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lunedì 11 aprile 2011

Giustizia: il Rapporto Usa sui diritti umani; in Italia un eccessivo uso del carcere preventivo

Il Manifesto, 10 aprile 2011

Nel rapporto sulla tutela dei diritti umani, anche la violenza sulle donne e i maltrattamenti ai danni dei gay, le lesbiche i rom e le altre minoranze.
In primo piano i tempi troppo lenti della giustizia italiana e l'eccessivo ricorso al carcere preventivo. Poi la violenza sulle donne e i maltrattamenti ai danni dei gay, le lesbiche i rom e le altre minoranze. Sono questi i principali problemi del nostro Paese, secondo gli Stati Uniti, sul fronte della tutela dei diritti umani. È quanto emerge dalla parte dedicata al nostro Paese del rapporto annuale sui diritti umani in tutto il mondo, redatto dal Dipartimento di Stato Usa, appena diffuso a Washington.
Oltre 29 cartelle fitte fitte in cui la diplomazia americana segnala le mancanze maggiori che il nostro Paese ha fatto registrare nel corso del 2011 nella ricerca di una piena tutela dei diritti dell'individuo. Sul banco degli imputati, prima di tutto la giustizia. Poi la situazione nelle carceri e le continue violenze sulle donne, i gay, i rom e le minoranze in genere.
La premessa del lungo rapporto, sintetizza così, in poche righe, i risultati dell'analisi che si è avvalso del contributo di molte organizzazioni indipendenti non governative, italiane e internazionali. "I principali problemi dell'Italia, sul fronte della tutela dei diritti umani - esordisce il rapporto - sono la lunghezza dei tempi della detenzione preventiva, prima del processo, l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, le violenze contro le donne, il traffico di esseri umani e rapporti di atteggiamenti negativi e molestie e maltrattamenti nei confronti dei gay, delle lesbiche, dei rom e di altre minoranze".
In grande rilievo il primo punto, quello dei problemi legati alle disfunzioni del sistema giudiziario italiano. "Secondo osservatori indipendenti, analisti e magistrati - si legge nel rapporto - i ritardi accumulati sono dovuti al grande numero dei processi, alla mancanza di rimedi extra-giudiziari, all'insufficiente e inadeguata distribuzione degli uffici e delle risorse economiche, inclusi i giudici e gli impiegati di cancelleria".
Strettamente legato al tema della giustizia, le difficoltà del nostro sistema penitenziario: "Molti centri di detenzione italiani - si legge nel rapporto - rispondono agli standard internazionali, sebbene alcune carceri siano gravemente sovraffollate e antiquate".
Citando i dati forniti il 30 novembre dal ministero della Giustizia italiano, il rapporto ricorda che sono 69.155 i detenuti in Italia che vivono in un sistema penitenziario adeguato a ospitarne 44.066. Inoltre, sottolinea il rapporto, "alcune prigioni, soprattutto le più vecchie, mancano di spazi all'aperto o dove fare esercizio fisico e di un'adeguata assistenza medica".
Infine il dato che allarma più di tutti il Dipartimento di stato Usa, è quello della carcerazione preventiva: "A settembre circa il 54% della popolazione carceraria stava scontando la sua pena, mentre il 43% era in attesa di processo". Citando una ricerca indipendente, il rapporto ricorda che tra gennaio e novembre 2010, sono morti 160 detenuti, di cui 61 suicidi. "Secondo le denunce - osserva il Dipartimento di Stato - solo un piccolo numero di queste morti sono state il risultato di abusi o negligenze da parte di agenti di custodia carceraria". Il rapporto cita infine l'opera di Antigone, l'organizzazione non governativa che si batte a favore dei diritti dei detenuti.

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