creare una società più sicura con una giustizia più mite e più giusta.

Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget