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sabato 19 marzo 2011

Giustizia: sulla tutela dei diritti dell’uomo l’Italia è ultima in Europa

di Giorgio Frasca Polara

Terra, 18 marzo 2011

Diritti dell’uomo? Nella difesa di questo fondamento del viver civile l’Italia è in coda all’intera Europa. Lo dimostra il numero e la portata delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo pronunciate l’anno scorso (ma andando indietro negli anni il risultato non cambia) in applicazione della Convenzione sottoscritta a Roma dai Paesi fondatori di quella che solo tanti anni dopo sarebbe diventata l’Unione europea, e che ad oggi è firmata da ben 47 Stati.
Ebbene, tra quelle subite da quasi tutti i contraenti (in pratica solo la Danimarca è indenne), le sentenze a dis-favore dell’Italia, con relativa condanna mai solo simbolica, sono ben 95 su 98. Precedono il nostro paese solo la Turchia (con 278 sentenze, e figuriamoci: è una delle ragioni delle molte riserve all’ammissione nell’Ue), la Russia (217), la Romania (143), l’Ucraina (109), la Polonia (107), la Bulgaria e la Grecia, rispettivamente con 81 e 56. A molte lunghezze sotto l’Italia ci sono, tra le grandi nazioni, la Francia (42) e la Germania (36).
Non è solo questione di numeri - anche se pure essi hanno il loro peso, che di grande valore sono le motivazioni delle condanne. Il quadro viene fornito ogni anno da un’autorevolissima fonte terza: l’Osservatorio sulle sentenze della Cedu costituito in seno all’Avvocatura della Camera dei deputati di cui è responsabile l’avv. Vito Cozzoli, con la collaborazione degli avv. Marco Cerase e Francesca Romana Girardi.
L’Osservatorio pubblica ogni anno le sentenze che riguardano l’Italia, con un commento esplicativo. Tra queste sentenze, ne segnalo tre: da un canto per il carattere emblematico (come sacrosanta conclusione di un intreccio tutto italiano di speciosità, ricorsi impudenti e pretese causidiche), per lo spettro assai articolato delle più numerose sentenze (diritto penale con riferimento alle espulsioni, diritto civile sui minori, immunità parlamentare), per la lentezza dei procedimenti giudiziari che ovviamente non ha nulla a che fare con certe riforme “epocali”.

La sentenza in favore della Cgil e di Sergio Cofferati

L’allora (2002) deputato forzista e noto penalista Carlo Taormina accusa il segretario pro tempore della Cgil di aver creato un clima socialmente propizio all’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, trucidato dalle Br. Causa civile bloccata dalla solita, e quasi sempre famigerata deliberazione di insindacabilità ex art. 68 della Costituzione.
Quando la Corte costituzionale dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Roma (mancava il richiamo “testuale” alle frasi oggetto della controversia), Cgil ed Epifani, succeduto nel frattempo a Cofferati, ricorrono alla Corte di Strasburgo: lesione del diritto ad un equo processo. E vincono: 8mila euro di risarcimento a testa a titolo di danni morali perché “l’impossibilità di adire la giurisdizione ordinaria in conseguenza della deliberazione dell’immunità parlamentare, seguita da una sentenza non di merito della Consulta, costituisce un ostacolo sproporzionato rispetto agli scopi perseguiti dagli istituti immunitari, e pertanto integra la violazione dell’art. 6 Cedu, relativo al diritto ad un equo processo”.

La sentenza contro l’ordine di espulsione di uno straniero

Nell’aprile del 2003 il tunisino Mouarad Trabeisi è arrestato e detenuto con l’accusa di appartenere ad un gruppo fondamentalista islamico e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Condannato a dieci anni di carcere, poi ridotta a sette, e quindi (nel 2008) espulso per motivi di sicurezza. Ma Trabeisi nel frattempo è ricorso alla Corte europea che, in via preliminare, chiede che non si proceda all’espulsione verso la Tunisia essendo arcinota la sussistenza in quel paese della pratica della tortura, più tardi una delle cause della destituzione e della fuga di Ben Ali. Nonostante questa raccomandazione il ministero dell’Interno ricaccia in Tunisia Mouarad Trabeisi. Che fine abbia fatto costui non è noto. Ma ora si conosce la sentenza della Cedu: “La mancata ottemperanza alla richiesta di sospensione cautelare avanzata dalla Corte costituisce violazione della Convenzione”. Quindi Stato italiano condannato al pagamento di 15mila euro al presunto terrorista tunisino a titolo di risarcimento per i danni morali e di altri 6mila per spese di giudizio.

La sentenza sull’adozione negata di una minore


I coniugi veneziani Moretti-Benedetti ottengono l’affidamento temporaneo di una neonata abbandonata dalla madre tossicodipendente. Ne chiedono per due volte l’adozione speciale, e per due volte la richiesta è respinta in tre diverse sedi giurisdizionali anche con indebite intrusioni. Ricorso alla Corte Edu per violazione del diritto al rispetto della vita familiare e privata e per iniquità dei procedimenti. Per causa di due tribunali e di una corte d’appello, la coppia veneziana è stata costretta a rompere il legame con la bambina, ma i giudici di Strasburgo hanno tuttavia imposto all’Italia, anche e proprio per l’esito infausto delle loro richieste, di versare loro lOmila euro a titolo di riparazione dei danni morali, e altri 5mila per le spese legali.
Sul sito ufficiale della Cedu trovo un’altra sentenza della Corte - ma riguardante un giudizio sulla magistratura francese: per questo non è contenuta nel volume dell’Osservatorio della Camera - che ci interessa particolarmente dal momento che la riforma “epocale” della giustizia disegnata dal trio Berlusconi-Alfano-Ghedini pone tra l’altro le premesse per un futuro controllo politico del Pm al potere esecutivo, controllo che già si consuma in Francia.
Bene, in Francia dunque vengono arrestati un gruppo di immigrati (due ucraini, quattro rumeni, un greco e due cileni) che erano sbarcati clandestinamente sulla Costa Azzurra. (Piccolo particolare: la Cedu premette ad ogni nome la “M” di monsieur... chissà quando un “Sign.” sarà premesso negli nostri atti giudiziari.)
Arresto e successiva detenzione legittimi o illegali? La Corte di Strasburgo (sentenza del 29 marzo 2010 su dossier 3394/03) prende atto, anche sulla base di tre precedenti, che l’ordine di arresto e quindi di carcerazione non era stato disposto da un “giudice o un altro magistrato abilitato dalla legge ad esercitare le funzioni giudiziarie” ma “da un procuratore della Repubblica che non ha questa qualità ai sensi della giurisprudenza della Corte” stessa, “in particolare in ragione della mancanza di indipendenza dal potere esecutivo”, come in effetti è il Pm in Francia.
E, nel riconoscere il buon diritto dei nove immigrati e nell’imporre quindi allo Stato francese il pagamento di un risarcimento e delle spese di giudizio, la Corte europea dei diritti dell’uomo afferma solennemente: “Il magistrato deve presentare le richieste garanzie d’indipendenza nei confronti dell’esecutivo e delle parti, ciò che esclude assolutamente che egli possa agire come Pubblico ministero contro i ricorrenti”. Rifletta il governo italiano, e pensi alla massa dei ricorsi che scatterebbero se....

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