L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

COME CONTATTARE L'ASSOCIAZIONE:

email: Info@DetenutoIgnoto.com


Via di Torre Argentina 76, presso Partito Radicale 00186 Roma





domenica 17 aprile 2011

Immigrazione: i Servizi segreti; 15mila profughi, liberati da Gheddafi, partiranno per l’Italia

di Dina Galano

Terra, 17 aprile 2011

Non fa in tempo il ministro Maroni a celebrare il trionfo per il funzionamento del trattato con la Tunisia che fonti del Copasir riferiscono della preoccupazione dei Servizi segreti per “l’ondata in arrivo dalla Libia”. “Non ci saranno nuove tendopoli perché la fase acuta dell’emergenza è finita”, ha sostenuto ieri il ministro dell’Interno, ribadendo l’ordine di immediato rimpatrio di tutti i tunisini arrivati dopo il 5 aprile. Ma è uno stesso membro di quel Comitato per la sicurezza nazionale che ieri ha ascoltato la relazione dei Servizi, il democratico Ettore Rosato, a sottolineare “la mancanza assoluta di un piano per l’immigrazione”.
Secondo il deputato del Pd, “c’è contraddizione palese tra quello che il ministro ha detto mercoledì sera e quello che dice oggi (ieri). La verità è che l’allarme che è stato lanciato è sovradimensionato al punto da aver creato irritazione nei nostri partner europei”. Alla luce delle indiscrezioni sull’audizione di ieri al Copasir del direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, preoccupano le notizie sulla liberazione di detenuti libici dai carceri-lager; all’incirca 15mila persone che Gheddafi sta liberando per agevolarne la fuga verso l’Italia, in maggioranza provenienti dal Corno d’Africa, dal Ciad e dall’Africa subsahariana.
Dalle informazioni fornite dal generale Piccirillo, inoltre, emergerebbe l’intenzione del Colonnello di utilizzare il flusso massiccio di profughi come arma pressante sull’Occidente, anche se finora è stato escluso l’infiltrazione di frange terroristiche. Certo è che per la massiccia entità dell’esodo previsto, la relazione al Copasir desta molta inquietudine: sul fronte isolano dove, dopo le tragedie dei due naufragi a Lampedusa prima e Pantelleria poi la situazione è tornata soltanto ieri a una precaria normalità; ma anche su quello dell’organizzazione della macchina dell’accoglienza sul territorio.
Oggi dovrebbe partire il piano per la dislocazione - proporzionale al numero di residenti - dei primi 2.000 migranti tra le diverse Regioni, ma già si alzano i menti affinché lo sforzo sia limitato a richiedenti asilo e nordafricani in possesso del permesso temporaneo accordato dal governo. Con la puntualizzazione che “le risorse finanziarie anticipate della Regioni per fronteggiare l’emergenza umanitaria devono considerarsi a carico del bilancio dello Stato, anche ai fini dell’applicazione del Patto di stabilità”.
Il piano, d’altronde è stato rimodulato e la bozza dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio parla di “una prima assegnazione” di 110 milioni di euro al Fondo della Protezione civile; Franco Gabrielli, capo del dipartimento, viene nominato commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari a fronteggiare lo stato di emergenza.
E chi tradizionalmente ha curato l’accoglienza in Italia, di fronte alla commessa alla Protezione civile, inizia a protestare. “Il nostro servizio è stato ignorato e scavalcato”, ha denunciato la direttrice del Servizio di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati, Daniela Di Capua. “Ora abbiamo dei sistemi che viaggiano in parallelo: il nostro e quello “appaltato” alla Protezione civile. Con costi più alti”.

Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget