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mercoledì 30 marzo 2011

Giustizia: legge sulle detenute madri; i commenti di associazioni e degli esponenti politici



Dire, 30 marzo 2011

Associazione Detenuto Ignoto: in carcere bambini continueranno a starci

“Nel corso dell’illustrazione del disegno di legge sulle detenute madri in discussione al Senato, la sottosegretaria Alberti Casellati ha descritto una legge che non corrisponde alla realtà e i bambini continueranno a stare in carcere”.
Lo ha detto Irene Testa, segretaria dell’Associazione Il Detenuto Ignoto. “Lascia poi addirittura sgomenti - continua - l’affermazione della Sottosegretaria che ritiene che anche sulla possibilità per le madri detenute di poter accompagnare i bambini in ospedale si è deciso e preferito di lasciare che sia il giudice a stabilirne le modalità. Suona davvero strano che dal partito del Cavaliere si riponga a fasi alterne tanta fiducia nell’operato dei giudici”.

Antigone: troppa cautela, si poteva fare meglio
Il Senato approva il disegno di legge che consente alle detenute incinte o con figli fino a sei anni di non rimanere chiuse in cella con i loro figli, a meno di particolari esigenze cautelari di “eccezionale rilevanza”, ma di poter essere ospitate da strutture apposite come gli Icam (istituti a custodia attenuata).
“Il provvedimento appena approvato definitivamente dal Parlamento, per una serie di cautele introdotte sulle norme originarie è stato però molto depotenziato”. Commenta così Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei detenuti. “La buona volontà del legislatore - aggiunge Gonnella - rischia, per troppa cautela, di non incidere in alcun modo sulla situazione attuale nelle carceri”.
Su 22 istituti penitenziari, sono 43 i bambini al di sotto dei tre anni che si trovano in carcere con le madri detenute, 42 madri di cui solo una decina italiane e la maggior parte extracomunitarie. I dati si riferiscono al 31 dicembre 2010, ma nel frattempo però San Vittore sono arrivati altri due bambini. Inoltre nel computo vanno aggiunte altre quattro donne in stato di gravidanza. Sui 22 istituti il più affollato di bambini è il carcere romano di Rebibbia (14 piccoli), seguito da Milano San Vittore (9) e da Torino - Lorusso e Cotugno (6).

Radicali: ddl detenute madri? legge inutile e pericolosa
C’era bisogno di una legge per tradurre l’affermazione del ministro Alfano “mai più bambini in carcere”? Sì, se era per istituire delle case famiglia protette, cosa che non viene fatta nella legge approvata stamani dal Senato, che invece dà una delega in bianco al Governo su come, se e quando queste verranno realizzate”. Lo dicono i senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca, e Irene Testa, segretaria dell’associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”.
“La legge conferma invece che gli Icam, istituti per la custodia attenuata delle madri detenute con i loro figli fino a tre anni, restano nell’amministrazione penitenziaria - continua la nota - La legge approvata oggi alza l’età dei bambini che potranno stare con la madre, reclusi, fino a sei anni. Inoltre non si afferma il diritto di assistenza e cura dei bambini ricoverati. Una legge nella migliore delle ipotesi inutile e manifesto, nella peggiore pericolosa, che può perfino aumentare i bambini in carcere alzando l’età. Una legge che alla Camera dei deputati aveva visto l’astensione dei soli Radicali, e che al Senato grazie alla convinta opposizione della senatrice Della Monica, condivisa dal gruppo ha visto l’astensione del Pd. Una astensione che per quanto ci riguarda come da regolamento del Senato deve intendersi come voto contrario ad una legge manifesto che rischia di entrare in vigore nel 2014”.

