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domenica 3 aprile 2011

Bari: detenuto di 22 anni si impicca in cella; è in condizioni disperate, tenuto in vita dalle macchine


OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”


Era parte civile nel processo in corso contro nove agenti, accusati di maltrattamenti e vessazioni. I familiari e l’avvocato chiedono con forze che siano chiarite eventuali responsabilità della tragedia.


Carlo Saturno, 22 anni, di Manduria (Ta), si è impiccato in carcere giovedì sera nella Casa Circondariale di Bari, ma solo ieri è trapelata la notizia.
A trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giù quando respirava appena ed era in fin di vita. In suo aiuto è intervenuto il personale dell’infermeria e del 118 di Bari. Trasportato in ospedale è ora ricoverato in condizioni disperate nella rianimazione del policlinico, dove è mantenuto invita dalle macchine. L’elettroencefalogramma di ieri è risultato piatto, come quello del giorno precedente, per cui da un momento all’altro i sanitari potrebbero decidere di staccare la spina del respiratore.
Come fanno sapere i suoi familiari, Carlo soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura con tranquillanti. Il suo avvocato, Tania Rizzo, del foro di Lecce, lo aveva visto l’ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un’udienza che lo riguardava nel tribunale di Manduria.
“In quell’occasione - racconta l’avvocatessa - Carlo era visibilmente agitato, nervoso e scostante”. I familiari che vivono a Manduria si sarebbero già rivolti ad un proprio legale di fiducia per capire le cause del gesto e soprattutto per scoprire eventuali responsabilità.
Il giovane era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al Tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui detenuti tra il 2003 e il 2005. Carlo, che all’epoca aveva 16 anni, sarebbe stato vittima, assieme ad altri ragazzi, di vere e proprie sevizie.
Il nome di Carlo Saturno compare infatti nell’elenco delle presunte vittime dei nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce che il tribunale salentino sta processando perché accusati di maltrattamenti e vessazioni di ogni tipo nei confronti di alcuni ospiti dell’istituto di pena per minori. Saturno è uno dei tre ex detenuti di quel minorile che ha trovato il coraggio di presentarsi come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio scorso davanti giudice del tribunale di Lecce Pietro Baffa, che vede alla sbarra, per i presunti abusi nei confronti anche di Saturno, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale. Si tratta di Ettore Delli Noci, Vincenzo Polimeno, Alfredo De Matteis, Emanuele Croce, Antonio Giovanni Leo, Fernando Musca e Fabrizio De Giorgi.

Abusi e violenze sui minori in carcere: poliziotti alla sbarra, di Ilaria Cavallone

(il Paese Nuovo - Quotidiano del Salento, 28 novembre 2008)

Il 19 febbraio davanti al giudice Pietro Baffa sfileranno i 9 agenti di polizia penitenziaria accusati di violenze. Udienza shock al processo sui presunti abusi nel carcere minorile: Ecco come li hanno seviziati: costretti a dormire nudi.
Tutti a processo i nove agenti di polizia penitenziaria accusati di maltrattamenti e vessazioni nei confronti di alcuni giovani ospiti dell'istituto minorile di pena leccese, costretti a vivere in un clima di terrore - almeno secondo le accuse mosse da chi avrebbe denunciato gli squallidi episodi - e a sottostare alle intransigenti regole dettate dai vertici della struttura, situata lungo la strada che conduce a Monteroni.
Nessuna titubanza per il gup Annalisa De Benedictis che, dopo una breve camera di consiglio, ha accolto ieri nel corso dell’udienza preliminare le richieste di rinvio a giudizio invocate dal pm Antonio De Donno, firmatario dell'avviso di fine indagine notificato, a conclusione dell'inchiesta giudiziaria, a carico di nove dipendenti dell’istituto penitenziario minorile.
A partire dal prossimo 19 febbraio dovranno comparire davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Pietro Baffa, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, e sette guardie carcerarie, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata, tra i giovani detenuti, con minacce ed estorsioni. Si tratta di Ettore Delli Noci, Vincenzo Polimeno, Alfredo De Matteis, Emanuele Croce, Antonio Giovanni Leo, Fernando Musca e Fabrizio De Giorgi.
Un approfondimento dibattimentale che il giudice ha ritenuto opportuno stabilire per chiarire gli oscuri contorni della vicenda e attribuire le effettive responsabilità delle persone coinvolte. La decisione è giunta dopo le arringhe degli avvocati che avevano chiesto il proscioglimento dei loro assistiti, riscontrando - a loro parere – una serie di anomalie e incongruenze tra gli atti di denuncia sporti per accendere un faro giudiziario sui comportamenti assunti dai neo-imputati, ai quali si contesterebbe l’aver attuato provvedimenti rigidi e autoritari per garantire l’ordine e la sicurezza all’interno della struttura.
I fatti risalgono al biennio che va dal 2003 al 2005, lasso di tempo durante il quale almeno tre giovani ospiti sarebbero stati aggrediti e picchiati in cella, proprio perché ritenuti responsabili di un non presunto allineamento con quella piramide gerarchica che imponeva loro di obbedire a prevaricazioni e sistemi repressivi, e contro i quali sarebbe stato impensabile addirittura un’idea di ribellione.
Il gup ha dunque riconosciuto i tre ragazzi, costituitisi parte civile, oggi tutti maggiorenni, in Carlo Saturno, 21 anni di Manduria, attualmente in regime di libertà vigilata per furti d’appartamento, Mario Russo e Malo Artur. Ma qualsiasi cenno di dissenso ai metodi autoritari imposti dagli ispettori sarebbe stato soffocato e represso con la violenza, anche se a reagire sarebbe stato il personale militare e civile dell’amministrazione penitenziaria. Ecco perché nella vicenda compaiono anche quattro persone quali parti offese, una piccola schiera di dipendenti della giustizia, composta dal medico responsabile dell’infermeria interna al carcere, il dottor Roberto Della Giorgia, dall’ex direttore dello stesso istituto Francesco Pallara, dall’educatrice Anna Pilo, e dall’agente di custodia tutt’ora in servizio Carmelo Toma. Per tutti la richiesta risarcitoria supererebbe i due milioni di euro.
L’inchiesta cominciò a muovere i primi passi a fronte della denuncia shock presentata dal senatore Alberto Maritati, allora sottosegretario al Ministero della Giustizia, che nell’ottobre del 2007 presentò un esposto alla Procura di Lecce al fine di rendere noti i raccapriccianti episodi di pestaggi e abusi, perpetratisi per diverso tempo tra le mura dell’edificio.
Avrebbe raccolto le richieste d’aiuto da parte del medico e dell’assistente sociale, i quali si sarebbero lamentati di come un gruppo di secondini guidati dal comandante della polizia penitenziaria avesse costretto alcuni ragazzini a dormire per diverse notti completamente nudi su brande senza materasso, minacciando addirittura uno dei reclusi a finire in isolamento se non avesse ritirato la denuncia per le percosse subite.
Non sarebbero inoltre mancate le occasioni in cui i giovani sarebbero stati colpiti al naso con testate, o fossero stati tesi dei veri e propri sgambetti per farli cadere per terra. E ancora, come si evincerebbe dalle allarmanti pagine di quel dossier consegnato alla magistratura, ad alcuni detenuti sarebbe stato schiacciato il cuscino sul volto per costringerli a non urlare e sarebbero stati lanciati pesanti schiaffi alle orecchie, fino a far uscire del sangue. Gli stessi operatori sarebbero stati minacciati di trasferimento in altre sedi se avessero divulgato quello che accadeva all’interno del carcere.

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