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giovedì 7 luglio 2011

Giustizia: sovraffollamento delle carceri, una doppia pena per i detenuti

di Enrico Severati

Rinascita, 6 luglio 2011

Il problema del sovraffollamento delle carceri non riesce ancora a trovare una soluzione. Nonostante i vari digiuni di Pannella la situazione non cambia. Penitenziari dove si sconta una doppia pena: quella comminata dai tribunali e quella cui sono costretti da una condizione disumana.
Il rispetto delle persone che sono incorse in dei reati deve esserci sempre, altrimenti si torna al boia. Quindi è giusto dare dignità alla vita dei carcerati, evitando queste situazioni di sovraffollamento che spesso sfociano nel suicidio e nell’autolesionismo. Oltretutto non deve mancare quel senso di recupero attraverso quella rete di assistenza, con offerte di lavoro, nei primi mesi difficili di rientro nella società.
“Ormai abbiamo raggiunto il limite della capienza tollerabile. Certamente non possiamo andare avanti così”, questo l’appello di Franco Ionta, capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E il problema è sempre quello della grave mancanza di spazi, dove la capienza delle strutture è largamente superata. “I detenuti ospitati nelle 206 strutture italiane toccano quota 67mila, un numero ai limiti della capienza fisica tollerabile. Per far fronte a questa emergenza -precisa Ionta - verranno costruiti venti nuovi padiglioni e undici nuovi istituti: entro tre anni dall’affidamento degli appalti dovrebbe essere tutto ultimato”.
E anche sul piano del potenziamento degli attuali organi di polizia il capo Dap ha spiegato che presto saranno assunti altri 3.400 agenti. In merito ai problemi di copertura finanziaria ha poi precisato che la situazione non è poi così incoraggiante, anche se da parte del ministro dell’Economia c’è un chiaro impegno. Gli stanziamenti fatti sono circa 500 milioni di euro, cui andranno aggiunti altri 100 provenienti da altri fondi.
Per alleggerire il problema delle carceri ci sono due vie: quella di far scontare al 40% della popolazione carceraria straniera il reato nei propri paesi d’origine e quella dell’amnistia. Ma questa è una scelta politica che serve ad alleggerire il problema ma che non lo risolve. “Il governo - prosegue - ha scelto una politica diversa: quella di evitare provvedimenti di amnistia o indulto che dopo un po’ ripropongono lo stesso problema”.
E quindi secondo il capo del Dap occorre risolvere la situazione del sovraffollamento non in modo episodico ma strutturale. Perché se è vero che con l’amnistia o con l’indulto molta gente esce dalle carceri però è altrettanto vero che “se non ci sono strumenti di accompagnamento e recupero effettivo queste persone in carcere ci tornano di nuovo”. E purtroppo è vero.

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