Carloni (Pd): per le detenute madri una legge a metà

“Una legge a metà. Con l’approvazione della legge per la tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori, approvata oggi al Senato, ci troviamo ancora una volta di fronte ad un provvedimento più di facciata, come già avvenuto per lo svuota carceri, che di sostanza. Un piccolo passo per liberare i bambini costretti dietro le sbarre e per garantire loro un concreto rapporto continuativo con i genitori, innanzitutto con la madre”. Lo afferma la senatrice Anna Maria Carloni, prima firmataria del disegno di legge del Pd sulla tutela delle detenute madri con figli minori.
“Nelle carceri del nostro Paese - spiega la senatrice - c’è una popolazione di detenute di 2.500 donne, il 3% della popolazione detenuta, le madri detenute con figli al di sotto dei tre anni sono circa 60. Quindi si tratta di piccoli numeri ma di una legge significativa per misurare il grado di civiltà del nostro Paese. Pur tuttavia, come abbiamo voluto segnalare con i nostri emendamenti, c’è il rischio concreto che molte norme rimangano inapplicate, in particolare quelle riguardanti l’istituzione delle case famiglia e degli istituti di custodia attenuata, lasciate a provvedimenti successivi o alla realizzazione del Piano carceri tanto propagandato dal governo ma di cui ancora non se ne vede traccia”.
“A differenza del nostro gruppo alla Camera - spiega la senatrice Carloni - abbiamo deciso di astenerci di fronte all’ostinazione del relatore di maggioranza e del governo di non accogliere nessuno degli emendamenti migliorativi presentati dal Pd e dalle opposizioni. Sarà quindi necessario - continua - vigilare sugli effetti collaterali e paradossali che potrebbe sortire dalle nuove norme. L’ elevamento dell’età da tre a sei anni dei minori coinvolti può portare, infatti, in assenza di strutture alternative al carcere, alla detenzione dei bambini fino a sei anni di età. E sulle mamme straniere, che sono la quasi totalità, continuerà a pendere la spada di Damocle della Bossi - Fini che prevede il decreto di espulsione immediato alla fine della detenzione e della pena senza nessuna considerazione per il percorso del bambino”.
Conclude la nota: “Ciò che giudichiamo positiva - conclude Anna Maria Carloni - è una forte condivisione sulla necessità di superare l’orrore della detenzione dei bambini che la discussione e il confronto in dell’Aula hanno fatto emergere”.
Serafini (Pd): un’occasione mancata
“Il provvedimento approvato oggi non ha risolto alcune delle grandi questioni sollevate dal dibattito in questi anni, in quanto non garantisce una reale tutela dei diritti di quei bambini che, del tutto innocenti, si trovano a scontare una pena in carcere accanto alle proprie mamme”. Così la senatrice Anna Serafini, responsabile infanzia e adolescenza Pd, commenta il voto di oggi al Senato sulla legge che tutela le detenute madri e i figli minori. “Questa legge, invocata come urgente, rischia infatti di essere un contenitore vuoto”, sostiene la senatrice, che aggiunge: “Poteva essere migliorata in molti punti, ma i nostri emendamenti sono stati ignorati in quanto l’elemento della sicurezza ha finito per prevalere sulle esigenze educative del minore. L’istituzione delle case famiglia è stata lasciata nel vago, senza indicazioni operative e senza copertura finanziaria.
Per cui, malgrado le migliori intenzioni, si continueranno a tenere in carcere i bambini più piccoli. Non viene garantita la continuità della relazione madre bambino in particolare quando le persone minori di età stanno male e quindi ne hanno maggiormente bisogno”. “Serviva un provvedimento illuminato - conclude la senatrice Serafini - che stabilisse un rapporto equilibrato tra certezza della pena, diritti delle madri e interesse superiore delle persone minori di età, ma è stata un’occasione mancata”.

Della Monica (Pd): serviva una legge vera, non un manifesto

“Serviva un provvedimento che rendesse più umana la legislazione penale nel nostro Paese, soprattutto dal punto di vista dei diritti dei minori reclusi incolpevolmente in carcere, figli di madri finite, ma la maggioranza non ha scelto di fare una legge manifesto”. Lo afferma la senatrice Silvia Della Monica, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervenendo in aula in dichiarazione di voto sul ddl.
“Se per un adulto la detenzione può essere un trauma - aggiunge - immaginiamo quello che rappresenta per un bimbo. Ma il testo approvato dal Senato rischia che la legge, da tante parti invocata come urgente, finisca per non cambiare quasi nulla e si riduca quindi ad una sorta di legge - annuncio, di legge - manifesto. Queste sono le ragioni per cui è essenziale che la nuova legge introducesse equilibrati e credibili nuovi elementi di disciplina. Innanzitutto serviva che l’espiazione della pena e la detenzione della madre con bambino non avvenga in carcere. Il testo votato non garantisce questo. In conseguenza vanno create ulteriori strutture a custodia attenuata e case famiglia, malgrado le migliori intenzioni infatti, si cancerizzano i minori fino a 6 anni”.
“Inoltre - sottolinea - in caso di invio al pronto soccorso, di visite specialistiche, di ricovero ospedaliero di un bambino recluso con la madre, deve essere consentito alla madre di accompagnarlo e assisterlo per tutta la durata del ricovero. Occorreva infine eliminare l’automaticità dell’espulsione della madre straniera e del suo bambino a fine pena, dando la possibilità al giudice di valutare caso per caso il percorso compiuto durante la detenzione, che può consentire il rilascio del permesso di soggiorno”.
“Solo in questi modi - conclude Della Monica - si sarebbe realizzata una legge giusta, positiva che permettesse davvero di raggiungere l’obiettivo che nessun bambino varchi più la soglia di un carcere, come tutti senza alcuna distinzione dovrebbero volere. Ma le nostre proposte migliorative sono state ignorate. Per questo il nostro voto è stato di astensione. Non possiamo in questa materia accettare una legge manifesto, una legge che non risolve i problemi”.

