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giovedì 24 novembre 2011

Giustizia: Radicali e non… pro amnistia




di Dimitri Buffa

L’Opinione delle Libertà, 22 novembre 2011

Amnistia, ovvero: “Fusse che fusse la volta buona?” Magari il coinvolgimento del tesoriere dell’Udc nella inchiesta sull’Enav e quella di molti altri politici nel sospetto di avere avuto favori e mezzette dalla galassia Finmeccanica, con lo spettro della ennesima “Tangentopoli” alle porte, “aiuterà”.
Almeno nella vulgata forcaiola dei leghisti e dei dipietristi. Di sicuro, però, con il nuovo governo dei tecnici e con la sua maggioranza bulgara che lo sostiene a Camera e Senato, con le dichiarazioni del neo insediato ministro Guardasigilli Paola Severino che ha detto che il problema carceri è quello numero uno per la giustizia penale, quelle condizioni che secondo l’ex titolare di via Arenula, Francesco Nitto Palma, “non c’erano”, potrebbero materializzarsi all’improvviso. Per ora si fanno convegni che preparano il terreno.
E immaginare personalità più lontane su tutto, come il direttore di “Tempi” il cattolico integralista Luigi Amicone, il leader radicale Marco Pannella, il “laicista” per antonomasia (qualunque sia il significato di questa controversa parola), e l’editorialista, anche lui sul mistico, Antonio Socci, non era facile. Eppure da ieri, dopo l’iniziativa congiunta tenutasi a Milano, almeno una cosa in comune ce l’hanno: la richiesta di un “amnistia per la repubblica”.
Ancora prima che per i detenuti. In questo spalleggiati da tutti i tecnici del settore: sindacati delle guardie carcerarie, sindacati dei direttori di penitenziari, magistrati di sorveglianza, psicologi, assistenti sociali e avvocati delle Camere penali che per la cosa hanno addirittura sostenuto a turno questa estate uno sciopero della fame in solidarietà con l’iniziativa non violenta dello stesso Pannella. L’obiettivo è quello di dare corpo alle parole del Capo dello Stato dello scorso 28 luglio, proferite durante un convegno al Senato organizzato da Renato Schifani e da Emma Bonino. In quella circostanza Napolitano non aveva escluso, sia pure in maniera implicita, la stessa amnistia pur di sollevare le carceri da quello stato di degrado che “ci umilia in Europa” e che è diventata “emergenza assoluta e prioritaria”.
I partiti però lo hanno fatto parlare confidando in un’opinione pubblica ancora “drogata” dalle campagne stampa demagogiche e disoneste intellettualmente sulla sicurezza e dai tanti inutili decreti in materia approvati. Che oltre tutto hanno aggravato il problema della detenzione senza per questo dare un millimetro di tranquillità in più ai cittadini. Adesso, con lo scenario politico tutto cambiato, e con il bisogno di risolvere tecnicamente tutti i problemi, anche quelli non economici, l’amnistia, con buona pace di Travaglio, Di Pietro, Flores d’Arcais da una parte e magari Bossi, Maroni e gli ex An dall’altra, potrebbe prendere piede.
Magari condizionata al risarcimento del danno nei confronti della vittima del reato, così come previsto nell’originario progetto di Pannella sostenuto in questi mesi anche dagli scioperi della fame di Rita Bernardini e Irene Testa del “Detenuto ignoto”. Un’amnistia che potrebbe a questo punto risolvere non solo i problemi politico giudiziari dell’eterno Cav, ma anche quelli di Casini e del Terzo Polo alle prese con la prima maxi inchiesta che rischia di travolgerli.
Chi non ha paura di chiamare le cose con il proprio nome è Giuliano Ferrara che ieri si augurava che proprio da questo governo tecnico, nel male che per lui rappresenta, venga fuori “i1 bene” del superamento della politica come lotta tra bande armate e alleate con questo o quel segmento di magistratura politicizzata. Ferrara chiede anche il ripristino del vecchio articolo 68 della Costituzione, quello dell’immunità parlamentare, così come in molti si augurano della “rimodifica” del 76 che ha portato il quorum previsto per un provvedimento di clemenza ai due terzi del Parlamento, cioè ben al di sopra di quello con cui si cambia qualsiasi articolo della Costituzione. Il paradosso è che si potrebbe tornare alla vecchia amnistia a maggioranza semplice delle camere solo modificando a maggioranza semplice quell’articolo, cosa più semplice che raggiungere la maggioranza qualificata per votare la stessa amnistia.
E se, a proposito di tecnici, vogliamo sentire il parere di uno, che ha aderito all’appello di Radio radicale e di “Tempi” per l’amnistia, ecco il pensiero di Guido Brambilla, magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Milano, articola così il suo ragionamento: “Certamente siamo di fronte a una situazione di sovraffollamento carcerario, e tutti, dai magistrati alle forze politiche, ne sono consapevoli. O si costruiscono più carceri, ma tocca capire se le risorse necessarie ci sono, oppure occorre affrontare il problema con l’amnistia.
Che ha dei limiti: è una risposta al problema sintomatica, ma non risolutiva. E va necessariamente accompagnata da provvedimenti di inclusione sociale e reinserimento lavorativo. Ora il sistema sanzionatorio si basa sulla reclusione e sulla pena pecuniaria, ma esistono delle misure alternative, come ad esempio gli strumenti di mediazione penale. Bisogna concepire il carcere come extrema ratio. Non so che durata avrà questo governo, però l’emergenza c’è. Forse è la volta buona”. Tutto comunque è meglio che andare avanti con "quell’amnistia di classe” rappresentata dalla prescrizione che ogni anno cancella, senza alcun risarcimento per le eventuali vittime, qualcosa come 200 mila processi. Almeno su questo dovrebbero tutti essere d’accordo.

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