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venerdì 25 novembre 2011

Detenuto morto a Regina Coeli alla sbarra il ministero della Giustizia



Il Gup ha accettato la richiesta dei familiari di Simone La Penna, deceduto il 26 novembre del 2009. Per la prima volta il dicastero di via Arenula comparirà come responsabile civile. Accusati di omicidio colposo 3 medici che ebbero in cura l'uomo durante la detenzione.

Fonte Repubblica.it


Il ministero della Giustizia dovrà rispondere della morte di un detenuto. E' la prima volta che accade. Il dicastero di via Arenula è stato infatti citato a comparire come responsabile civile nel processo penale per il decesso di Simone La Penna di 32 anni avvenuta il 26 novembre del 2009 nel carcere di Regina Coeli. Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare Nicola Di Grazia che oggi ha accolto la richiesta dei genitori e della convivente di La Penna assistiti dagli avvocati Sergio Maglio e Roberto Randazzo, nell'ambito del procedimento per omicidio colposo che vede imputati 3 medici che ebbero in cura l'uomo durante la detenzione.

Nella vicenda sono indagati il dirigente sanitario di Regina Coeli Andrea Franceschini e i medici Giuseppe Tizzano e Andrea Silvano, per i quali il pm Eugenio Albamonte ha chiesto il rinvio a giudizio. Nel corso udienza preliminare davanti al gup i familiari della vittima hanno chiesto e ottenuto dal giudice di citare come responsabile civile il ministero di via Arenula che quindi, in caso di condanna, concorrerà al pagamento del risarcimento dei danni.

In base all'impianto accusatorio i medici non vigilarono in modo adeguato sulle condizioni di salute di La Penna. Nel gennaio del 2009 venne portato nel carcere di Viterbo per scontare una condanna di due anni e quattro mesi e 29 giorni per detenzione di sostanze stupefacenti. Allora pesava 79 chili. Il 27 luglio venne ricoverato all'ospedale Sandro Pertini dove è rimasto due giorni. La difesa aveva avanzato richieste di arresti domiciliari,
tutte respinte dal Tribunale di Sorveglianza, secondo il quale il regime detentivo sarebbe compatibile con il suo stato di salute nonostante i consulenti di parte sostenessero che l'uomo fosse in gravi condizioni psicofisiche.

La Penna soffriva di anoressia, vomitava ed era in stato depressivo. Il 26 novembre, dopo essere dimagrito di 34 chili, venne trovato privo di vita nella sua cella a Regina Coeli.

In sostanza secondo l'accusa i tre medici, tra l'altro hanno omesso di assumere di propria iniziativa "le determinazioni mediche non provvedendo a trasferirlo in una struttura sanitaria idonea ed esprimevano un giudizio di compatibilità con il regime detentivo senza aver acquisito alcun contributo di valutazione sanitaria".

Ai tre medici ora imputati il pubblico ministero Eugenio Albamonte ha anche contestato di non aver segnalato al magistrato quale era la situazione senza fornire perciò necessari elementi di valutazione circa l'idoneità della struttura sanitaria di Regina Coeli "in ordine all'efficacia dei trattamenti sanitari impartiti al fine di contenere il decorso incalzante della patologia".

Nella denuncia presentata al magistrato, gli avvocati di parte civile hanno sottolineato sulla base di una serie di elementi indicati nella denuncia stessa, che la loro costituzione di parte civile era finalizzata ad ottenere insieme con l'affermazione di responsabilità penale anche il diritto dei parenti della vittima ad ottenere un congruo risarcimento danni.

Il 26 gennaio prossimo si terrà una nuova udienza del procedimento e il ministero della Giustizia rappresentato dall'avvocatura dello Stato dovrà comparire davanti al gup.


(25 novembre 2011)

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