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giovedì 7 luglio 2011

Aversa (Ce): all’Opg internato muore per edema polmonare, è il settimo decesso del 2011

Il Mattino, 6 luglio 2011

Avrebbe avuto appena il tempo di chiedere soccorso, che poi accasciatosi a terra è morto: si è spento così V.G. 45 anni, umbro, il settimo internato a morire dall’inizio dell’anno dietro le sbarre del manicomio giudiziario aversano.
Secondo la direzione dell’Opg “Filippo Saporito” a causare la morte dell’internato sarebbe stato un edema polmonare, ma sul corpo del detenuto la magistratura ha disposto l’autopsia. Si è spento senza che ci fosse nemmeno il tempo di chiamare il 118.
“Un malore improvviso - spiega la direttrice penitenziaria della struttura, Carlotta Giaquinto - non pare che ci fossero stati sintomi di una malattia pregressa”. La settima morte del 2001 al Saporito, scuote le coscienze. Per Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce dell’associazione Antigone e componente dell’osservatorio nazionale sulla detenzione, che ha denunciato l’ennesima morte in carcere, si tratta di “una sequenza che non trova riscontro in nessun altro penitenziario in Italia e che si verifica in un luogo, dove paradossalmente maggiore dovrebbe l’attenzione alla cura”.
Al Saporito oltre agli psichiatri prestano servizio cinque medici che hanno il compito di monitorare la salute dei 250 internati in quello che prima di essere un carcere dovrebbe essere un ospedale. Le condizioni di detenzione degli internati lasciano perplesse le associazioni che si occupano della realtà del manicomio giudiziario.
“L’incidenza di morti nel Saporito - afferma Annagioia Trasacco del Tribunale dei diritti del malato - è troppo alta per non far alzare il livello di attenzione sulla struttura. Noi continueremo a monitorare per sapere anche in questo caso cosa è successo”. L’internato morto il 4 luglio era da un anno al Saporito. Da Montelupo fiorentino, ospedale psichiatrico giudiziario da cui proveniva era stato trasferito ad Aversa per “incompatibilità ambientale”.
Provvedimenti che scattano in caso di difficile convivenza con altri internati. Ma ad Aversa non aveva destato preoccupazioni, anzi si era inserito nella particolarissima comunità del carcere ospedale dove lavorava come barbiere. Ora sarà la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che da tempo sta monitorando la struttura aversana, soprattutto dopo le denunce della commissione parlamentare di inchiesta guidata dal senatore Ignazio Marino a far luce sulla vicenda. Al Saporito tre internati sono morti per suicidio, un altro uomo, privo di denti, controllato da quello che in gergo chiamano piantone cioè un altro internato, per soffocamento, dopo aver tentato di addentare il panino del compagno.
Due internati si sono spenti dopo essere stati trasferiti presso l’ospedale San Giuseppe Moscati, uno cardiopatico, l’altro ricoverato d’urgenza per sospetta sepsi. Solo due settimane fa due internati reclusi nella sezione “staccata” avevano tentato di evadere dal “Saporito” dopo aver aggredito due agenti di polizia penitenziaria. Ritrovati la stessa notte nascosti dietro una siepe nel cortile della struttura aversana, per loro era stato disposto un consiglio di disciplina e richiesto il trasferimento presso altro istituto che non è stato ancora eseguito.

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