Baio (Api): fuori i bambini innocenti
“Finalmente una legge che tende una mano verso i bambini innocenti costretti a scontare la pena delle loro madri senza averne colpa”. Lo dichiara la senatrice dell’Api Emanuela Baio. “Una legge che innova le norme oggi in vigore, favorendo il rapporto continuativo e positivo tra genitori detenuti e figli.
Sono tre le principali novità del testo licenziato oggi: l’innalzamento da 3 a 6 anni dell’età del bambino che non sarà più costretto a separarsi prematuramente dalla madre, fatto che ne amplificherebbe ingiustamente la sofferenza e rischierebbe di compromettere il suo sviluppo; l’istituzione delle Icam, Istituti di custodia attenuata, che sono la risposta positiva per un sereno svolgimento del rapporto tra madri detenute e figli, una soluzione che fino ad oggi è stata attuata a Milano ma che ora, grazie a questa legge potrà essere applicata in diverse realtà; la creazione di case famiglia protette per consentire alle donne, soprattutto straniere, che non hanno un’abitazione, di poter scontare la detenzione domiciliare”.
Baio sottolinea che “certo ci sono alcune lacune, come l’entrata in vigore nel 2014, anche se fortunatamente l’attuale numero delle detenute madri è esiguo. Inoltre all’articolo 2, comma 1, del ddl si parla di visita del genitore e non di assistenza, quando per esempio il bambino è ammalato anche gravemente. Il testo approvato oggi è innovativo e positivo e nei prossimi mesi ci impegneremo con forza e decisione proponendo interventi correttivi al testo al fine di garantire non solo la visita ma anche l’assistenza dei genitori per i bambini gravemente ammalati”. Conclude la senatrice: “Ci auguriamo che la disponibilità a queste modifiche, espressa sia della relatrice che della maggioranza sia confermata nei fatti. Noi vigileremo affinché si possa continuare a vivere senza fare del male agli innocenti. Da oggi i bambini che hanno i genitori detenuti potranno continuare a sognare”.

Carfagna: finalmente fuori i bambini innocenti

“L’idea stessa che dei bambini, per definizione innocenti, fossero costretti a crescere dentro ad un carcere era inaccettabile”. Così il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta l’approvazione in Senato del ddl sulle detenute madri. “Finalmente, dopo anni di discussioni, grazie alla maggioranza e al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, abbiamo divelto le sbarre e garantito ai quasi 50 bambini reclusi oggi e ai figli di madri detenute di domani, di poter cominciare la loro vita alla pari con gli altri”, conclude.

Brattoli: serve specifico ordinamento penitenziario minorile
“In futuro ci batteremo per l’introduzione di un ordinamento penitenziario minorile specifico, mirato sulle esigenze dei minori”. Così il capo dipartimento della giustizia minorile Bruno Brattoli, in occasione del convegno organizzato a Roma dalla Uil Pa Penitenziari dal titolo “Carceri: riflessioni (preoccupate) sul sistema carceri in Italia”.
“Tuttavia - continua Brattoli - il sistema carcerario minorile ha più luci che ombre”. Le luci riguardano il fatto che “gestiamo 44mila denunce l’anno - aggiunge Brattoli - con 20mila ragazzi che entrano nel circuito penale e 480 giovani detenuti in 18 istituti penitenziari per minori”. Le ombre, invece, sono costituite sia dalla “carenza di educatori e assistenti sociali - conclude Brattoli - sia dal fatto che, al momento, siamo sotto organico rispetto al numero necessario di agenti di polizia penitenziaria minorile specializzata”.

