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lunedì 21 marzo 2011

Giustizia: Opg; in 300 potrebbero uscire, ieri sera il documentario shock in televisione



Dire, 21 marzo 2011

Sono più di 300 in Italia i “dimissibili”, le persone che si trovano in un Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) pur avendo, spesso da anni, tutte le carte in regola per uscire. Alla fine del 2010 la commissione d’inchiesta del Senato sul Servizio sanitario nazionale ha contato all’interno degli Opg 376 dimissibili, di cui poi sono stati effettivamente dimessi solo 65, invece per altri 115 è stata disposta una proroga della pena, mentre 6 nel frattempo sono morti senza riuscire a mettere piede fuori da strutture fatiscenti fino all’inverosimile, come documentano le immagini girate nelle visite della commissione stessa e poi messe insieme in un documentario di cui un ampio stralcio di una ventina di minuti è stato trasmesso ieri sera dalla trasmissione di Rai Tre Presa diretta.
Nei 6 Opg sparsi sul territorio nazionale, “sembra di essere rimasti fermi al 1930, ai tempi del codice Rocco e dei manicomi, come se la legge Basaglia non ci fosse mai stata”, dichiara il presidente della commissione Ignazio Marino. Immagini forti, che mostrano persone in evidente stato di abbandono, circondati dalla sporcizia ovunque, in condizioni igieniche inaccettabili, le pareti scrostate e piene di muffa, letti arrugginiti, cinghie di contenzione e latrine e attaccate ai fornelli. Persino letti e materassi con i buchi al centro, per lasciar cadere le deiezioni di persone legale per giorni senza poter andare in bagno.
“In quelle condizioni potremmo ritrovarci anche noi se commettiamo reati anche bagattellari, e in quel momento veniamo considerati non in condizioni di intendere e di volere. E poi si rischia di non riuscire più ad uscire, senza essere nemmeno curati”, ha sottolineato Marino. Tra le storie raccolte dalla commissione nel tentativo di inquadrare i percorsi anomali che conducono a quel tipo di internamento, c’è un uomo che venticinque anni fa è andato davanti a una scuola vestito da donna, chi nel 1992 ha fatto una rapina da settemila lire in un’edicola fingendo di avere una pistola in tasca, chi è stato trasferito in Opg nonostante ci fosse una comunità disposta ad accoglierlo.
“Nel documentario si vede un letto con il buco al centro per far cadere le urine e gli escrementi. Lì sopra abbiamo trovato un uomo nudo, legato non con delle cinghie ma con delle corde. Quel letto era tutto arrugginito per le decine di persone che negli anni ci erano state legale sopra”, racconta Marino, che a proposito delle proroghe infinite ha detto: “Siamo rimasti sconvolti quando abbiamo trovato i moduli prestampati e fotocopiati in cui la proroga consisteva nel mettere la data nuova, senza nessuna certificazione reale delle condizioni per cui si stabilisce la proroga”. Tra le evidenze accertate dalla commissione anche il fatto che spesso in questi istituti mancano gli psichiatri ancora prima che delle cure per la malattia mentale: “Abbiamo trovato una tale condizione di solitudine e abbandono che è la negazione stessa della cura - ha dichiarato Daniele Bosone, relatore di minoranza dell’inchiesta - è indispensabile che l’aspetto sanitario prevalga su quello carcerario e si arrivi alla chiusura degli Opg”

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