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domenica 8 maggio 2011

Gela (Ct): dopo 50 anni di "lavori" e due inaugurazioni il carcere rimane ancora chiuso

www.ilgiornaledigela.it, 8 maggio 2011

Un ordine del giorno è stato presentato al Presidente dal gruppo consiliare del Partito Democratico (Cirrone Cipolla, Bonura, Bellanca, Cacioppo, Cusumano, Cannizzo, D’Arma, Licata, Scarciotta) per chiedere di porre all’attenzione del Governo nazionale, in raccordo con la deputazione nissena al Parlamento nazionale: i dati allarmanti della situazione delle carceri in provincia di Caltanissetta con un sovraffollamento aggravato da condizioni precarie degli istituti con gravi carenze igienico-sanitarie delle strutture e con un personale ridotto al minimo, costretti a rinunciare ai riposi per garantire le ferie ai colleghi; ad attivarsi presso il Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano per concretizzare l’apertura della nuova struttura carceraria di Gela, e per l’adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi; a predisporre tutte le misure necessarie per fare rispettare gli impegni già assunti che prevedevano l’apertura del Carcere di Gela per il 2010 e per sanare la situazione esposta in premessa, per impedire che ulteriore danaro pubblico sia speso inutilmente.
Mentre molte delle carceri della Sicilia soffrono di sovraffollamento, c’è un penitenziario che ha il problema opposto: - denuncia il capogruppo del Pd Alfonso Cirrone Cipolla - inaugurato tre anni e mezzo fa (il 26 novembre 2007) alla presenza dell’ex Guardasigilli, Clemente Mastella, non si è mai aperto. Nell’ottobre 2008, il Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano annunciava alla Camera che entro quell’anno, dopo gli ultimi ritocchi per l’adeguamento e il completamento dei sistemi di sicurezza (per una spesa di un milione e mezzo di euro) il nuovo carcere avrebbe finalmente aperto, ma, ad oggi, ancora si attende l’apertura, tutto ciò è assurdo e a noi cittadini nisseni ci sembra l’ennesima bufala e soprattutto l’ennesimo spreco di denaro pubblico.
Lo hanno definito, il “Carcere d’oro”, per la cifra impiegata per costruirlo circa 5 milioni di euro o il “Carcere fantasma”, sorto sulla s.s 117 bis Gela-Catania, per quante volte è stato inaugurato e mai aperto ai detenuti. Un progetto durato più di una soap, una vergognosa testimonianza di soldi di noi contribuenti sprecati-incalza Cirrone Cipolla-un paradosso dopo l’altro, non c’è che dire. Prima anni e anni per progettare la struttura, poi la costruzione realizzata fra pause e riprese interminabili.
Una struttura costata una fortuna, adeguata in ogni aspetto. La storia di questo carcere batte di gran lunga tutte le altre opere incompiute, lasciate li a marcire per non curanza o per chissà qualche altro motivo. Inaugurato due volte in 50 anni, consegnato ufficialmente nel luglio 2009 all’amministrazione penitenziaria, ma oggi non ancora pronto, il carcere di Gela è il simbolo paradossale delle opere pubbliche incompiute siciliane. Un carcere inaugurato anni addietro, addirittura dall’ex Guardasigilli, Clemente Mastella, con tanto di cerimonia, e ancora nulla?
Fra progetti, autorizzazioni, ricerca di investimenti e nuovi appalti volarono gli anni: mentre Gela scalava le classifiche delle città a maggior rischio criminale, e il governo mandava plotoni di agenti e carabinieri per fronteggiare una criminalità mafiosa e comune sempre più agguerrita, ad occuparsi del completamento del carcere è rimasto il Comune, stretto dalle denunce contro i mafiosi e le infiltrazioni negli appalti pubblici.
Il Comune di Gela, che ancora oggi, paga la sorveglianza al fine di evitare eventuali atti vandalici. Attualmente due guardiani sono gli unici custodi della struttura vuota, mai entrata in funzione. Il carcere dovrebbe ospitare 96 detenuti in 48 celle con bagno, avrà 80 agenti di custodia e altri educatori e personale amministrativo.
Per rendersi conto di come sono costretti a vivere i carcerati di Caltanissetta -continua il Capogruppo del Pd Cirrone Cipolla - basterà ricordare che al momento al “Malaspina” sono ospitati circa 300 detenuti, quando invece la struttura ne potrebbe ospitare la metà. C’è dunque un problema di sovraffollamento dei detenuti, costretti a stare in 6 od in otto per cella ed in condizioni non certo ottimali. Problema assolutamente inverso per gli agenti di Polizia penitenziaria preposto alla loro sorveglianza: in tutto ce ne sono 220, che però sono chiamati a sostenere turni massacranti per potere mantenere i servizi richiesti e a volte sono costretti a fare turni di dodici ore al giorno e poi magari a riprendere servizio per fare il turno di notte.
Una situazione quasi analoga c’è al carcere di San Cataldo, dove attualmente sono rinchiusi detenuti comuni che devono scontare dei residui di pena -aggiunge Cirrone Cipolla-qui i carcerati sono 109 in una struttura dove al massimo ce ne potrebbero stare 89, ma la cosa più grave è quella che in ciascuna cella di 20-30 metri quadrati sono rinchiusi notte e giorno da 8 a 16 detenuti. Una situazione davvero inumana, anche per i 71 agenti chiamati ad occuparsi della loro sorveglianza. Numerosissime sono state le richieste di urgente intervento rivolto al ministro della Giustizia Angelino Alfano, ed ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, in questi anni sulla situazione in cui versano gli Istituti penitenziari nisseni.

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