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venerdì 6 maggio 2011

Giustizia: i dirigenti penitenziari aderiscono allo sciopero generale Cgil di domani

Comunicato stampa, 5 maggio 2011

Nonostante le ultime dichiarazioni del Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria annunciassero la fine dell’emergenza carceri e l’avvio, quindi, di progettualità volte a riformare il sistema, constatiamo, ancora una volta, come il carattere demagogico dell’annuncio prevalga sulla consapevolezza di una governance finalizzata ad arginare l’imminente paralisi istituzionale del sistema penitenziario.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha dimostrato, fino ad oggi, approssimazione nella valutazione delle gravi problematiche che lo caratterizzano e totale incapacità di produrre una seria politica di gestione del personale ed un coerente progetto organizzativo mirato ad innovare il sistema e a contrastare il totale stato di abbandono in cui si lo stesso si trova.
È in tale contesto che si colloca la scandalosa vicenda della dirigenza penitenziaria, determinata dalla legge 154 del 2005 voluta fortemente dalla maggioranza dei direttori penitenziari e favorita anche da ambienti ministeriali. Una riforma che promosse ope legis i direttori a rango di dirigenti, delineando i tratti di una dirigenza di diritto pubblico, in analogia con quanto era accaduto per il comparto similare dei Dirigenti di Prefettura.
I 450 dirigenti penitenziari (di istituto penitenziario e di uffici di esecuzione penale esterna), a circa sei anni dalla Legge sono senza contratto (tecnicamente accordo negoziale) e fruiscono di un trattamento economico provvisorio, parametrato a quello iniziale della Polizia di Stato, senza riconoscimento di anzianità e di progressione in carriera.
Dirigenti di diritto Pubblico, quindi, ai quali gli istituti dell’ordinamento professionale vengono applicati in maniera discrezionale dalla Amministrazione. Dirigenti ai quali la mobilità, peraltro scarsissima, viene accordata singolarmente e nonostante il numero teoricamente lo consentirebbe, molti Istituti penitenziari e Uepe sono privi di Dirigenti titolari.
La recente bozza di Decreto Ministeriale sulla individuazione dei posti di funzione, all’esame del Ministro Alfano, non riduce la problematica, anzi la accentua, finendo con l’accentrare ancora più funzioni, e di conseguenza un maggior numero di dirigenti presso gli uffici centrali del Dap, ed in particolare del Capo Dipartimento: tutto questo nonostante nella premessa si dichiari di che “...è stata privilegiata, nella ripartizione delle risorse umane di livello dirigenziale, l’organizzazione degli istituti penitenziari rispetto al livello organizzativo centrale”. Inoltre, rispetto al precedente D.M.,. viene ridotta l’aliquota dei dirigenti degli Istituti e vengono declassati gli Uffici di esecuzione penale esterna delle maggiori circoscrizioni.
I Dirigenti penitenziari dicono basta, è ora di far sentire il proprio dissenso, è ora di rivendicare a viva voce: un contratto di lavoro che dia loro dignità professionale, status giuridico, diritti e garanzie; una razionale distribuzione delle risorse professionali sul territorio, negli istituti e negli Uepe ove si concretizza l’esecuzione penale, snellendo le strutture di supporto e burocratiche (Provveditorati regionali e Dipartimento centrale); un serio e coerente progetto organizzativo mirato ad arginare il totale stato di abbandono in cui si trova il sistema penitenziario.
Per questi motivi I dirigenti penitenziari aderiranno allo sciopero generale del 6 maggio p.v. indetto dalla Cgil. Un primo modo per partecipare la condivisione degli obiettivi della protesta. Un modo per rappresentare l’unitarietà dei lavoratori nella opposizione allo smantellamento della democrazia.

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