L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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martedì 8 marzo 2011

"DIETRO LE QUINTE DEL GRANDE SPOT"




da Gli Altri di Valentina Ascione

Sembra un film già visto. Quando, ad esempio, abbiamo assistito al parto di quel topolino chiamato legge “svuota-carceri”. Al valzer, ridondante, di comunicati stampa, dichiarazioni e buone intenzioni. Al battage pubblicitario: quel gran baccano che, accompagnandone il varo, spesso maschera la reale utilità di provvedimenti annunciati come salvifici. Lo slogan “Mai più bambini in carcere” è volato per mesi di bocca in bocca, di microfono in microfono, tra governo, maggioranza e opposizione. L’obiettivo, comune e  nobile, era di porre fine alla detenzione di piccoli innocenti al seguito delle proprie madri.  Una follia che ancora oggi vede cinquanta e più bambini trascorrere le proprie giornate dietro le sbarre, lontani dai giochi e da tutte quelle esperienze che dovrebbero non solo accompagnare, ma favorirne la crescita. La normativa attuale risparmia il carcere solo a quelle donne con figli di età inferiore a tre anni. La proposta di legge approvata nei giorni scorsi alla Camera e in attesa del via libera definitivo dal Senato, innalza fino a sei anni questo limite di età. Una modifica che però rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Il testo, infatti, non scioglie il nodo delle numerose detenute madri recidive, in attesa di giudizio o condannate in via definitiva, magari per crimini legati alla droga e alla prostituzione. Con tutta probabilità i loro bambini resteranno reclusi negli istituti di pena, perché il pericolo di fuga o di reiterazione del reato non consente a questa tipologia di detenute di scontare la custodia cautelare o la pena in un istituto a custodia attenuata (gli ICAM). Nel loro caso, quindi, l’innalzamento del tetto d’età a sei anni potrebbe comportare sia l’aumento dei bambini costretti in cella, che la durata della loro permanenza. Un vero e proprio paradosso. Inoltre, anche in presenza di tutti i requisiti richiesti, fino al 2014 sarà possibile accedere  alle misure alternative solo nei limiti dei posti disponibili: un limite piuttosto restrittivo, visto che di ICAM al momento ce n’è solo uno, a Milano e non sono previste risorse per stanziarne di nuovi. Il testo è stato approvato all’unanimità, con l’eccezione dei Radicali che, pur essendo stati tra i primi a promuovere una legge a tutela del rapporto tra madri detenute e figli, ne hanno preso le distanze per via della copertura finanziaria insufficiente. Le soddisfazione è diffusa per la ritrovata unità politica su un tema così delicato. E il clima che si respira in vista del voto al Senato è di grande ottimismo. Un’euforia che però, se questo testo diventerà legge, è destinata a infrangersi contro il muro delle cifre. Che non fanno sconti a nessuno, specialmente a chi vuol fare le nozze con i fichi secchi e a suon di spot.

04 Marzo 2011

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