Gallone (Pdl): agire al più presto per risolvere i disagi nei penitenziari sovraffollati
In Italia sono 2.995 le detenute, 42 sono le detenute madri e 55 i bambini detenuti assieme alle madri. Sono tutti figli di immigrate, in particolare di nazionalità rom, risultato dell’incidenza sempre maggiore del fenomeno immigratorio e dei cambiamenti da esso prodotti nella società italiana, diventata sempre più multietnica. “È inaccettabile, per un Paese civile, che siano lesi i diritti delle donne e soprattutto dei bambini - dichiara la senatrice Alessandra Gallone, relatrice del ddl 2568 sul rapporto detenute madri e figli minori - . E quella che quotidianamente vivono, nel nostro Paese, le mamme detenute e dei loro figli è una condizione in totale contrasto con la nostra Costituzione.
Per questo è necessario quanto prima attivarsi perché non ci siano mai più sbarre, divise e tintinnii di chiavi per i figli delle detenute madri”. “Il provvedimento approvato oggi al Senato - afferma la senatrice Gallone - cerca di rafforzare le tutele inalienabili dovute ai figli minori di queste donne. Migliorando l’applicazione della legge già in vigore, con il provvedimento assicuriamo finalmente ai bambini di crescere, nonostante la loro particolare e non felice condizione, in strutture adeguate e non più dietro le sbarre come detenuti, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza a cui sono sottoposte le loro madri. Certo, ora più che mai è importante accelerare la realizzazione delle strutture attenuate di detenzione e risolvere i disagi dei penitenziari sovraffollati”.
“Nello specifico - conclude la senatrice Alessandra Gallone - con questo provvedimento la madre detenuta potrà scontare gli arresti domiciliari presso una casa famiglia protetta o in un istituto a custodia attenuata per detenute madri (come l’Icam di Milano), sempre che le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano, e il bambino potrà rimanere con la mamma detenuta fino ai sei anni d’età (e non più fino a tre anni come previsto dalla normativa vigente). In più, la madre detenuta potrà visitare, in caso di malattia o nel caso più estremo di ricovero ospedaliero, il proprio bambino secondo i tempi e le modalità dei permessi decisi dal giudice. In questo modo non si preclude la vicinanza ai figli ammalati, né si tralasciano le esigenze di vigilanza del sistema penitenziario”.

Carlino (Idv): un primo passo, ma serve fare di più

“Il ddl sulle detenute madri è un primo passo in avanti verso la piena attuazione del principio che assicura ad ogni minore il diritto ad una relazione familiare e, a maggior ragione, a non essere recluso per fatti commessi dai propri genitori”. Lo ha detto la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell’Italia dei valori in commissione bicamerale per l’Infanzia, annunciando in Aula il voto favorevole al provvedimento da parte del suo partito. “Ma, al di là di questa doverosa legge - ha proseguito - oggi serve un intervento più globale e soprattutto più strutturale da parte del governo. È importante che siano finalmente colmate, con urgenza, le dotazioni organiche delle strutture penitenziarie e creati da subito ulteriori Istituti a custodia attenuata di cui l’Icam di Milano è un ottimo esempio”.
“Provvedimenti di questa rilevanza - sottolinea - non devono restare semplici dichiarazioni d’intenti, occorrono risorse finanziarie idonee. Senza fondi è difficile che si riesca a salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori e che l’edilizia penitenziaria non si esaurisca in futuribili e faraonici piani di nuove costruzioni”. “Infine, è importante che le nuove regole, che disciplinano il diritto di visita al minore infermo da parte della madre detenuta o imputata o del padre, vengano interpretate senza rigidità ed attuate in modo tale da non consentire solo sporadiche visite ma, specialmente nei casi in cui il minore versi in gravi condizioni, sia concesso, con provvedimento urgente, il permesso, per assistere il figlio malato, tenendo conto della durata del ricovero ed estendendolo per tutto il decorso della patologia”. “Solo con queste premesse - ha concluso Carlino - si potrà dire che la legge avrà effettivamente conseguito risultati importanti”.
Rauti: legge su detenute madri è passo importante
“L’approvazione al Senato del disegno di legge sulle detenute madri è un passo significativo per migliorare la qualità della vita delle mamme recluse e dei loro bambini”. È quanto dichiara la consigliera regionale del Pdl e membro dell’ufficio di presidenza, Isabella Rauti.
“Una delle novità introdotte dal ddl - continua Rauti - consiste nel fatto che le madri di bambini fino a sei anni non dovranno più stare in carcere in quanto ne potrà essere disposto il soggiorno in istituti di custodia attenuata per madri detenute (Icam). Per quanto riguarda il Lazio, la Giunta regionale dopo aver trovato le risorse necessarie, sta predisponendo i relativi protocolli per la realizzazione di uno o più istituti Icam sul modello dell’unico attualmente esistente a Milano, pensato per offrire ai figli delle detenute un’infanzia di relativa normalità”.
“Il provvedimento - conclude Rauti - rientra nella prospettiva delle misure alternative al carcere che in futuro dovranno essere ricercate anche con maggiori investimenti in campo educativo e trattamentale all’interno dei penitenziari per poter creare le premesse di un completo reinserimento nella società civile”.

1 commento:

uniroma.tv ha detto...

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