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venerdì 6 maggio 2011

Milano: la moda nasce in carcere, storie di marchi alternativi che diventano cult

Adnkronos, 5 maggio 2011

Da “Sartoria San Vittore” a “Made in carcere” passando per “Fumne”, “UrObure” e “Cangiari”. Sono sempre più diffusi sul territorio italiano marchi e produzioni di moda “fuori dal comune”, così definiti sia per la tipologia dei vestiti e degli accessori realizzati, sia per la manodopera impiegata, perlopiù composta da detenuti, malati psichiatrici e lavoratori sottoposti al potere della mafia. A tracciare una fotografia delle esperienze nazionali più significative, ormai casi imprenditoriali di successo, sarà il convegno “Mode eccentriche. Produzioni sostenibili fuori dal comune”, che si terrà venerdì dalle 9.30 alle 13.30 nell’Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Obiettivo della giornata di studio, promossa dal Centro per lo studio della Moda e della Produzione Culturale (Modacult), diretto da Laura Bovone, docente di Sociologia della comunicazione, in collaborazione con il master in Comunicazione per le industrie culturali, è riflettere sulla moda come occasione di produzione e consumi responsabili, come spazio in cui è possibile trovare un accordo fra etica ed estetica, fra creatività ed inclusione sociale, fra libertà e qualità della vita.
Da Torino a Siracusa le carceri italiane sono un motore attivo di esperienze lavorative, importanti sia per il reinserimento futuro del detenuto, sia per l’alta qualità di servizi e prodotti offerti ai cittadini. Secondo i dati del ministero della Giustizia, aggiornati a dicembre 2010, nelle carceri italiane lavorano 14.174 detenuti, pari al 20% dei detenuti presenti. Falegnameria, legatoria, pelletteria, abbigliamento e accessori, serigrafia, cosmetica, alimentare: sono solo alcuni dei settori lavorativi in cui operano i detenuti. A partire dalla presentazione di alcune esperienze di lavoro in carcere, e non solo, l’incontro “Mode eccentriche. Produzioni sostenibili fuori dal comune” presenterà un excursus di produzioni etiche e alternative nel campo della moda.
In particolare, saranno analizzate le iniziative imprenditoriali di tre cooperative carcerarie, tra cui Alice e Ecolab di San Vittore a Milano e Officina creativa di Lecce, quelle dell’Associazione culturale La casa di Pinocchio della Casa Circondariale di Torino, della Cooperativa Città e salute di Milano che lavora con malati psichiatrici, realizzando gioielli (UrOBuro di Milano) e, infine, del brand Cangiari nato per volontà del consorzio sociale Goel, che lavora con i beni confiscati alla malavita organizzata.

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