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venerdì 11 marzo 2011

Famiglie dentro. Garantismo a targhe alterne.


Detenute madri. E in carcere aumenteranno i bambini

Da Il Riformista dell’11 marzo 2011,

di Angela Gennaro

“Non ci saranno più bambini in carcere”, aveva promesso Alfano. “Così deve essere”, gli fa eco Maria Alessandra Gallone, relatrice del disegno di legge sulle detenute-madri al Senato. Ma l’impostazione garantista della maggioranza viene smentita dalle associazioni che si occupano di madri, carceri e bambini, per le quali il testo è un “contenitore vuoto”, le cui “poche novità” costituirebbero invece un vero “giro di vite”. L’innalzamento dell’età dei figli che possono stare con le detenute (da tre a sei anni), porterà, infatti, ad un aumento del numero dei bambini negli istituti penitenziari. Lo conferma la stessa senatrice Pdl: “Strappare un figlio di tre anni a una madre è atroce, sia per la donna che per il bambino”.Il provvedimento doveva vedere la luce a dieci anni dal testo che aveva innovato la materia (la “legge Finocchiaro”, la 40 dell’8 marzo 2001). La maggioranza voleva portarlo a casa nel giorno della festa della donna come risultato dal “valore simbolico”. “Dato che era stato licenziato dalla Camera all’unanimità, con la sola astensione dei radicali, abbiamo ritenuto che tutti i problemi fossero già stati affrontati. Qualcosa non ha funzionato”, commenta la Gallone. Si ritorna in commissione, dunque, per riparlarne tra 15 giorni. “E farò in modo che non si perda nei meandri del Senato”, assicura la senatrice.

Certo, il testo prevede che le mamme con bimbi fino a sei anni, se imputate, potranno essere sottoposte a custodia cautelare non in carcere ma in istituti a “custodia attenuata”, proprio per evitare un’infanzia dietro alle sbarre. Il problema è che in Italia, ad oggi, esiste solo un Icam, quello di Milano. “Ed è strapieno”, chiosa Irene Testa, segretaria associazione “Il detenuto ignoto”.

Non solo: come già nella legge Finocchiaro, per richiedere la “custodia attenuata” o i domiciliari queste madri devono avere già scontato un terzo della pena (15 anni in caso di ergastolo). E la decisione spetta al giudice: il carcere resta, infatti, in caso di “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza”. “Il legislatore non può entrare in questo tipo di decisioni: è il magistrato a conoscere il caso”, spiega la Gallone.

E’ “una legge di compromesso al ribasso che il Pd ha fatto con la maggioranza, Lega in testa”, tuona la radicale Rita Bernardini. “Pensare che si parla di numeri piccoli, per i quali altre soluzioni sarebbero assolutamente percorribili”, aggiunge. 58 sono le madri detenute con figli nelle carceri italiane: 13 solo a Rebibbia a Roma, di cui 12 di etnia rom e un’immigrata extracomunitaria.

Lia Sacerdote, presidente dell’associazione “Bambini senza sbarre” di Milano, ha trascorso l’8 marzo tra il carcere di Opera, quello di San Vittore e quello di Bollate. “Soprattutto a San Vittore e all’Icam il problema è la misura cautelare. Il ritorno in commissione è una buona notizia”. Gli Icam, a parte quello di Milano, non ci sono o sono in ristrutturazione, e secondo il ddl dovrebbero arrivare entro il 2014. “Si fa riferimento ai tempi di ristrutturazione complessiva del sistema carcerario”, spiega la Gallone. “Questione di serietà. Nulla vieta poi di applicare le modifiche man mano che il sistema va a regime”. Anche Ornella Favero, direttore del Centro Studi Ristretti Orizzonti, ha passato l’8 marzo in un carcere, quello della Giudecca di Venezia. “Queste madri sono nella maggior parte dei casi rom o straniere dell’est Europa. E il margine delle “esigenze cautelari” di particolare gravità c’è sempre: vivono in condizioni di emarginazione”, spiega dall’associazione Francesco Morelli. Né in questi casi l’ipotesi dei domiciliari sembra evidentemente percorribile. “Non si fidano a lasciarle fuori, tutto qui”.

“Si difende l’interesse della Lega e alla sua impronta securitaria”, chiosa Rita Bernardini. Accusa rimandata al mittente dalla Gallone. Il testo è invece un “tassello in più” alla luce dei cambiamenti della società, “non con la pretesa di risolvere immediatamente un problema enorme, ma di cominciare a lavorare in maniera celere”.

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