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venerdì 6 maggio 2011

Giustizia: il sovraffollamento si potrà affrontare… solo quando il governo avrà i soldi

di Rita Dietrich

Rinascita, 5 maggio 2011
Solo mezz’ora, ieri: non più di trenta minuti da dedicare al problema del sovraffollamento carceri. Poi occorre passare a temi più importanti, come per esempio la diretta della votazione sulle mozioni riguardanti l’intervento italiano in Libia.
Ecco come ha liquidato la Camera l’analisi sulle sette mozioni presentate da diversi parlamentari appartenenti a differenti schieramenti politici. Certo il problema della Libia è un tema molto caldo in questi giorni, ma il fatto è che non mancheranno mai argomenti più urgenti di quello relativo al sistema carcerario italiano, che nel frattempo andrà sempre più verso il collasso.
Ciò che determina tale situazione, non è da imputare soltanto ad una scelta di priorità politica, lo dimostra il fatto che sull’emergenza carceri convergono tutti gli schieramenti, ma il fatto che non ci sono i soldi per realizzare alcun piano, nonostante i ripetuti annunci del governo e del ministro della giustizia Angelino Alfano.
A bloccare infatti la discussione, ormai resa inutile, è stata la dichiarazione che: l’Aula può esprimersi solo sugli impegni “nei limiti delle disponibilità finanziarie”, e siccome di disponibilità finanziaria non ce ne sono, la conclusione va da sé. E per calmare le reazioni dei firmatari delle mozioni, che ovviamente non hanno ben accolto la notizia, rimangono soltanto parole di Luigi Vitali, deputato del Pdl: “L’argomento è particolarmente importante e sensibile. Forse è opportuno rinviarlo ad altra seduta”.
Ma se questo è quello che accade nei palazzi, tutt’altra realtà si manifesta ogni giorno nei 206 penitenziari italiani, molti dei quali ormai sono vicini al raddoppio di carcerati rispetto al numero legale dei posti.
Così continua, senza alcuna risposta concreta, la pioggia di lettere spedite dai diversi penitenziari al ministero, al parlamento e anche al Dipartimento di Polizia Penitenziaria con tanto di descrizioni dettagliate delle criticità.
Nella casa circondariale di Ranza, San Gimignano, il personale è sotto del 40% rispetto a quello previsto, ma per fare nuove assunzioni ci vogliono i soldi, e quindi nulla da fare, per il momento.
Nel carcere di Catania di Piazza Lanza mancano quasi la metà delle guardie a fronte di 580 detenuti invece dei 220 previsti. Nel carcere di Bicocca, sempre a Catania, i 180 detenuti possono usufruire soltanto di metà edificio, a causa degli interminabili lavori di ristrutturazione. Ma per accelerare i tempi ci vogliono altri soldi, e così anche qui occorre aspettare, soprattutto visto che mancano i fondi persino per la manutenzione ordinaria. La Casa Circondariale di Giarre, invece, che doveva ospitare soltanto detenuti a custodia attenuata, oggi per i problemi della carenza dei posti si ritrova ad accogliere tutti i tipi di carcerati, senza però che sia stata adeguata la sicurezza.
E questi sono solo alcuni degli esempi più recenti. In realtà se ne potrebbero fare per tutti i 206 penitenziari presenti nel territorio italiano. Alla luce di tutto ciò, come sorprendersi allora che nel 2010 sono stati 1.137 i detenuti che hanno tentato il suicidio, ai quali si affiancano altri 5.703 che hanno commesso atti di autolesionismo più 3.039 ferimenti. Per non contare i vari scioperi della fame, che in certi casi hanno visto uniti nella protesta i detenuti insieme alle loro guardie. E mentre ogni giorno vengono pubblicati nuovi numeri e aggiornate le statistiche, suonano a vuoto le denunce di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. “I dati recentemente elaborati dall’Amministrazione Penitenziaria relativi agli eventi critici accaduti nelle carceri italiane nel corso dell’anno 2010 - ha sottolineato Capece - devono fare seriamente riflettere sulle evidente problematiche del sistema, rispetto alle quali è assolutamente necessario una riforma organica e strutturale”. E così si continua a riflettere, a riflettere e poi ancora riflettere. Tanto le riflessioni sono gratis e non implicano nessun esborso da parte del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

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