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domenica 17 aprile 2011

Giustizia: il girone infernale delle carceri italiane

di Pablo Castellani

Radio Città Aperta, 15 aprile 2011

I medici legali hanno sciolto le riserve: Carlo Saturno, il giovane detenuto che aveva testimoniato contro nove guardie carcerarie, si è suicidato: si è impiccato in cella con un lenzuolo, ed ha deciso di farla finita.
I risultati dell’autopsia effettuata sul corpo del ventiduenne nell’istituto di medicina legale del policlinico di Bari hanno confermato la morte per soffocamento. La dinamica lasciava aperti troppi dubbi per gli inquirenti, i quali avevano aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, in realtà sospettando fin da subito un pestaggio male insabbiato stile Cucchi.
Secondo la ricostruzione delle ultime ore di vita di Carlo Saturno, una violenta colluttazione aveva coinvolto Carlo e il sovrintendente di polizia, riservando a quest’ultimo una prognosi di 35 giorni per fratture al polso e un trauma cranico. Curiosamente, sul corpo del ragazzo non sarebbero stati rinvenuti segni di percosse, stando a quanto riferiscono i medici legali, ma la famiglia di Carlo non crede alla versione ufficiale, e tramite l’avv. Tania Rizzo, ha depositato in Procura a Bari una denuncia a carico di ignoti per omicidio colposo, oltre alla già citata istigazione al suicidio. Saturno soffriva da tempo di gravi problemi psicologici, necessitava di psicofarmaci, e la famiglia vuole accertarsi che al giovane sia stata sempre garantita tutta l’assistenza sanitaria necessaria.
Carlo Saturno era stato vittima di episodi di violenza nel carcere minorile di Lecce: fu picchiato dalle guardie che poi lui stesso denunciò, e sulle quali grava ben più di un sospetto. Saturno aveva anche già tentato il suicidio il 17 novembre scorso tagliandosi le vene, e prima ancora aveva tentato di ingerire lamette, ma in entrambi i casi si era trattato della “campanella di allarme”: i tentativi erano goffi e malriusciti. Ora l’ultimo tentativo è stato fatale, ma i dubbi degli inquirenti non si placano, anche dopo l’autopsia. Pare infatti che, in seguito ad un sopralluogo nella cella di Carlo, gli inquirenti abbiano realizzato che il punto in cui Saturno si è impiccato sia davanti alla finestrella della cella. In poche parole quella da dove si viene costantemente osservati. Dalle guardie. Se Saturno avesse voluto veramente farla finita, forse avrebbe potuto trovare un punto meno in vista della sua cella, invece, stando così le cose, in teoria le guardie avrebbero dovuto vedere praticamente in diretta il fatto.
Ma quello di Carlo Saturno non è il solo caso di suicidio, o presunto tale, che avviene nelle carceri italiane. In Italia i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere. La maggior parte dei suicidi avviene nelle strutture più fatiscenti, dove l’assistenza al detenuto è minima, e il volontariato pressoché assente. Spesso i detenuti suicidi sono quelli allocati in un determinato reparto, o braccio, come il “G14” di Rebibbia (l’infermeria), il Reparto Malattie infettive di Marassi, o il C.O.C. di San Vittore. Secondo alcuni, il fatto di raggruppare i detenuti nelle stesso condizioni di salute, o di disagio, contribuisce al senso di “perdita della speranza” che porta poi al gesto estremo.
Un altro aspetto da tenere in conto è il sovraffollamento delle nostre carceri, e la relativa relazione con i suicidi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, “esiste una relazione tra sovraffollamento e frequenza dei suicidi”. Lo studio ha preso in esame quegli istituti dove siano avvenuti almeno due suicidi nel 2010, e raggruppando le nove carceri risultanti, ne emerge che il tasso di sovraffollamento in quegli istituti è del 176%, a fronte di una media nazionale del 154%, e la frequenza dei suicidi è di 1 caso ogni 415 detenuti, mentre la media è di 1 su 1090.
In poche parole, dove il carcere risulta essere ancora più affollato del solito, si registra un drammatico aumentare dei suicidi. Capolista di questa macabra classifica e inquietante è il carcere di Catania Bicocca, dove si suicida un detenuto ogni 117, seguito da quelli di Sulmona e Siracusa.
Altro dato da approfondire è l’allarmante aumentare dei suicidi anche nelle stesse guardie carcerarie. Negli ultimi giorni sono ben due le guardie suicide in Italia, e il Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria, fa sapere di avere da tempo denunciato le difficili condizioni di lavoro in cui operano le guardie carcerarie. Una cosa appare certa, quella degli istituti penitenziari italiani è una situazione che non si può più far finta di ignorare. Sia per le guardie che per i ladri.

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