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giovedì 24 novembre 2011

Lettere: dove sono i 5 milioni di euro per il reinserimento dei detenuti?



di Domenico Ciardulli (Educatore Professionale)

www.osservatoriosullalegalita.org, 23 novembre 2011

L'attuale Coordinatore del PdL, Angelino Alfano, quando era Ministro della Giustizia aveva annunciato ai quattro venti la "grande sfida del governo contro la recidiva, per una maggiore sicurezza sociale".
Era il 6 luglio 2010 quando l'allora Ministro della Giustizia e il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, hanno istituito Anrel, agenzia nazionale reinserimento e lavoro, stanziando 4,8 milioni di euro attraverso la Cassa ammende, organo del Dap che raccoglie gli introiti giudiziari dello Stato. L'obiettivo dichiarato era di ridurre la recidività dopo l'uscita dal carcere attivando una vera e propria agenzia di collocamento a beneficio dei detenuti.
L'istituzione dell'Agenzia ha suscitato proteste per le modalità di assegnazione del progetto e dei fondi: il Ministero ha affidato il tutto ad una Fondazione legata al Movimento "Rns", che sta per "Rinnovamento nello Spirito Santo". A tale Fondazione sono affiancati in una Associazione Temporanea di Scopo, Acli, Coldiretti, Caritas e Federsolidarietà. Ricordiamo alcune prese di posizione all'indomani dell'annuncio di Alfano: Secondo Patrizio Gonnella, dell'associazione Antigone, una tale modalità di assegnazione è sospetta e denuncia un uso spregiudicato del denaro pubblico". Secondo Ornella Favero, direttrice di "Ristretti Orizzonti", una delle realtà di volontariato più significative in Italia, In un mondo complesso come quello penitenziario questi automatismi non funzionano, è noto da tempo che vanno pensati percorsi differenziati. Certe proiezioni sono irrealistiche.
Il richiamo allo Spirito santo e alle sue ali ci suggerisce immagini non rassicuranti di quattrini che prendono il volo. Ma queste sono solo libere associazioni. Nulla a che vedere con la realtà. Almeno così ci auguriamo. Così commentava anche Livio Ferrari, Presidente del Centro Francescano d'ascolto e Garante dei diritti dei detenuti di Rovigo Ferrari: "Quello che risulta incomprensibile è tramite quali criteri Dap-Cassa Ammende abbia dato così tanti soldi a gente che del mondo penitenziario non è esperta, sacrificando le competenze e la professionalità di chi lavora da anni in questo settore".
Un dato di fatto attuale è che, a distanza di quasi un anno e mezzo i soldi promessi e stanziati sono rimasti fermi nelle Casse del DAP. A questo punto è lecito chiedersi: Cosa intende fare il neoMinistro Paola Severino dei circa 5 milioni di euro?
Non sarebbe opportuno che il Ministero della Giustizia e il Dap, internalizzassero l'Agenzia Nazionale per il Reinserimento e il Lavoro di detenuti ed ex detenuti creando un ponte tra Dipartimento ed Enti locali? Non si potrebbero impiegare i 5 milioni di euro per incentivare e rifinanziare tutti i progetti virtuosi interni alle istituzioni penitenziarie che in questi anni hanno fatto da battistrada e da esperienze pilota ad un autentico recupero e reinserimento dei detenuti? Non sarebbe anche opportuno che siano predisposti progetti di portata nazionale per impedire che dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, si creino reparti manicomiali all'interno degli istituti di pena?
Voglia il neoMinistro tutelare il sistema penitenziario e tutto il personale preposto dall'ulteriore degrado dovuto ad un'eventuale manicomializzazione degli istituti. I circa 5 milioni di euro andrebbero impiegati utilizzando tutte le risorse umane interne, con un controllo e un monitoraggio centralizzato, le convenzioni con organismi religiosi e no profit vanno contenute e limitate ad operazioni sinergiche solo dove sia necessario per carenze di organico.
Non si può abdicare alle proprie funzioni per foraggiare sempre organismi di privato sociale in base alla classica lottizzazione e/o tornaconto elettoralistico. Che il Volontariato faccia volontariato e lo Stato assolva in proprio al suo compito rieducativo e di recupero. Ci auguriamo che un Ministro non politico come Paola Severino si renda subito conto di quanto occorra fare presto per uscire dall'emergenza suicidi e sovraffollamento delle carceri.

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